L'inizio di una vita nuova

scritto da itram
Scritto 2 anni fa • Pubblicato 2 anni fa • Revisionato 2 anni fa
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Marianne è la protagonista di questa storia, è una giovane ragazza alla quale però la vita ha già insegnato tanto. Cerca solo la pace, sensazione per lei quasi mai provata.
- Nota dell'autore itram

Testo: L'inizio di una vita nuova
di itram

Il vento freddo che mi sbatteva contro sembrava risvegliare ogni più piccola cellula del mio corpo, sentivo i sassi sotto le suole delle scarpe ormai lise pungermi i talloni e le dita dei piedi; le mani invece non le sentivo quasi più, mi faceva male a stringerle e a riaprirle per quanto fossero intorpidite dal freddo, le guance quasi mi si stavano per tagliare ed erano così irritata da aver trasformato la mia carnagione pallida e chiara in rossa fuoco come se fossi entrata in un vortice di sabbia rossa proveniente dal deserto. Mentre percorrevo quella salita pensai però che era un bene che almeno all’esterno riuscissi a percepire ancora qualcosa, che era una cosa buona che il mio corpo non avesse smesso di funzionare anche esternamente. Sembra un ragionamento normale e abbastanza lineare da fare vero? Beh molto probabilmente forse non è neanche una cosa a cui una persona va a pensare, è una di quelle azioni che ormai diamo per scontato che il nostro corpo compia autonomamente. Beh, per me invece non è più così da circa quattro anni, da quando qualcosa dentro di me sia è spento, anzi non solo qualcosa, mi sembra di essere vuota, di non riuscire più a provare emozioni o anche semplici sentimenti. Mi sento come una macchina, anzi, sono peggio di una macchina perché sono quasi sicura che tra qualche anno riusciranno a far provare gioia, rabbia, tristezza… anche a quelle e sicuramente saranno più brave di me nel saper esprimere a pieno quel che sentono. Se ci penso però mi sembra di non aver sentito mai a pieno qualcosa. Imitavo le reazioni della gente che a differenza mia riusciva ad esternare quel che provava, emulavo i loro sorrisi, le loro risate, le loro lacrime, la loro gioia per i successi, il loro senso di sconfitta per le perdite di qualcuno o qualcosa, la loro paura in situazioni pericolose o anche solo nelle semplici interrogazioni a scuola. Mi sono resa conto di aver recitato per una vita, e alla fine ero diventata talmente brava che nessuno se n’era più accorto, me compresa. Avevo perso me stessa e n’ero ora più che mai completamente consapevole. L’unica persona che in tutto ciò però mi era sempre rimasta accanto era la mia ragazza Jane. Ricordo ancora il nostro primo incontro, ci eravamo conosciute verso la metà del secondo anno di superiori, io avevo appena finito gli allenamenti di calcio e stava diluviando. Lei era seduta sulla sella della sua moto che mi guardava sorridendo, ci conoscevamo di vista ma nulla di più, io non l’avevo mai notata prima. Era mora e portava i capelli corti, aveva le punte violacee, tendenti al rosa, probabilmente le si erano schiarite durante l’estate perché ricordavo che l’anno precedente fossero di un viola scuro. Lei mi guardava con i suoi occhioni verdi e sembrava non vedesse l’ora di vedermi cedere e di accettare il suo passaggio, infatti anche se non me l’aveva ancora chiesto era come se riuscissi a leggerla dentro. Non che con Jane ci fosse molto da leggere, credo che anche un’analfabeta sarebbe riuscito a comprendere quasi immediatamente le emozioni che provava, ciò che mi piaceva di più di lei infatti era la sua totale incapacità di nascondere qualsiasi sentimento, era ciò che la rendeva speciale, quasi come se fosse ancora una bambina da proteggere dal mondo e dalle sue cattiverie. Era la sua ingenuità che la rendeva fantastica. Alla fine di quel primo passaggio in moto ne seguirono ancora molti, molti e molti ancora, finché non era diventata un’abitudine vederla arrivare la mattina davanti a casa per andare a scuola insieme. Io e Jane siamo state insieme tre anni, fino al giorno del diploma. La amavo con tutta me stessa, ma purtroppo me ne sono resa conto troppo tardi. E’ proprio vero il detto che dice “si capisce l’importanza di qualcosa o di qualcuno quando la si sta perdendo”, quando si sta perdendo qualcosa infatti è molto peggio di sia ha la certezza di averlo perso. Quando stai perdendo qualcosa lo senti scivolare via lentamente dalle mani e sei impotente di fronte a tutto ciò, mentre quando si ha la certezza di averlo perso, è un dato di fatto e te ne puoi fare una ragione. Io però ho provato entrambe le cose. Nell’estate del diploma infatti le cose tra me e Jane stavano diventando complicate, litigavamo spesso e la consapevolezza di non essere più vicine l’una all’altra dopo l’inizio dell’università ci stava distruggendo. Tra un litigio e l’altro, tra le parole e a volte anche gli oggetti che ci scagliavamo contro, era arrivata una consapevolezza. Quella che in alcuni casi amarsi non basta e che lasciarsi sia la cosa migliore da fare, la cosa migliore per entrambi, per permettere a tutti e due di poter vivere al meglio la propria vita. La decisione la presi io. Dopo averne parlato con Jane lei cominciò a urlarmi contro di tutto e a rinfacciarmi che non ero mai stata innamorata di lei tanto quanto lei lo era di me, che a me non era mai importato nulla e che le avevo tolto la sua libertà e in un certo qual modo la sua vita. Quella litigata fu furibonda e si concluse con Jane che sbatté con forza la porta del mio appartamento mentre usciva e io che le urlavo dietro che era soltanto una codarda. Quella fu l’ultima volta che la vidi. Uscita di casa Jane prese la macchina e si gettò dalla scogliera. Mi sentì malissimo, per giorni non mangiai e non riuscivo a fare altro che trascinarmi e a ripensare a una delle ultime frasi che aveva detto “mi hai tolto la libertà e la mia vita”. L’avevo fatto davvero. E adesso dopo aver percorso tutta la via crucis del dolore per mesi avevo finalmente deciso di fare qualcosa per aiutarmi. Mi trovavo all’ingresso del Greystone Park Psychiatric Hospital. Suono il campanello e mi apre un uomo vestito in completo blu “Buongiorno Marianne Smith e benvenuta all’ospedale psichiatrico di Greystone, pronta a cominciare il tuo percorso?”

L'inizio di una vita nuova testo di itram
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