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Ci vuole molto poco (prendendo l’aliscafo) ad attraversare una parte del mar di Marmara, per andare all’isola dei Principi. Forse dovrei dire ‘L isole dei Principi, o ‘l’arcipelago ’dei Principi (dato che sono un certo numero); ma sembra un po’ pretenzioso, come nome, e preferisco chiamarla ’isola dei Principi’.
Tempo fa mi capitò di trovarmi nella piazzetta di Capri: mi sembrava di essere entrato in una boutique nel centro di Milano e mi sentivo un po’ a disagio: le migliori marche, vetrine lucidissime e piene di brillanti…
Non così la piazzetta dove attracca l’aliscafo o il battello all’isola dei Principi: piccola e anch’essa stracolma di gente chiassose, bottegucce dove si vendono paccottiiglie, ristorantini e mille colori.
Bisogna sapere (ma salta subito all’occhio: o, forse, sarebbe più giusto dire ’al naso’) che, su quest’isola, ogni motore è proibito. Perciò si.va a piedi, in bici, o, come nel nostro caso, in carrozza.
Chiamarle ‘carrozze’ ò un po’ una concessione; ma c’è, forse, qualcuno che ce lo vieta? Oltre una copertura, in alto, -forse per la pioggia o per il sole- sono aperte ai lati. E’ un carretto, più che una carrozza.
Proseguendo per la strada, ben asfaltata, si possono ammirare, a lato, delle belle villette, per i facoltosi di Istanbul. Di tanto in tanto, si possono osservare delle stradine in terra battuta, che scendono ripidissime lungo la collina, verso il mare. Bisogna dire che coloro che osano fare il bagno nel mar di Marmara, sono, quantomeno, degli eroi, ai miei occhi. Sono certo che si ritirano all’asciutto con ogni genere di malattia della pelle, alcune delle quali, di certo, croniche.
E, finalmente, a un passo mai troppo allegro, arriviamo al capolinea. Qui una rotonda (dove i cavalli si accodano, uno dietro l’altro e mangiano, infine, la sospirata biada).
Alfine, siamo diretti verso il nostro ristorante; dove ci aspettano le amate kofte (sono delle polpette un po’ piccanti, ma buonissime). Senza dimenticare il buon, fresco, vino; che non deve contenere troppi solfiti, visto il mal di testa quasi nullo.
Dalla rotonda dei cavalli, si diparte una stradina, lievemente in salita, verso il bar-ristorante. Alcuni pini marittimi protendono i rami verso la strada. E su di essi erano legate delle striscioline di carta o di stoffa, scritte in lingue sconosciute: erano ujna preghiera ai loro dei, una speranza per i figli, una prece per un’insperata ricchezza.