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Lì, seduti in giardino in una sera d’estate
ti parlano di una vecchia amica che sta per tornare.
“Ha il cuore spezzato” ti sussurrano piano,
ma sento il tuo rimpianto che sale:
“la mia corte doveva accettare”.
Resto in silenzio, non sento l’allarme.
Penso “è passato, per lui è irrilevante”.
Non chiedo, dimentico, non è importante.
Continuo il mio viaggio con te al mio fianco.
Ma ecco che appare l’amica lontana,
in un’altra serata, con altri amici, in un altro giardino.
“Guarda chi c’è!”
“Che bello vederti”
“Com’è andata la vita?”
Ancora una volta mi dico: ‘Fa niente. Domande di rito, è con me che lui vive il presente’.
“Lasciami il numero, restiamo in contatto” chiede lei prima di andare.
“Certo! Scrivi, squillami. Ecco, salvato!”
Un po’ mi fa male, ma dico 'Non poteva far altro'.
Questa volta, al ritorno, un po’ indago:
“Felice della sorpresa che ti hanno fatto?”
Sorridi, fai finta di niente,
mi dici “Gelosa”, sei lusingato.
Ed ecco che arriva la bugia che il mio cuore non vuole ascoltare:
“Non ci eravamo neanche simpatici quando, da ragazzi, in gruppo uscivamo”.
Resto in silenzio, continui a guidare,
mi fido, dimentico, continuo a viaggiare.
Due mesi, volati da allora,
continua la vita: lavoro, serate, weekend. Tutto normale.
Qualche litigio, si, ma mai nulla da farmi pensare
che quel numero non fosse solo un +1 nel tuo cellulare.
È finita così, di colpo, per poche parole: figli, futuro…
e che ci vuoi fare, sono una donna che voleva sognare.
Tutto è cambiato, tu sei sparito.
Ti ho detto “Fa male”.
Hai risposto “È normale. Passerà, devi solo aspettare”.
Tu invece no: sapevi già dove andare.