Una strada di Istanbul

scritto da Frato
Scritto 2 mesi fa • Pubblicato 2 mesi fa • Revisionato 2 mesi fa
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Testo: Una strada di Istanbul
di Frato

Inizia in piazza Taksim, quella dove c’è il monumento al grande Ataturk, per arrivare fino al Tunel. Sto riferendomi, ovviamente, alla Istiklal Caddersi,,  o  via  della  libertà., in Istanbul (apriamo una parentesi: la   ‘c’ si legge come la nostra ‘g’ di giallo, mentre la ‘g’ stessa non si pronuncia e viene data grande enfasi alla ‘h’, che si aspira molto. ma questo è irrilevante e non voglio certo mettermi nei guai con la difficilissima lingua turca)

Al principio della via c’è un enorme grill, sulla sinistra, dove vengono arrostiti dei gustosissimi polli e quaglie allo spiedo. Un po’ più avanti c’è il mio amico barbone, che neppure sa della mia esistenza; avvolto com’è da quel   druso cappotto, ridotto ormai a brandelli. Gli lascio una bella sommetta sarà felice, quando si sveglia, se   non gliel’avranno già rubata!

Ma attenzione; scansiamoci dalle rotaie, su cui circola   il vecchio, rosso, tram.

Credo che, su dieci cartoline di   Istanbul che peschiamo a caso, almeno nove rappresentino, con varie. sfumature, il tram. Ormai è un simbolo della città.

Dentro, tutto sa d’antico, dai sedili marrone scuro, rotondi e di noce, forse; ai poggiaschiena, dello stesso materiale. Va poco più veloce che a paso d’uomo, se ci si corre leggermente a   fianco, si rischia di superarlo. Sembra una cabina arredata in stile marinaresco.

Proseguendo non possiamo non imbatterci nel mio sacro rifugio, nelle lunghe e noiose ore ‘buche’: la grande e ben fornita libreria.

Un po’ più avanti, sulla sinistra e ripidissima, troviamo la Tom-Tom sokak. E’ la via che costeggia, sulla destra, il bellissimo Consolato, con i suoi magnifici pini e i vialetti ben curati ricoperti da una ghiaia bianchissima. Più avanti c’è la Scuola Italiana di Istanbul: il più grande complesso mai visto!

Ma   torniamo sulla Istklal. C’è un paracarro, su cui sedeva il mio piccolo figlioletto, quando mi aspettava. Prendevamo un gelato dalla macchina erogatrice e poi…via con lui in braccio, di corsa verso casa.

E arriviamo, finalmente al termine della via, al Tunel.

Qui c’è un gabbiotto con un omino dentro, che vende i biglietti della   metropolitana su gomma, che, in breve, si inabissa, per sbucare, dopo un breve tratto, al sole del Bosforo.

Come si salivano quei pochi scalini, si incontrava il banchetto: vendeva   delle prugne verdissime, bisognava mangiarle con del sale, proprio come si fa con la tequila.

Poi, attraversata la piazza, i pescatori del Bosforo; che puliscono direttamente il pesce sul posto, con  prevedibile  felicità dei  gabbiani.

 

 

 

Una strada di Istanbul testo di Frato
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