L'odore del caffè

scritto da innuendi
Scritto 22 ore fa • Pubblicato 16 ore fa • Revisionato 16 ore fa
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Testo: L'odore del caffè
di innuendi

L’Olivuzza è una tana antica. Sta lì, ferma, tra il parco e il viale che scende verso il centro di Palermo. Dentro ci trovi le anime smarrite, quelle che il mondo ha smesso di chiamare per nome. Gente che non parla più: il silenzio qui è sacro, come una preghiera che non aspetta risposta.

L’aria sa di caffè fresco, sigarette e alcol vecchio. Dietro il bancone c’è lui: un barista con la barba lunga e gli occhi stanchi di chi ha visto troppo. Non giudica. Ascolta i lamenti che galleggiano nel fumo, come un oracolo che ha smesso di dare vaticani e si limita a servire da bere.

In un angolo c’è una donna. È sola. Fissa il fondo del bicchiere come se cercasse una via d'uscita. È bella, ma è una bellezza stanca, che si incrina ogni volta che prova a imbastire un sorriso. L’inquietudine se la rimangia subito.

Dall'altra parte, un vecchio stringe un medaglione d’argento. Lo preme nel palmo, un pezzo di passato che non torna. Respira a fatica, cercando un perdono che l'universo non ha più voglia di concedere.

Poi c’è un ragazzo. Ha un foglio e una matita. Disegna i volti martoriati dei presenti, uno dopo l'altro. Non parla, guarda e traccia. I suoi occhi hanno capito tutto.

L’alba arriva col colpo di grazia della sua luce. Entra dalle vetrate e svela ogni ruga, ogni fantasma. Eppure, in questo limbo di speranze rotte, succede qualcosa. Per un istante, tra il primo caffè e l'ultima sigaretta, queste ombre si riconoscono. Non sono una famiglia, ma non sono nemmeno estranei.

Escono fuori, uno alla volta, mentre il sole si alza. Ognuno si porta dietro il suo pezzo di solitudine, ma con una certezza nuova: nel labirinto della vita, stamattina, non erano soli.

2023

L'odore del caffè testo di innuendi
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