Racconto 1: Cena nel silenzio

scritto da Ottobre
Scritto 4 anni fa • Pubblicato 4 anni fa • Revisionato 4 anni fa
0 0 0

Autore del testo

Immagine di Ottobre
Autore del testo Ottobre

Testo: Racconto 1: Cena nel silenzio
di Ottobre

Barbara quella sera non fece ritorno, infine si decisero a cenare quasi per scaramanzia, loro due soli, tanto ormai da tempo Teresa aveva solo l’aiuto di Stefano, strappato alle sue tranquille ricerche del nulla, non avevano più saputo trattenerla.
Non osavano parlarsi, né rimproverarsi, né accennare a qualche tentativo di risoluzione, si arrovellavano piuttosto in se stessi, nelle loro colpe, rimorsi, azioni mancate, sempre con la stessa conclusione: “Me lo dovevo aspettare”, increduli per come non aver fatto niente.
In alcuni momenti sembrava fosse morta e stessero lì muti a piangerne l’assenza, a sentirne la mancanza, a dolersi del tempo perduto quando l’avevano ancora con loro, a quanto avrebbero potuto fare, a tutto quello che avrebbero potuto ancora concederle.
In altri sembrava che arrivasse euforica a presentar loro il suo nuovo e definitivo compagno, bello d’aspetto ma soprattutto affermato, se non di successo, risoluto, integrato, insomma un vero uomo, in grado di renderla finalmente felice, di realizzare i suoi sogni, permetterle tutti i capricci; lui sarebbe pure potuto restare, sarebbe stato lo zio di altri bambini, la mamma sarebbe potuta andarsene in pace soddisfatta dopo gli ultimi sacrifici per i tanti nuovi nipotini.
Poi in certi momenti i loro pensieri si univano in altri si separavano, come i loro sguardi che si incontravano o restavano bassi, ma senza osare confessarseli né condividerli, per stanchezza, per timore o solo per meglio rifletterseli dentro, questo sicuramente li univa.
Ma lei pur con tante ammissioni per il passato e pur considerando possibili strade nuove per il futuro, non riusciva a fare a meno di ostinarsi su quest’ultima opportunità, che poteva non essere giudicata ancora perduta, guardando Stefano, pensando ad Antonio, non riusciva a immaginare di poter sostenere il peso di un’altra delusione più per loro che per se stessa.
Si ripeteva che si debba anche accettare quanto l’intreccio degli eventi dispone e ai quali la nostra vita ha portato, non si può pretendere sempre di avere la possibilità di rifare, lei aveva accettato il prematuro addio del marito rivolgendo tutto il suo dovere ai figli, portandosi dentro un dolore senza lamento.
E qui guardava Stefano più intensamente cercando consenso e aiuto per farla tornare.
Lui accettando quella strada, garantendo la propria parte, aveva già ampiamente concordato con quella disposizione, poi aveva continuato facendo anche la parte di lei, per quello che poteva, ora si richiedeva oltre, ma non solo dalla famiglia, era lui stesso, convinto che non si possa per sempre ripensare, tornare indietro, ripartire.
Ma il loro accordo si scontrava con un’altra persona, un’altra vita, come potevano giustificarsi questa intrusione ? ma soprattutto come poterla reggere per tutto il futuro che sarebbe stato loro concesso ? qui le menti si dividevano di nuovo.
“Io ho fatto tutto per lei, adesso lei ha il dovere di farlo per me, per Antonio, anche lui non si è risparmiato, tanto più che ha avuto questa fortuna di rimettersi in carreggiata, deve tornare a casa, non ci sono alternative, io sono disposta a sacrificarmi ancora per quello che mi rimane”, pensava, dimenticando che il fardello per Barbara e Stefano era per più a lungo da portare.
“Se potessi garantire anche per lei ti farei volentieri contenta” Stefano guardandola, come fosse la sua di madre, che non era invece riuscito a compiacere, fuggendo senza farsi trattenere, “ma farò ancora di tutto perché il disegno di obbedienza si possa avverare, sopportare, ti accompagneremo appagata insieme”.
“Antonio, Antonio, certo ci aiuterà, la convincerà, lui è così buono e paziente, saprà trovare le parole per le giuste ragioni” si illuminò Teresa come se Barbara fosse già apparsa docile e mansueta, coinvolgendo Stefano, che nei suoi occhi rivide di nuovo la certezza, la sicurezza, la protezione.
“Sì ce la possiamo fare, facendoci forza, noi dobbiamo prevalere su ciascuno, quello che si deve si farà, una buona volta, senza più vagare inutilmente in cerca del meglio e meglio ancora, accontentarsi come questa semplice donna, come voleva mia madre, e io non ho saputo ascoltare la sua debole voce, adesso invece non perderò l’occasione”.
Lei si alzò risoluta per prendergli il piatto, lui le prese la mano, avrebbe voluto baciargliela, gliela strinse, poi si alzò con suo sostegno, avrebbe voluto abbracciarla ma il loro pudore non glielo consentì.
Racconto 1: Cena nel silenzio testo di Ottobre
6

Suggeriti da Ottobre


Alcuni articoli dal suo scaffale
Vai allo scaffale di Ottobre