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Non mi aspettavo
di vederti ancora
in mezzo a tutto questo fogliame
di vite sospese
nell’aspro velluto degli anni
Dov’era rimasta la nostra storia?
forse in un minuscolo tempio
dove le costellazioni pregano
oppure nel pigmento di un cigno
prima che il buio copri l’esistenza
Così
ci ritroviamo a sfiorarci il cuore
di fronte a questo dipinto
pieno di stagioni bagnate dal tempo
in un museo qualsiasi
di una città qualunque
nell’inattesa volontà
di un istante
Tu mi chiedi come sto
con il tuo sguardo che scivola dalle gote
io ti domando come va
con una vampata di sole nel petto
poi abbassiamo gli occhi per un istante
nello spazio vuoto appeso alle caviglie
dove gli scultori modellano i ricordi
mentre temo che chiameranno qualcuno
prima che il mio terremoto di pulsazioni
faccia cadere tutti i petali nei quadri
Poi mi chiedi dei miei
di mia sorella
del lavoro
io vorrei parlarti
di quella faglia del nostro amore
che ha perso il bullone di una ruota
a un passo dall’altare
invece ti domando di tua madre
dei tuoi dolori articolari
del nostro gatto
Così
ci siamo salutati
con il soffio di un bacio sulla guancia
come il sigillo dell’ultima stella
in uno sciame di impulsi
lasciandoci nel vuoto di un sole che svanisce
ancora una volta
E mentre ti appresti ad uscire
come una pioggia diafana
bruciata dal volo di una piuma
mi accorgo di quanto ancora mi manchi
di come sempre mi stordisce
quella tua bellezza portata via dal tramonto
di quando il desiderio ha lottato controvento
nel recinto di due lame
dentro quei nostri battiti capovolti
troppo brevi
per una promessa
troppo immensi
per un perdono
Oggi
ventisei ottobre
verso l’imbrunire
è stata l’ultima volta
che ti ho vista