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La strada luccica di bugie,
mormora canzoni che conosco a metà.
Ricordo il ritornello,
ma il titolo si è perso tra i lampioni.
Scrivo poesie sul telefono,
le cancello all’alba
per non lasciarle in eredità
al mio io futuro.
Le farfalle, appese a mezz’aria,
dondolano piano.
C’è poco vento stanotte.
Due gatti giovani
provano la vita come fosse teatro.
Sono cresciuto a vinili graffiati,
nastri ingarbugliati,
batterie esauste
che suonavano ancora.
Un graffito anonimo
chiede attenzione
come un urlo silenzioso sul cemento.
Passa la polizia lampeggiante,
riflessa su una finestra
aperta alla malinconia.
Mi dicevi:
«Tu eri qui».
Mi dicevi:
«Appartenevi alla strada».
Ma ora non chiamarmi più.
La mia solitudine
ha trovato un altro nome.