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Il Piccolo Manager: Un'Agenda Più Piena Della Mia
Guardo il nipote della mia migliore amica, chiamiamolo AMEDEO per preservarne la privacy, sei anni, fagotto di energia con le scarpe slacciate. Mentre cerco di decifrare se quel disegno è un cane o un'autostrada sopraelevata, rifletto. Questo esserino, che ancora non sa allacciarsi le scarpe, ha una rete sociale e un calendario degni di un CEO in trasferta.
La sua giornata tipo? Un susseguirsi di appuntamenti:
Mattina: Risveglio con i "genitori-attori" (primo pubblico). Colazione sotto l'occhio vigile della "nutrizionista nonna" ("Un altro biscotto? No, dai, fa male... prendine due"). Poi, trasferta con la "logistica mamma" verso il campus principale: la scuola.
A Scuola: Non ha un insegnante. Ha un team. La maestra titolare (Project Manager), l'insegnante di sostegno (Specialista in Risoluzione Crisi), l'educatrice (Facilitatrice Relazionale), l'insegnante di motoria (Personal Trainer), quella di inglese (Tutor per la Globalizzazione). In mensa, il personale ATA come food design ("Non mi piace il colore di questa pasta!").
Pomeriggio: Il dopo-scuola è un carosello di specialisti.
Lunedì: logopedista (per la "R" che diventa "L", trasformandolo in un tenero pirata).
Martedì: psicomotricista (dove impara a cadere in modo creativo).
Mercoledì: terapista (per elaborare il trauma di aver perso la figurina dell'Pokémon).
Giovedì: nuoto (allenatore che grida "Braccia! Gambe!" come fosse un marine).
Venerdì: psicologa (perché anche lui, a sei anni, ha bisogno di sfogarsi sul fatto che il giovedì c'è nuoto e non ci vuole andare).
Fine settimana: Subentra la divisione "Tempo Libero & Intrattenimento": zii (fornitori di gadget e zucchero), nonni (centri di approvvigionamento illimitato di coccole e merende proibite), compagni di squadra (alleati/rivali), baby-sitter (sostitute temporanee con regole più che discutibili).
E poi ci sono le figure mitiche, quelle di cui sente parlare ma che non ha ancora incontrato: il sessuologo (per quando scoprirà che le bimbe non hanno solo le trecce, ma anche un misterioso potere di cui tutti parlano a bassa voce), il pediatra (il mago buono che fa sparire il mal di pancia e prescrive le caramelle per la gola), il dentista (il mago cattivo con il trapano).
La riflessione ironica è questa: noi adulti ci lamentiamo delle riunioni, delle mail, dei consulenti. Lui, a sei anni, vive in una perenne conferenza multi-disciplinare su se stesso. Ogni adulto nella sua vita è un esperto che monitora, corregge, potenzia, analizza o vizia una parte di lui.
E il bello? Che in mezzo a questo summit permanente di figure educative e sanitarie, la cosa che lo fa felice davvero è quando qualcuno, uno qualsiasi di noi, si mette per terra e gioca con lui. Senza obiettivi didattici, senza schede di valutazione, senza osservare se impugna bene la matita. Solo per ridere.
Forse, nella sua agenda super-pianificata, dovremmo tutti prenotarci, ogni tanto, come "specialisti in risate gratuite e stupori inutili". L'unico ruolo per cui non serve una laurea, ma solo la voglia di guardare il mondo con le sue stesse scarpe... ovviamente slacciate.