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I.
Giallo sull’iride
tra prismi di brina
insorta luce
Nel verde stanco dei prati, tra fili d’erba prostrati, spunta tra coperte di brina, il fiore stellato del gelsomino d’inverno. Piccolo flash permanente, quasi accasciato, ha l’intensità di una stella caduta per errore nel giardino spogliato dal gelo e ti coglie impreparato quando affrontando la sferzata del vento, esci dalle tue quattro mura riscaldate.
L’iride lo accoglie con sorpresa, quasi farfuglia l’occhio vedendo tutto quel giallo scomposto invadere un pezzo di prato, lambire il fosso ghiacciato, appoggiarsi al giallo pallido e incolore di un Calicantus ancora in attesa di svegliarsi dal torpore.
La bocca mima stupore e s’apre un sorriso d’inverno. È il sorriso più bello, si muove teneramente tra le labbra, non mostra sfacciato i denti, è palpito lieve di vita rappresa che s’appresta a sfiorare un anticipo di primavera.
E allora t’accorgi che la notte non è più così lunga, che il giorno aumenta il suo tempo, che il sole diventa pigro nel pomeriggio inoltrato, rallenta il suo scomparire nell’altro lato.
T’accorgi di questo rigurgito d’Eden, che il luogo ancestrale non è solo realtà apparente, che in questo mondo che sembra morire, i moribondi sono solo i ciechi e i sordi che non vogliono più vedere né sentire la cruda bellezza della realtà, volendo solo apparire.
T’apre questo giallo impertinente la bocca, t’apre la mente a ricordare la bellezza, t’apre all’insensata voglia di celebrare, tra zombi viventi, un nuovo inizio d’uomo.
E lo guardo questo fiore e m’accorgo che copre le nudità esposte dagli inverni, mentre noi proviamo la nostra abituale vergogna nel ritrovare, nude ed esposte, tutte le nostre malefatte umanitarie e non sappiamo più come nasconderle alla vista. Così ci siamo auto-abilitati nel tempo a sopravvivere di sole sviste.
Ci sono fra noi dei gelsomini d’inverno, ma son ancora più impertinenti: non vogliono più coprire nulla, vogliono solo mostrarci la via della luce, che forse ancora siamo in tempo, forse c’è rimasto ancora un impercettibile momento, per salvarci, per estirpare le pietre dal cuore e piantarvi un nuovo seme.
Sceglietelo voi il vostro fiore.
Emanuela.