Ventisei ottobre

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Autore del testo Arkomer

Testo: Ventisei ottobre
di Arkomer

Non mi aspettavo

di vederti ancora

in mezzo a tutto questo fogliame

di vite sospese

nell’aspro velluto degli anni

 

Dov’era rimasta la nostra storia?

forse in un minuscolo tempio

dove le costellazioni pregano

oppure nel pigmento di un cigno

prima che il buio copri l’esistenza

 

Così

ci ritroviamo a sfiorarci il cuore

di fronte a questo dipinto

pieno di stagioni bagnate dal tempo

in un museo qualsiasi

di una città qualunque

nell’inattesa volontà

di un istante

 

Tu mi chiedi come sto

con il tuo sguardo che scivola dalle gote

io ti domando come va

con una vampata di sole nel petto

poi abbassiamo gli occhi per un istante

nello spazio vuoto appeso alle caviglie

dove gli scultori modellano i ricordi

mentre temo che chiameranno qualcuno

prima che il mio terremoto di pulsazioni

faccia cadere tutti i petali nei quadri

 

Poi mi chiedi dei miei

di mia sorella

del lavoro

io vorrei parlarti

di quella faglia del nostro amore

che ha perso il bullone di una ruota

a un passo dall’altare

invece ti domando di tua madre

dei tuoi dolori articolari

del nostro gatto

 

Così

ci siamo salutati

con il soffio di un bacio sulla guancia

come il sigillo dell’ultima stella

in uno sciame di impulsi

lasciandoci nel vuoto di un sole che svanisce

ancora una volta

 

E mentre ti appresti ad uscire

come una pioggia diafana

bruciata dal volo di una piuma

mi accorgo di quanto ancora mi manchi

di come sempre mi stordisce

quella tua bellezza portata via dal tramonto

di quando il desiderio ha lottato controvento

nel recinto di due lame

dentro quei nostri battiti capovolti

troppo brevi

per una promessa

troppo immensi

per un perdono

 

Oggi

ventisei ottobre

verso l’imbrunire

è stata l’ultima volta            

che ti ho vista

Ventisei ottobre testo di Arkomer
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