Ne aveva viste di cose che gli umani non potevano immaginare, a voler chiosare il celebre film.
Inevitabilmente la mente tornava ai ricordi e si soffermava sulle riflessioni, quando tutto il resto del mondo si chiudeva a riccio con la paura dell'interazione.
La primavera era esplosa senza ritardi, in un tripudio di gemme sugli alberi, pollini in volo a cercare vita, volatili sbrinati sui cornicioni.
Gli occhi di Giorgio non erano abituati ai colori, non era mai stato attratto dai giochi della luce solare e, a ben pensarci, neanche da quelli lunari, forse da quelli più discreti delle stelle, magari d'estate, sulla spiaggia.
Ma, in generale, non era mai stato un tipo inutilmente allegro, di quelli che si sentivano appagati a passeggiare nei prati fioriti, come se la vita fosse una metafora della primavera, di rinascita continua dopo letarghi e geloni ai piedi.
Aveva visto cose più interessanti, in mandala di sensazioni che avevano vorticato nella sua mente giovane.
Nei locali psichedelici, aveva visto teste ciondolare inebetite e corpi dimenarsi in possessione di ritmi selvaggi, gli occhi a media fessura e i sorrisi dopati, in una danza alla gioia che inneggiava a godersi il momento. La vita esplodeva di notte, in fuochi pirotecnici fra le tenebre, a respirare ossigeno tra una boccata e l'altra di spinello, a ridere sguaiatamente in faccia alla morte, una bottiglia dopo l'altra; all'alba, ci si ritirava a dormire, lasciando alle greggi il loro pascolo al sole.
Nella sua epoca, era stato così: i giovani vivevano di notte, sfidando in ogni modo la donna nera, in un'acchiappa-bandiera sadico.
Non si pensa che si possa morire, quando si hanno le forze della gioventù.
E quelle erano le cose che aveva visto Giorgio, tali da imprimersi nella memoria a patrimonio della vecchiaia. Erano stati gesti incoscienti, allucinanti, provocatori, a cui aveva assistito e, a volte, partecipato nella goliardia della situazione.
Correre contromano con l'auto truccata, tuffarsi dalla scogliera nelle acque nere, gare all'imbuto di super alcolici e trip in altre realtà, in cui era possibile vedere il demonio copulare avidamente sul soffitto, e scheletri ghermire falangi appuntite verso corpi imbottiti di illusioni. Quelle immagini non gli si erano mai cancellate dalla mente ma, all'epoca, era un curioso, doveva e voleva provare tutto, persuaso, come ogni giovane, che niente avrebbe potuto fermare la sua folle corsa.
A cinquant'anni ed in una situazione che non si sarebbe mai auspicato di esperienziare, Giorgio era giunto alla conclusione che tutto ciò che aveva visto e vissuto, prima di allora, era niente in confronto al panorama dalla sua finestra.
I giovani sono stupidi: lo sono sempre stati, in ogni generazione, credendosi eroi coi super poteri, destinati a grandi cose, dotati di immortalità.
Sulla panchina dello spiazzo antistante la chiesa, gruppetti di adolescenti, con le mascherine portate in testa come bandana o sotto il mento come barbe, si divertivano in quel ridicolo botta e risposta di suoni onomatopeici senza significato, ritenendosi al di sopra delle misure preventive imposte per combattere un nemico invisibile. Idioti.
Bambini che non si spaventavano più delle minacce dell'uomo nero se non ci si sbrigava a dormire; bambini, che si facevano beffe di Pierino che gridava "al lupo, al lupo".
I nuovi giovani erano più stupidi dei vecchi.
Imberbi che non scherzavano col fuoco semplicemente perché, con gli anni, si era trovato il modo di non scottarsi le dita.
Ai suoi tempi, Giorgio ricordava benissimo che ci si lasciava la pelle nei coma etilici e nelle iniezioni di adrenalina, nella cazzate notturne e nei pericoli degli allettamenti illeciti. L'evoluzione degli imbecilli imprevidenti e immaturi aveva portato ad una gioventù più disincantata e temeraria.
Se un vecchio che ha vissuto la guerra e le epidemie, si meraviglia gli occhi di pianto per una pandemia mai vista, forse era il caso di fermarsi un attimo a riflettere: i veri eroi erano quelli come Giorgio che osservavano il mondo da una finestra.
Il nemico era subdolo, piccolo, invisibile, sadico, spietato, apparentemente invincibile, per il momento. Gli si poteva ribattere che nessuno avrebbe voluto vivere per sempre, che non avrebbe abbattuto la volontà di godersi ogni istante in assoluta libertà, ma era palesemente da stupidi sfidare la sorte a costo di sentirsi strozzare in gola l'anelito alla vita, come ossigeno incendiabile.
Giorgio ne aveva viste, ma di così pericolose mai.
La normalità del restare a casa era la prova più spericolata che lui avesse vissuto, a stretto contatto con i pensieri di terrore.
Ho visto cose che... testo di Deaexmachina