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Avevi dato sfogo al tuo desiderio di sangue, di cenere e di urla strazianti che come sempre cullavano il tuo
triste sonno inconcludente. Semplicemente penoso.
Ma non riuscivi a soddisfarti. Non volevi soddisfarti.
Avevi sempre sete, desideravi costantemente guardare dall’alto che il tutto diventasse solamente di un
singolo colore, per poi applaudire e lacrimare quando tendeva a sbriciolarsi subito dopo, lasciando dietro
solo quella sporca scia tossica che sembrava indicarti la via per un nuovo gioco funereo, così da poterti far
ricredere ancora e ancora, senza farti riciclare del tempo prezioso.
Eri stranamente felice. Curiosamente felice.
Più la base perdeva equilibrio, più riuscivi a mantenere una stabilità invidiabile nonostante fossi tu a
decidere fra il cadere o lo strisciare.
Ingestibile sembrava la tua ambizione, la tua furia, il tuo delirio.
La tua agitazione. La tua inquietudine.
Desideravi solamente quel tipo d’euforia deviante che nemmeno riuscivi a comprendere. A tuo discapito,
malgrado quelle vittime ingrate, ignare ed insensate che sorreggevano le tue finte palafitte di plastica.
Volenterose nel farlo, ma insulse, nonostante tu ti illudessi del contrario.
Riempivi una tanica vuota fino all’orlo per lasciarla costantemente bollire, riempendola ad oltranza,
respirando e vivendo esclusivamente per quei fumi, creandoti una sottile nube profumata che nascondeva
meticolosamente il tuo volto limpido, pulito ed innocente, a quei martiri bastardi costituiti da un numero
pressappoco infinito di menti lavate e leggere, pronte a non farti mai cadere, e pronte a leccarti quelle ferite
scarnate mai recate da loro.
*avevi sempre sete...e iste* e sete.