Contenuti per adulti
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Nasco già con lo sguardo fuori fuoco.
Dislessico, segno dei Pesci — quindi metà nei sogni, metà nelle rovine del reale.
Gli altri costruivano castelli, io inseguivo nuvole.
Non c’era spazio per me nel programma “nascita, crescita, famiglia, morte”.
Ho provato a seguire il copione, ma mi si è incastrato in gola.
La gente dice “devi solo adattarti”. Certo, come no.
Adattarsi a un mondo che non sa più distinguere tra un sorriso e un’emoji, tra un abbraccio e un like. Ci hanno ridotti a pixel, e ci va pure bene, purché l’algoritmo ci dica che oggi siamo “abbastanza”.
Viviamo in una vetrina, svendendo sogni al 70% di sconto.
Da bambino non me ne fregava un cavolo della mia vita, e da adulto… nemmeno troppo, se devo essere sincero.
Ho solo imparato a fingere meglio. Dentro di me è rimasta quella voglia maledetta di libertà, quella che promette rivoluzioni e finisce sempre per schiantarsi contro una legge, un debito o un turno di lavoro.
Mi porto dietro un senso di vuoto che ormai è diventato coinquilino. Lo nutro con musica, sigarette mentali e risate stonate.
Ogni tanto gli do pure un nome: “Realtà”.
Mi guarda e ride anche lui. Dice che è tutto normale, che questo è crescere. Io gli rispondo che crescere così è solo un modo educato per morire piano.
Mi sento intrappolato in una gabbia invisibile, fatta di connessioni e distrazioni.
Un mondo tecnologico che invece di liberarci ci ha solo resi più bravi a sopravvivere dentro la prigione. Porno di esperienze, pornografia di emozioni.
Tutto a portata di click, tranne la felicità.E allora sogno ancora, nonostante tutto.
Tra ansie e angosce, il sogno è l’unico organo che ancora respira. Forse è la mia maledizione.
O il mio ultimo atto di resistenza in un mondo che non sa più distinguere la libertà dalla rassegnazione.