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Questa specie incarna un equilibrio raro di forza e vulnerabilità, di istinto e cooperazione che ha ispirato poeti e scrittori.
Tra le oche selvatiche più note spiccano l’oca del Canadà (Branta canadensis), e l’oca selvatica europea (Anser anser): due protagoniste delle zone umide dell’emisfero nord.
L’oca del Canadà, appartiene all’ordine degli Anseriformi e alla famiglia degli Anatidi.
È più scura di Anser anser, con zone bianche sul capo e sul petto, un caratteristico sottogola bianco e zampe larghe e palmate, perfette per muoversi nel fango e nell’acqua.
Il suo volo è inconfondibile: battito d’ala lento e ampio, apertura alare tra 127 e 185 cm, e un verso sonoro e strombettante che molti autori hanno descritto come “suggestivo”.
Originariamente abitante della tundra e delle praterie, si è espansa verso zone umide boschive e perfino nelle periferie urbane del Nord Europa e del Nord America, dove appare confidente con l’uomo.
Ma la sua anima resta selvatica: oltre 4 milioni di individui vivono e si riproducono in natura.
Il nido è una semplice depressione del terreno, foderata con erba e piumino. Depone 4–7 uova, una sola covata all’anno.
In autunno affronta lunghe migrazioni verso gli Stati Uniti meridionali e il Messico, volando spesso a 900 metri di quota, ma con casi registrati a quote molto più elevate. I pericoli sono molti: maltempo improvviso, predatori come il falco pellegrino, e soprattutto la caccia.
In Nord Europa e nelle regioni temperate degli Stati Uniti, dove è stata introdotta, molte popolazioni non migrano più, a meno di inverni eccezionalmente rigidi. Sono state individuate sette sottospecie di oche canadesi.
L’oca selvatica europea - Anser anser - è l’antenata delle oche domestiche; è una presenza familiare nelle lagune, nei canneti, lungo i fiumi e nelle paludi.
Il suo piumaggio grigio cenere, il becco arancione o rosato e l’apertura alare che supera il metro e mezzo la rendono immediatamente riconoscibile.
Diventata celebre anche grazie agli studi di Konrad Lorenz, che osservò in essa il fenomeno dell’imprinting: il legame immediato che i piccoli instaurano con la prima figura che vedono dopo la schiusa. Una scoperta che ha rivoluzionato l’etologia moderna.
Specie erbivora, si nutre di piante acquatiche, erbe e granaglie.
Vive in gruppi sociali stabili, trascorre la notte in dormitori collettivi e all’alba si sposta verso le aree di alimentazione, per poi rientrare al tramonto.
La migrazione è uno dei suoi tratti più spettacolari: in autunno gli stormi si sollevano verso sud in formazione a V, una strategia aerodinamica che riduce la resistenza dell’aria e permette un notevole risparmio energetico.
Durante questi viaggi si formano le coppie, che resteranno unite per tutta la vita.
La riproduzione avviene tra marzo e maggio. Il nido, costruito a terra tra la vegetazione, ospita in genere 4–6 uova.
La femmina cova, mentre il maschio difende il territorio. I piccoli volano dopo circa un mese, ma rimangono con i genitori fino all’inverno successivo.
Accanto a queste due specie, il mondo delle oche selvatiche comprende anche: l’oca delle nevi (Anser caerulescens), l’oca egiziana (Alopochen aegyptiaca), l’oca di Magellano (Chloephaga picta). Abitano ambienti che vanno dalla tundra artica alle zone temperate dell’emisfero sud, mostrando una straordinaria capacità di adattamento.
Nomi stranieri più usati: Magellan Goose (inglese) Magellangans (tedesco) Ouette de Magellan (francese) Ganso de Magallanes (spagnolo),
(finlandese) Harmaahanhi.