Coincidenze

scritto da KRISTINA K.
Pubblicato 22 anni fa • Revisionato 22 anni fa
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Autore del testo KRISTINA K.

Testo: Coincidenze
di KRISTINA K.


Primo giorno, fuori dal mondo. A tenerle in tasca le mani, strette per il nervosismo l’inchiostro si è sciolto: - Sciocca, sciocca, sciocca -.
La fermata della metropolitana è vuota in un modo surreale, sgombra di pensieri ed illusioni malconce, in un caldissimo ultimo agosto a Milano. Ultima anima lasciata viva dal caldo. Angie si avvicina penso-sa ed indifferente alla cartina appesa al muro. Troppa indifferenza è scontata in un giorno così poco affollato. – Sciocca, sciocca, sciocca -, ripete, - e ora? Come ci arrivo? –
Le hanno detto una metropolitana, poi un autobus, oppure un tram e un autobus? Non ricorda, non ricorda niente, fa troppo caldo per ri-cordare. “Primo treno: Molino Dorino 8 minuti”. Il naso si appende al videowall sopra la sua testa: - E ora? -, pensa ad alta voce.
Lui ha gli occhi verdi, di una profondità immensa in questo primo giorno a Milano. – Otto minuti -, borbotta fra i denti guardando l’orologio.
Gli occhi di lei vorrebbero, vorrebbero rigettare fuori lacrime, buttarsi ai suoi piedi. Catastrofica urlerebbe: aiutami, per favore, non so come arrivare. Lui la guarda e non capisce, abbozza un mezzo sorriso: - Non ci si può fidare dei mezzi pubblici ad agosto, eh? –
Lei sorride, striminzita: - Devo andare in un posto, ecco tutto, avevo scritto sulla mano come fare ad arrivare, pensa, ed invece, ecco, come vedi si è cancellato, ed ora non so come arrivare, non sono di Milano ed è così difficile per me -.
Il ragazzo è sconvolto: ora scappa, pensa lei. Il ragazzo è lì, fermo e distante anni luce, forse non ha capito, forse pensa che tu sia una pazza, forse… - Ma dov’è che devi arrivare, insomma? –
Angie è sconvolta: ma sta dicendo sul serio??
Il ragazzo sbatte di nuovo gli occhi: - Non ricordi neanche quello? –
Angie è sconvolta: - Segrate -
Lui, ride, facendosi più vicino: - Segrate! E che devi andare a fare a Milano 3 in pieno luglio? Non troverai un anima… -
Angie stringe di nuovo le spalle, lui la interrompe prima di una irrinunciabile risposta: - Scusa, probabilmente non sono affari miei -.
Lei allarga per la prima volta il suo sorriso: - No, non preoccuparti, ma… tu sai come devo arrivare? – E già, è questo il suo unico pensie-ro ora, unico e ricorrente, imprescindibile e al di là di quegli stupendi occhi verdi.
- Si, non preoccuparti, scendo alla tua stessa fermata della metropoli-tana -.
- Devi andare anche tu lì? -, si precipita lei, sollevata.
- No no -, si affretta a rispondere lui, ridendo, divertito e dispiaciuto al tempo stesso di quello strano incontro in un banale assolato lune-dì, - ma devo prendere la coincidenza a San Babila, è lì che dobbiamo scendere -.
- E già, -, risponde lei, - ma questo va a Molino Dorino, non a San Babila -, continua, computa, indicando la scritta lampeggiante.
Lui vorrebbe ridere: - È lì che termina la corsa, noi dobbiamo fermar-ci prima. Sono poche fermate e poi dovrai prendere un autobus di li-nea -.
- Urbano? -, domanda lei, con la bocca piena di una parola tanto strana.
- Ma si, vedrai, sarà facile -, sorride di nuovo lui, ancora più rallegra-to dai suoi modi impacciati ed ingenui.
Il videowall cambia dicitura: “Primo treno: Molino Dorino in arrivo”.
- È questo, quindi? -, sussurra lei, mentre il vagone sfreccia davanti ai loro occhi, ma le sue parole sono coperte dal frastuono dell’arrivo. Ed è allora che lui la prende per un braccio, lei è impalata, spaventa-ta, basita. La sua presa è ferma, non distratta, ma estremamente rassicurante.
Nel vagone c’è solo un ragazzo tatuato seduto nei posti al senso del viaggio. Angie si siede prima del suo compagno nel primo posto più vicino, lui le viene dietro.
- Mi chiamo Alessandro -, dice lui, in un soffio, appena seduti, senza guardarla negli occhi.
Sembrerebbe l’inizio di una storia romantica, pensa lei, in un soffio, senza crederci.
- Ale -, ripete lui, più convinto, - vivo a Milano solo da tre anni eppu-re mi piace così tanto che pretendo di conoscerla a memoria… e tu? –
Lei esita, poi si volta verso i suoi occhi: - Angela -, sorride banale, - sono di Venezia, si sente immagino -.
Ale ride: - Ah, guarda, pensavo fossi sarda… -,
Ridono insieme, una nota alta di una polifonia perfetta: perché gli ac-cordi riescono bene solo nelle prove generali?
- E a Milano cosa fai? –
- Non me lo chiedere -, si schernisce lui, - non lo so neanch’io. Sono venuto per studiare Economia ed ho scoperto la mia vera vocazione -.
Lui non termina mai i suoi discorsi, questo ha notato Angie. Sembra quasi volere stimolare costantemente la sua attenzione, provocare una sua risposta.
- E quale sarebbe la tua vocazione -, lo asseconda lei, ora più fluida e sicura.
- Scrivere, sai. Sono rimasto a Milano in questi giorni perché mi piace godermi questi spazi per la prima volta vuoti, sgombri, disponibili per lasciar fluire la mia penna, ma… ti sembrerò patetico -.
Angie scuote la testa: - No, davvero. Penso non sia raro trovare qualcuno che adori la città deserta, eppure tutti fuggono appena possono -, continua, - sarà per questo caldo -, e si asciuga la fronte, - E tu dove scendi ora? –
- Sei fortunata, sulla tua stessa linea… -
Angie è contrariata: - Sei sicuro che non ti sto dando un disturbo? –
Ale gonfia il petto: - Figurati, è che sei stata proprio fortunata -, ripe-te lui, - e poi come fai a non piacermi con questi modi così puliti? –
Angie arrossisce, tutto di un botto, e Ale con lei: - Scusa, non dovevo dirlo -.
- Figurati -, balbetta lei, - è bello ricevere un complimento quando sei in questo stato -.
Ora è lui a chiedere: - Che stato? –
- Confusa, persa, distrutta da quest’afa –
- Ah bè -, cerca di riprendersi l’Ale -, non dirlo a me -.
La metropolitana si ferma: San Babila.
- È qui -, annuncia lei, cercando di precederlo sul tempo e dimostrare la sua rinnovata conoscenza.
- Eh già -, risponde lui, mentre sono già su per le scale che portano proprio sotto alla fontana della piazza – Sarebbe bello tuffarsi –
- Eh già -, gli fa eco lei, guardandolo e sorridendolo leggermente, ora in un modo più tenue e meno soffocato. “Vuoi fare Bridget Jones della situazione?”, continua a ripetere il grillo parlante nel suo stomaco. Quasi trentenne che cerca di fingersi una ragazzina spera di sedurre studentello con passioni indefinite che si è offerto gentilmente di aiu-tarla nel labirinto della metropolitana milanese, “ma dai!”
Angie sorride di nuovo: - Mi piace Milano -.
Ale capisce la sua frase ma non può mostrare prontamente le sue car-te, rischierebbe di chiudere il gioco: - Ma come fai a dirlo, ci sei da così poco… -, ribatte comunque carino, - dobbiamo prendere il bus sotto quei portici -, continua lui, disinvolto, indicando la vetrina del negozio della Sisley.
- Che numero? -, incalza lei.
Lui sbuffa: - 73, quello che è appena partito -.
- Oh no -, sospira lei, con una minuscola appendice di gioia.
Si siedono sul bordo della vasca, aspettando: - E di cosa scrivi, allo-ra? –
Gli occhi verdi si perdono davanti a sé: - Di sentimenti, dei miei sen-timenti. Mi sento stretto e demoralizzato dal corso delle cose, dalla mia vita in questi ultimi tempi, dalle mie insane aspirazioni di suc-cesso e dai rapporti che si susseguono come palline di una estrazione del bingo. Capisci, una dietro l’altra, senza lasciare un segno. Sarà banale, ma tirar fuori quello che hai dentro a volte è più facile quan-do sei davanti ad un foglio di carta piuttosto che alla persona che do-vresti amare -.
- È una cosa comune -, filosofa. Ma cosa ne potresti sapere?
Lui non si ferma: - È come parlare dei tuoi problemi ad uno scono-sciuto o al tuo genitore. Ecco, sarebbe più facile far leggere a te i miei racconti che piuttosto ad un consulente di una casa editrice -.
Angie ride: - Vuoi farmi leggere qualcosa? –
Ora è Ale ad essere imbarazzato, balbetta qualcosa: - Non volevo in-tendere questo, cioè, se non vuoi… -
- Come preferisci -, ribatte lei, - se vuoi lo farò volentieri -.
Lui farfuglia, ora: - Ho qualcosa con me, se vuoi te lo lascio, ho delle copie, non preoccuparti, sempre pronto per spedirli, ma in fondo alle case editrici ora come ora se non sei Barricco o De Carlo non ti caga nessuno -, si ritrae sull’ultima uscita decisamente volgare ed estrae un piccolo plico dallo zaino. Angie lo mette in borsa: - Lo leggerò -, assicura.
L’autobus che arriva li toglie dall’impaccio: - Eccolo, andiamo -.
Si siedono vicini, Angie e Ale, di fianco, sfiorandosi leggermente con un contatto naturale e desiderato, trama ripetuta di una storia banale e romantica. Non potrebbe mai funzionare, eppure a volerci provare…
I primi istanti sono di chiacchiere, intense, pure, fresche e libere, surreali in quest’atmosfera appiccicosa. – È come se ci conoscessimo da una vita, non trovi? –
- Eh già, - ribatte lui, - eppure in fin dei conti siamo così diversi, non trovi? –
- La diversità non può essere misurata dai nostri profili esteriori, non possiamo permetterci di giudicare quello che è l’altro solo perché non lo conosciamo, è molto semplice. In fondo al nostro cuore potremmo essere le persone più simili del mondo, ma non possiamo dirlo solo perché non ci conosciamo fino al fondo del nostro cuore –.
Angie è senza fiato.
Ale la guarda: - Sei sconvolgente, per questo ti ho detto prima quella cosa, che sembriamo in sintonia da molto più del momento presente. Ora come ora potrei dirti qualsiasi cosa -.
Angie lo incalza: - Cosa? –
Ale scuote la testa: - È solo un gioco di coincidenze ed ora siamo arri-vati al capolinea, più che metaforicamente -, dice lui, che vorrebbe essere ancora in viale Forlanini, eppure. Eppure. Silenzio. Angie si morde un labbro, che dire ancora?
È la fine di un romanzo già letto, qualcosa di ineluttabilmente con-cluso su cui non si può tornare indietro. Attimi di interminabile e fra-stornante silenzio. Ale si alza e suona il campanello: - È la nostra -.
Angie è troppo triste per non lasciarsi svelare, Ale ora la ignora quasi e lei non sa se prenderlo come un segno che questo è stato solo un breve tratto delle loro vite in cui i binari sono proseguiti vicini, o un segno del destino, uno di quelli da non lasciare perduti.
Il grillo parlante borbotta: sei troppo estrema e fatalista, ma ti sem-bra possibile alla tua età?
In fondo ho solo ventotto anni, pensa lei, ma ora mi sembra di averne mille sulle spalle.
Sarà il caldo, obietta la sua coscienza.
È un istante fugace: il bus accelera leggermente prima della fermata, Angie sbatte gli occhi, sembrerebbero lucidi, ma noi sappiamo che non è così. Ale impreca contro l’ennesima buca che li fa sobbalzare. Fermata. La porta si apre.
- Ora sarai capace a raggiungere il posto dove devi andare? -, scherza Ale con poca convinzione.
Angie annuisce: - Ma tu non dovevi scendere a questa? –
Ale sorride pensoso: - Era un paio di fermate prima, la mia, ma non preoccuparti, torno indietro a piedi -, l’anticipa, - sono sicuro -.
Si fermano. Angie stringe forte la borsa nelle mani, china gli occhi, osserva la vaga impronta delle sue scarpe nell’asfalto surriscaldato: - Ok, leggerò i tuoi racconti allora. Così quando sarai uno scrittore fa-moso… -
Ale si china, è un bacio leggerissimo, quasi a fior di labbra, ma che si dipana profondo, umido ed estremamente cercato.
- Ciao -, sussurra lui, staccandosi e prendendo la strada, senza vol-tarsi.
- Ciao -, si scioglie lei, di rimando, incantata e sconfitta.

Le porte scorrevoli del palazzo Mondadori si aprono una dietro l’altra, la prima sensazione è che l’aria condizionata sia troppo forte e che tra poco comincerà a girarle la testa. – Finalmente signorina Tiozzo! -, sussurra il redattore -, l’aspettavamo da un’oretta, ma non ha preso un taxi? –
Angie ribatte: - Ora che vivo a Milano voglio imparare a vivere da mi-lanese, e poi con i mezzi pubblici si fanno piacevoli scoperte -.
- Non mi dica letterarie! -, la schernisce l’uomo e poi prosegue: - Mi segua, le mostro il suo nuovo ufficio, troverà sulla sua scrivania al-cuni manoscritti già pronti da esaminare, hanno superato il primo fil-tro di lettori ed ora aspettiamo giudizi più competenti. Naturalmente ha la massima libertà di espressione e giudizio, sia bene inteso -.
Angie sorride ed appena entrata nel suo nuovo ufficio, posa il pacco di Ale in cima alla pila.

Una ragazza lo aspettava scocciata ad una panchina: - Finalmente! Ma da dove arrivi? –
Ale si era avvicinato stanco ed affranto, la ragazza lo aveva afferrato malamente per le spalle e lo aveva baciato sulle labbra: - Allora? –
- Niente -, aveva appena sussurrato lui, - tutta colpa di una coinci-denza -.
Coincidenze testo di KRISTINA K.
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