Elena
Il sabato mattina, quando sono libera da impegni, sono solita fare visita alla Biblioteca Civica della mia città. L'edificio che l'accoglie è una antica caserma recentemente ristrutturata. I lavori di rifacimento l´hanno trasformato in una piccola cattedrale della cultura ed è ricca di volumi, gli scaffali sono pieni di migliaia di libri. Adoro il silenzio che regna nella biblioteca. Mi piace passeggiare lungo i corridoi soffermandomi a consultare vecchi libri e nuove pubblicazioni. Il luogo trasuda una rara essenza incorporea e spirituale; è inebriante l’odore che sprigionano le pagine di taluni libri. Sabato scorso, dopo avere effettuato un breve giro nelle stanze, e dopo aver scelto alcuni volumi per una mia ricerca, ho trovato posto all´unico tavolo libero, un po' appartato quindi tranquillo; il bisbigliare degli studenti sparsi nella sala, arrivava in modo soffuso. Iniziai subito a consultare i volumi presi quando fui raggiunta da un giovane uomo che senza dire nulla sedette al mio tavolo proprio davanti a me. Non lo guardai in volto, lui aprì subito il libro che teneva tra le mani, alzai appena gli occhi e lessi sul volume "Histoire d'O di Pauline Regis", un libro degli anni cinquanta. Lo stava sfogliando senza interesse, non tanto quanto invece, era l’interesse che stava dedicando a me. Avevo l’impressione che avesse deciso quel preciso posto, dopo aver valutato con attenzione tutti i tavoli, ero l’unica donna a sedere ad un tavolo sola.
Francesco
Niente da fare…Non mi riusciva di trovarlo quel libro. Erano un paio di giorni che stavo pensando di rileggerlo anche se non so neanche per quale motivo mi fosse tornato in mente. Hystoire d’O, di Pauline Rèage. Avevo provato a frugare nei cassetti di casa mia ma il tentativo era stato vano. Non avevo pensato però alla cosa più ovvia: che il libro fosse ancora tra quelli conservati a casa dei miei. Quindi con una scusa andai a casa loro e dicendo che avrei voluto trovare dei vecchi libri letti da ragazzo mi chiusi nel loro studio, sicuro che nessuno mi avrebbe disturbato e soprattutto con la strana sicurezza che l’avrei trovato. Quella sicurezza fu nel giro di qualche minuto sostituita dalla frustrazione. Non c’era traccia di quel libro .Ricordo che sin dalla prima volta che lo lessi era rilegato così male che le pagine stavano per staccarsi; niente di più facile che col trasloco di qualche anno fa mia madre, casualmente venuta in possesso di quel piccolo “oggetto di piacere” abbia deciso di buttarlo via. “Come fare…” era questa la frase che andava ripetendosi nella mia mente, insieme al nome di quel libro “Hystoire d’O”… Quasi fosse un ossessione!Ma l’idea mi venne subito: la Biblioteca civica, anche se era più una speranza che una possibilità concreta di realizzare la mia curiosità. Salii in macchina incitato da questa mia nuova idea ed arrivai nel giro di qualche minuto davanti a quel bellissimo edificio, una vecchia caserma, che era ora la biblioteca. Scendendo dalla macchina un solo dubbio mi assalì: come chiedere alla reception se fosse disponibile quel libro. Ma non mi feci fermare da questo pensiero: la mia curiosità era tale da voler sfidare gli occhi maliziosi di chiunque si fosse trovato di fronte alla mia domanda. Entrai…. Chiesi quasi con noncuranza se ci fosse disponibile il mio libro e nel giro di pochi secondi ricevetti dalla commessa di turno le indicazioni dello scaffale nel quale lo avrei trovato .Non mi resi neanche conto del suo sguardo e mi andai velocemente alla ricerca del libro. Fu facile trovarlo. Solita copertina bianca, semplice… e la protagonista in primo piano a seno nudo. Ad un tratto fui investito da una serie di emozioni passate: mi rividi ragazzo mentre di nascosto divorano quelle pagine cariche di erotismo e sentivo i primi segnali del mio corpo oramai cresciuto, un corpo che iniziava a chiedere soddisfazione dei propri desideri. Avrei voluto portarlo a casa quel libro ma la voglia proibita di leggerne qualche pagina in quel luogo così tranquillo, un luogo dove quasi tutti credo stessero studiando fu talmente forte che subito distolsi l’attenzione dal libro e cercai un posto tranquillo dove iniziare la mia lettura. Uhm, notai subito dei posti sparsi tra tanti tavoli occupati dagli studenti che silenziosi popolavano la biblioteca e soprattutto posti vicini ad occhi troppo indiscreti.. tranne uno, un tavolo in disparte occupato da un bel mucchio di volumi e da un’affascinante donna. Sorrisi dentro di me: ho per le mani un libro che accende le mie fantasie e l’unico tavolo libero è quello occupato da quell’avvenente donna. Quasi senza accorgermi mi diressi verso il suo tavolo, senza staccar gli occhi da lei…Era davvero attraente; mi accomodai senza nascondere il mio libro anzi: appena seduto lo aprii in modo tale che appena alzati gli occhi verso di me vedesse chiaro sia il titolo che la copertina… chissà, magari speravo lo conoscesse anche lei! Iniziai a sfogliarlo distrattamente, anche perché ricordavo bene quali fossero le pagine più appassionanti. Col passare dei secondi le mie attenzioni si stavano dirigendo dal mio libro a quella donna sconosciuta tutta intenta a sfogliare i suoi volumi. A che gioco stavo giocando ? Con un sorriso davvero malizioso fatto tra me e me mi accorsi che oramai il libro stava solo diventando una scusa, un giocattolo con il quale attirare la sua attenzione verso di me. E per un secondo mi è parso di vedere il suo sguardo posarsi sulle mie mani che distratte sfogliavano quelle famose pagine…
Elena
io continuavo a leggere, incurante della sua presenza, senza degnarlo di uno sguardo. Sicuramente, pensavo, la lettura delle pagine di Histoire d'O gli provocherà qualche sensazione, anzi forse addirittura un´erezione, certamente il suo intimo si inturgidirà. Alzai gli occhi per osservare qualche sua reazione, niente, nemmeno una mano infilata nella tasca del giaccone per poggiarla sul tessuto dei pantaloni per poter iniziare a masturbarsi lentamente, continuava a sfogliare svogliatamente le pagine del libro mentre la sua attenzione si spostava verso la mia figura. Mi cadde sul pavimento una matita che usavo per prendere appunti. D'istinto lui la raccolse chinandosi con col capo sotto il tavolo. Stava osservando le mie gambe così mi venne spontaneo accavallarle proprio mentre lui si stava rialzando e mi porgeva la matita recuperata. Ci guardammo negli occhi per un istante, vidi finalmente il suo volto, il suo sorriso abbozzato mentre lo ringraziavo! Ripresi a leggere ma ormai la mia mente non riusciva a portare attenzione su ciò che stavo facendo, sentivo la presenza e soprattutto gli occhi di quel giovane su di me. All'improvviso un'idea si fece largo nella mia mente.... il suo ardire aveva bisogno di una "lezioncina" perciò mi alzai e presi a camminare lungo il corridoio, mi arrestai davanti alla porta che conduceva ai bagni e mi girai verso la sua direzione, mi stava osservando, ne ero sicura, ammiccai un saluto seguito da un cenno dell'occhio, volevo che lo interpretasse come un invito a seguirmi e lo aspettai con la schiena appoggiata sullo stipite della porta.
Francesco
Ma il suo sguardo tornò presto concentrato sui suoi libri, tanto quanto io non ero più concentrato sul mio. Lo sfogliavo quasi come si sfoglia un giornale di pettegolezzi, quando si è intenti più a guardar le figure che altro, una lettura distratta e svogliata. Imbarazzo, spregiudicatezza, complicità… non sapevo che sensazione volevo suscitare in quella donna, ma oramai ero intento solo ed esclusivamente ad attirare la sua attenzione. Senza gesti eclatanti, anche solo col mio essere lì… mio e di quel libro che in quel momento era forse il segnale più evidente che riuscivo a mandarle, oltre al mio sguardo che credo si stesse facendo sempre più insistente. Non sarebbe potuto durare in eterno, qualcosa dovevo pur fare succedere e mentre pensavo tutto ciò mi ritrovai quasi a ridere di me stesso dentro di me pensando “Ma scusa… non ti sarai mica messo in testa di conquistare una sconosciuta e per giunta in un luogo pubblico ?” E la mia mente diede la più semplice e allo stesso tempo la più difficile delle risposte: “Si”! E mentre mi perdevo in questi pensieri senza molto senso ecco accadere il segno che forse aspettavo. La sua matita cadde per terra ed il mio corpo quasi senza pensarci si mosse abbassandosi sotto al tavolo a raccoglierla. Ma si sa… l’occasione fa l’uomo ladro ed in quel momento mi ritrovai per qualche istante a poter fissare liberamente le sue gambe sotto la gonna avvolte in calze bianche che lasciavano intravedere leggermente la pelle, coperte fin quasi al ginocchio da scaldamuscoli neri ed una scarpa scura con un tacco leggero, elegante. Non so quanto rimasi a fissarle, ma credo che fu un tempo necessario perché lei si rendesse conto che la stavo guardando. E nello stesso momento in cui decisi di tornare alla realtà ecco un altro segno: le sue gambe accavallarsi quasi come a voler assecondare o ancor di più, incoraggiare le mie idee…. O almeno è questo ciò che mi piaceva pensare. Le restituii la sua matita e credo che sul mio viso si stampò un sorriso proprio mentre sentivo la sua voce ringraziarmi. Abbassò quasi subito lo sguardo per tornare ai suoi libri, quasi come se fosse intimidita e sorpresa da quella strana situazione. Mi sembrò quasi di notare che aveva il respiro affannoso. Ma mi sbagliavo, perché dopo neanche un minuto la vidi alzarsi e dandomi le spalle dirigersi verso i bagni. Inutile dire che il mio libro oramai rimaneva chiuso su quel tavolo, i miei occhi non facevano altro che seguire i suoi movimenti ed improvvisamente un secondo prima di vederla sparire in bagno vidi un breve cenno della sua mano seguito e da uno sguardo provocante, quasi come se volesse invitarmi a seguirla. Era un’idea pazza ma oramai in quella strana mattina niente sembrava poi così normale e decisi di rischiare. Mi dissi tra me e me :”al massimo farò finta di nulla ed entrerò in bagno come farebbe chiunque altro”. Mi fermai solo un attimo prima di entrare, guardando dietro di me nessuno si fosse accorto di quel che stavo per fare ma niente… tutti erano assorti nei loro libri. Ed entrai; aprii la porta d’ingresso e la trovai lì di fronte a me, appoggiata alla porta di uno dei bagni, con le mani appoggiate dietro la schiena all’altezza dei fianchi, le gambe leggermente incrociate ed uno sguardo particolare dritto fisso verso di me: un sopracciglio più in su dell’altro, con fare interrogativo, quasi di sfida direi…. La prima ed unica cosa che in quel momento mi riuscì di fare fu un sorriso, non eccessivo ma che fosse piuttosto esplicito sul fatto che avevo capito che mi aveva attirato lì e soprattutto che non mi dispiaceva che avesse capito le mie attenzioni verso di lei. Feci un altro passo ancora fino a ritrovarmi a non più di un metro da lei ma non dovevo esagerare e giusto per buttarla sul ridere le dissi:” Carina la scusa di far cadere la matita per farti guardare e poi attirarmi qui”… La vidi sgranare gli occhi. Di sicuro non si aspettava la mia battuta, probabilmente mi immaginava timido ed impacciato in quella situazione. Aprì leggermente le labbra ed assunse un’espressione come per dire :” non ti sembra di essere troppo sfacciato ?” ma non le diedi il tempo di dirlo perché l’anticipai e glielo dissi io “Si, lo so…. Ti sembrerò sfacciato ed anche un po’ spavaldo, ma è da un po’ che ti guardo a quel tavolo e m’è piaciuto provare a stuzzicarti un po’”. Quella frase, in definitiva sfrontata ma sincera, sembrò quasi tranquillizzarla o comunque far cadere una barriera perché mi sorrise e mi disse: “Bè, di sicuro il coraggio non ti manca… hai la spregiudicatezza di un bambino!” “No, il coraggio non mi manca” e per un attimo il mio sguardo si posò nella scollatura della sua camicietta e sui suoi seni che sembravano aver avvertito quella strana situazione perché mettevano in mostra due capezzoli turgidi, come in preda all’emozione. E nello stesso istante l’emozione stava assalendo anche me perché così spontaneamente e senza alcun contatto sentii crescere un’erezione. Distolsi quasi subito il mio sguardo dal suo seno, giusto il tempo per accorgermi che per qualche secondo probabilmente anche il suo sguardo aveva notato la mia eccitazione.
Elena
io credo che tu ti sia divertito un po su quella sedia davanti a me e con "quel libro" tra le mani. Non credi che la cosa possa essere reciproca, che anch'io abbia diritto alla mia parte di divertimento? stavolta fu preso alla sprovvista e non fu in grado di rispondere, così io più lesta dei suoi pensieri, allungai una mano e l'attirai a me.- Vieni... entriamo qui, nessuno ci disturberà.Lo trascinai all'interno del bagno e chiusi la porta dietro di me .- Dai togliti il giubbino e fammi vedere cosa sei capace di fare. Non se lo fece ripetere una seconda e si liberò del giaccone, io afferrai la cinghia dei suoi pantaloni, la slacciai trascinandoli con gli slip ai miei piedi. Il suo membro era solidificato e pulsava come non mai. Anche il suo respiro si era fatto affannoso ed il cuore gli batteva a ritmi inusuali. Lo invitai a sedere sopra il water, poi tocco a me, mi liberai della gonna e delle mutandine restando con indosso la camicia ed il maglione.- Ti piace il risvolto che ha preso ora la situazione? Guardò il mio corpo, le mie gambe e soprattutto tra di esse. Quella stupenda visione gli fece perdere ogni paura. Mi attirò a se facendomi sedere sulle sue ginocchia. Lo stato d'eccitazione che si era impadronito del suo corpo e della sua mente era palpabile. Iniziò a baciarmi sul collo mordicchiandomi nei punti più sensibili dietro la nuca. L'inusuale violenza di quei suoi gesti mi trovò impreparata. Se fino a pochi istanti prima ero io a guidare il gioco, ora sembravo sciogliermi ai suoi baci. Iniziai a fremere in tutto il corpo sotto i colpi della sua lingua. Inutilmente cercai di divincolarmi, tanta era la foga che metteva nel tenermi avvinghiata a lui. I nostri corpi si ritraevano per riallacciarsi di nuovo in una lotta che procurava ad entrambi un intenso piacere. Dalle labbra sue uscirono dei lamenti e pure dei mugolii che si accompagnavano al contorcersi del corpo bagnato di sudore. Le sue mani scivolarono sotto il mio maglione. Con piacere constatò che non indossavo il reggiseno. Afferrò i miei seni fra le sue mani e li esplorò con le dita tutt'intorno, erano consistenti e sodi. Il loro gonfiore l'aveva felicemente sorpreso. si soffermò a palparmi prima di sfiorare i capezzoli che sentivo turgidi, li prese fra le dita e provò a stuzzicarli facendoli ingigantire in modo sproporzionato. Mi guardò negli occhi: erano accecati di desiderio. Le nostre bocche si unirono in un bacio appassionato. La sua lingua incrociò la mia in un balletto di punte che si donavano reciproco piacere. In preda ad un inaudito stato di eccitazione aveva premuto le mani sulla mia schiena affondando le unghie nella pelle. Quel modo di fare all'amore, con violenza e rabbia, suscitò in me uno stato di euforia. L'intensità del rapporto mi aveva provocato un´intensa eccitazione e lui la percepiva dall'umore che sentiva scendere da me, all'interno delle mie gambe. Con le dita venne alla scoperta di quel luogo nascosto, mentre con la lingua continuava ad esplorare la mia bocca. poi con un gesto quasi violento mi prese i capelli dietro la nuca e mi guardò con occhi pieni di desiderio: era giunto il momento, rimasi ferma ad aspettare che mi penetrasse, ma lui non si mosse allora presi il suo sesso nella mano e lo condussi all’interno del mio corpo. Il suo membro aderì alla mucosa della parete e la cosa gli diede piacere. Presi a muovermi con ritmo crescente conducendo i movimenti e lui mi assecondò, stringendomi le natiche con le mani. Mi piaceva essere io a guidare il rapporto, non a caso l'avevo fatto mettere in quella posizione. Il suo respiro si fece trafelato, ansante. Lo sentivo mormorare frasi incomprensibili; di certo stava per raggiungere il piacere. Presi a muovermi col bacino con movimenti sinuosi e serpeggianti, cogliendo il massimo del piacere dall´enormità del membro che tenevo prigioniero dentro di me. Il rapporto proseguì per una decina di minuti, con la stessa intensità, fino a quando le oscillazioni del mio corpo si fecero più intense e affrettate. mi assecondò cercando di non venire troppo presto per non privarmi del mio piacere.
Francesco
Ero deciso a non darle l’impressione che la mia agitazione e sorpresa erano alte tanto quanto le sue ma evidentemente quella donna, o per sfida o perché s’era trovata coinvolta in un gioco che ogni secondo si faceva più intrigante, decise di prendersi una piccola rivincita sulle mie provocazioni. Chiedendomi se mi fossi divertito a provocarla fino a quel momento, con un sorriso complice reclamò la sua parte di divertimento senza che la cosa ovviamente escludesse me. Non fece altro che attirarmi dentro il bagno e mentre chiudeva la porta mi invitò a togliermi ciò che avevo addosso.
Mentre le mie mani freneticamente toglievano il giubbino le sue, decisamente più calme, slacciarono la mia cinta facendo cadere ai miei piedi pantaloni e slip. Vedevo il suo sguardo eccitato e mordersi leggermente il suo labbro inferiore… quella bocca avrei desiderato subito sentirla sul mio sesso umido ed eccitato ma avevo capito che in quel momento le piaceva comandare la situazione ed io decisi di lasciarla fare. Mi chiese di accomodarmi sul water mentre le sue mani con semplici e veloci movimenti tolsero la gonna e gli slip lasciando libere al mio sguardo eccitato due gambe sode e ben fatte ed il suo sesso ricoperto da un sottile velo di peli scuri ed evidentemente inumiditi dalla sua eccitazione. Era giunto il momento di non lasciarle più molta iniziativa… la attirai a me, la feci sedere sulle mie gambe con i nostri sessi a soli pochi centimetri di distanza. Il profumo della sua pelle era così dolce ed eccitante che non riuscii a far a meno di assaggiare subito la pelle del collo in modo forsennato, quasi violento. Le mie braccia passando sotto le sue arrivarono da dietro la schiena ad accarezzare le sue spalle, le mani ad insinuarsi tra i capelli e stringerli così da attirarla contro di me e farle sentire la punta del mio sesso sfiorare l’ingresso del suo. Era un circolo vizioso in cui il contatto col suo corpo mi caricava sempre di più ogni secondo senza darmi tregua, senza che io le dessi tregua. Iniziai a percorrere ogni centimetro del suo collo con la lingua mordendolo leggermente mentre le mie mani con fare quasi violento afferrarono i suoi seni sotto il maglioni pizzicando i suoi capezzoli e facendoli inturgidire. Intanto i nostri bacini continuavano quella lenta danza di avvicinamento, di sollecito ed il solo sentire colare sul mio sesso le prime gocce del suo piacere mi fece fermare per un istante e guardarla con uno sguardo che credo per la prima volta in vita mia si stesse dipingendo sul mio viso. Ma non volevo penetrarla, sarebbe stato troppo prevedibile. Le mie mani erano ancora tra i suoi capelli in modo da tenerla ben aderente a me ed i nostri sguardi eccitati e di sfida si incrociarono. Mi piace pensare che quello sguardo languido mi stesse chiedendo di penetrarla e che allo stesso tempo avesse capito che volevo farla attendere e morire di piacere sotto le carezze del mio sesso. Ma quella posizione non mi aiutava di certo e la sua voglia ebbe la meglio: una sua mano si insinuò tra le mie gambe e afferrato il mio sesso lo guidò dentro di lei. Scivolò dentro senza sforzo, eravamo entrambi umidi della nostra eccitazione ma in quel gioco di passaggio di comando che avevamo iniziato non volevo lasciarle per troppo tempo la possibilità di decidere e l’afferrai per le natiche facendo in modo che il mio sesso turgido la penetrasse fino in fondo, senza fermarsi mai. Un gemito lungo ed eccitato uscì dalla sua bocca mentre i suoi occhi si chiusero come al sopraggiungere di un orgasmo ma era ancora troppo presto. Appena si riprese da quel momento di shock non fece altro che iniziare a muoversi sopra di me, senza ovviamente divincolarsi dalla presa delle mie mani. Si muoveva come una danzatrice del ventre, ora salendo e scendendo su tutta la lunghezza del mio sesso facendomi sentire ora il caldo dei suoi umori ora il freddo che il mio membro avvertiva a contatto con l’aria ed ora facendolo scivolare tutto dentro e disegnando dei piccoli cerchi col bacino, godendosi completamente il contatto. E mi regalò un inatteso piacere quando sentii i muscoli del suo sesso richiudersi ed aprirsi sul mio sesso con la stessa abilità di una bocca. Resistere a quella cavalcata frenetica non fu facile; volevo farle provare il piacere, farglielo provare più volte e come non l’aveva mai provato in vita sua. Continuavo a guidare i suoi movimenti stringendola per le natiche e sussurrandole in un orecchio quando fosse calda ed eccitante in quella danza. Ma non resistetti a lungo: all’ennesimo suo gemito di orgasmo mi lasciai andare circondando la sua schiena con le braccia, afferrando con i denti il suo capezzolo destro e liberando dentro di lei tutto il seme che fuoriuscì dal mio sesso. Credo che provò piacere ad ogni sussulto del mio sesso e stette lì, ferma sopra di me, per diversi minuti, ad occhi chiusi e compiendo dei movimenti impercettibili col bacino. Sentivo i liquidi del nostro piacere bagnarci entrambi ed in quel momento si sollevò leggermente da me facendo uscire dal suo ventre il mio sesso ancora leggermente eccitato. Continuammo a guardarci negli occhi sorridenti e compiaciuti, quasi increduli in attesa che uno dei due dicesse una parola e proprio mentre vidi una sua mano cercare le sue mutandine per rivestirsi la fulminai dicendole:” Non crederai di fuggire così presto…. Abbiamo appena iniziato” ed un’occhiata interrogativa si stampò sul suo volto. Non dissi altro, non le diedi spiegazioni.. anche perché tutto si svolse in poche frazioni di secondo. Era evidentemente sorpresa dalla mia iniziativa, dalla mia voglia non ancora esaurita. Le tolsi dalle mani le sue mutandine, le feci cadere a terra e con entrambi le mani la presi dolcemente per i fianchi e l’accostai a me. E la baciai…. Un bacio lento e languido questa volta, dolce. La mia lingua sfiorava leggera le sue labbra per poi cercare la sua; un’unione questa che ogni volta che si verificava non faceva che accendere sempre di più il desiderio. Le nostre reazioni diventavano immediatamente più frenetiche e vogliose di contatto per poi placarsi quando le nostre lingue per qualche secondo si staccavano. Ed è in uno di questi momenti feci in modo che il mio sesso scivolasse tra le sue cosce e accarezzare dolcemente le labbra del suo. Non volevo penetrarla e non avrei potuto visto che ancora non ero in piena erezione, ma quella carezza mi avrebbe sicuramente eccitato da morire come del resto, dal suo sguardo e dai suoi gemiti, mi accorsi che stava eccitando anche lei. In un attimo di lucidità la sentii mormorare al mio orecchio:”Ma cos’hai intenzione di fare, ricordati che siamo in un bagno pubblico…”, ma la sua resistenza era decisamente finta. Credo fosse più curiosità di sapere cosa desiderasse ancora quello sconosciuto che aveva appena fatto l’amore con lei. “Lo so che siamo in un bagno pubblico” le dissi.. “Pensa, qualcuno potrebbe anche vederci”e la cosa, invece di spaventarla la fece sussultare perché infilò una mano tra i miei capelli e mi attirò a se per prendersi un bacio forte, spinto, audace. Il mio sesso era oramai tornato turgido come qualche minuto prima e finalmente chiesi quel che volevo: “Ho voglia di sentirlo tra le tue labbra” e così dicendo le passai una mano sulla nuca e tra i capelli come a farle capire che lo volevo lì, in quel punto. Una smorfia apparve nei suoi occhi unita ad un sorriso ed un secondo dopo iniziò una lenta discesa che la fece ritrovare velocemente in ginocchio davanti a me intenta a baciare il mio addome. Passò la lingua sull’ombelico mentre la punta del mio sesso sfiorava il suo mento. Poi spostò le sue attenzioni al mio inguine e delicatamente la sua lingua si fece strada cercando di giocare con i miei testicoli. Quella carezza inaspettata fu come una frustata per le mie voglie e credo in quel momento di aver stretto tra le mani una ciocca dei suoi capelli. Se ne accorse, era evidente, perché invece di rallentare quella carezza accelerò i movimenti della sua lingua che ora passavano da un testicolo all’altro. Era una tale tortura ma era la sua bocca che volevo e con un movimento veloce spostai la punta del mio sesso tra le sue labbra e le penetrai. Trovai subito la sua lingua mentre le sue labbra iniziarono a scendere dolcemente lungo tutta l’asta del mio sesso ed una mano continuava a giocare con i miei testicoli. Le mie mani la presero per la nuca ed il mio bacino iniziò ad assecondare i movimenti della sua bocca. Era un movimento all’unisono, il mio sesso e la sua bocca si muovevano insieme, si cercavano. E notai anche che la mano che aveva libera si era insinuata tra le gambe, ovviamente per prendersi l’altra parte del suo piacere, ignara di quel che l’aspettava. Non durò molto… il contatto con quelle labbra era così caldo ed eccitante che i miei movimenti diventarono per forza più frenetici alla ricerca del godimento. In un attimo di lucidità le dissi: “Sto per venire…” ma questo non la distolse da quel che stava facendo perché proprio mentre io sentivo risalire il mio seme lungo il sesso per poi esplodere le non fece altro che affondare ancora di più le labbra del mio sesso e accolse il mio godimento tra le sue labbra con dei mugolii di soddisfazione. Non si staccò dal mio sesso fino a quando non uscì l’ultima goccia e non lo sentì ammorbidirsi tra le sue labbra. Ma non era finita qui. Mi inginocchiai anche io e dopo averle dato un bacio, cosa che mi fece scoprire quanto poteva esser gradevole il mio sapore sulle sue labbra, le chiesi di alzarsi e di accomodarsi sul water. Ero stato sfacciato e m’ero preso il mio piacere, ma non volevo assolutamente lasciarla senza che avesse il suo. E così mi accomodai come un bimbo tra le sue gambe divaricate, percorrendo con la bocca le sue gambe, fino a risalire all’inguine. Iniziai a giocare con quel piccolo ciuffo di peli umido dei ns piaceri e risentii il mio sapore questa volta misto al suo. Non potei resistere, anche per coglierla di sorpresa, di affondare subito la lingua tra le labbra del suo sesso. Ovviamente la cosa le strappò un gemito che poco aveva di delicato e molto aveva di erotico, quasi di animalesco. E così come io guidai i miei movimenti mentre la sua bocca mi regalava piacere così fece lei afferrando i miei capelli con le mani per tenermi stretto sul suo sesso e facendo i modo che fosse il suo bacino a guidare la mia lingua nei punti da lei desiderati. Con la voce roca mi chiese: “Usa le mani…” e non feci altro che far scivolare dentro di lei un dito, fino a toccare la parete più interna del suo sesso mentre la mia bocca continuava a giocare e succhiare il suo clitoride. Ero goloso del liquido che usciva dal suo sesso; aveva un sapore delicato e man mano che proseguivo con la mia carezza lo sentivo aumentare. Stava per godere. Ora entrambe le mani erano tra i miei capelli e percepii il suo godimento perché i suoi gemiti erano interrotti da qualche “Sì…” rauco e sospirato e perché finalmente la sentii liberare tra le mie labbra tutto il suo piacere. Non l’abbandonai subito. Le diedi il tempo di riprendersi e poi, mentre iniziavo a rivestirmi la aiutai passandole i suoi vestiti sparsi sul pavimento. “Piacere… io sono Francesco” le dissi sorridendo e la cosa sembrò piuttosto ridicola anche a lei che mi rispose ridendo “piacere mio… Elena”. Forse sarebbe stato imbarazzante ora salutarsi in modo freddo senza saper che dire ma l’imbarazzo lo spazzò via lei una volta vestita e ricomposta quando, un attimo prima di aprire la porta di quel bagno mi disse: “Credo che tornerò più spesso in questa biblioteca”… e facendomi un occhiolino… se ne andò.
Elena
Prima di andarmene gli diedi un bacio sulla guancia, poi aprii la porta e tornai in biblioteca. Lui non mi seguì così, dopo aver attraversato il lungo corridoio tornai nella stanza dove poco prima, a quel tavolo davanti a me si era seduto Francesco. I volumi e i miei appunti erano li ad aspettarmi e poco più in la il suo libro. Mi avvicinai e presi tra le mani quel libro, sfiorai con la mano la copertina. Histoire d’O sospirai e tornai nel corridoio per riporre il libro nello scaffale.
Brivido in Biblioteca testo di Velena