Allontanarsi dalla riga gialla di sicurezza

scritto da AriaStoinov
Scritto 7 anni fa • Pubblicato 7 anni fa • Revisionato 7 anni fa
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Un piccolo stralcio di quotidianità in una stazione delle marche. Buona lettura!
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Testo: Allontanarsi dalla riga gialla di sicurezza
di AriaStoinov

La mattina in stazione, non c’è nessuno.
Mattina, insomma.
Le cinque e nove, che non sai bene se chiamarla notte o cosa. E' uno di quegli orari dove ci piazzano un treno cosi, per sport, perché dubito che alla gente serva un treno alle 5.18, quando neanche i giornalai stanno in piedi, e i giornali non ci sono ancora.
E se le notizie del giorno prima non sono ancora uscite, beh, sarà che il giorno prima in realtà non è ancora finito.
E allora la chiami notte.
Ma quella parte della notte di cui nessuno si frega, soprattutto nella grande metropoli da dove parto.

Porto S. Giorgio- Fermo. Già, fermo.
Il binario è fermo, la biglietteria è ferma.
Eppure quando spunti dal sottopasso maledicendoti per aver portato come sempre troppa roba e troppi bagagli, ti accorgi che un treno a quell’ora, il primo della giornata, non è poi tanto snobbato.

C è già una signora, o ragazza, boh, un’età inqualificabile, di quelle che se le dai vent'anni ridono, se gliene dai quaranta a momenti ti ammazzano.
Sta lì seduta sull’unica panchina, con un trolley nero, una gamba appoggiata sopra e una posa stravaccata, come se dal letto non si fosse mai alzata, e chissà da quanto sta lì.
Una di quelle bacchettone che arrivano due ore prima per prendere un treno insulso.
Mi metto davanti al binario e mi giro un attimo per guardare il binario sullo schermo, l’unica cosa accesa a parte le luci.

Ci sono due linee, una delle 5.18 direzione Ancona, una 7.20 per Bologna.
Che poi per Bologna ci devo passare anch’io, quindi perché devo prendere quello di due ore prima e cambiare ad Ancora alle sei, che con la mia lucidità prendo l’unico altro treno del mondo a passare allo stesso orario del mio, e finisco in Ecuador.
Si, quell’unico treno finisce in Ecuador.
Non c’è altra spiegazione.

Poi, mentre rifletto sulla mia poca dimestichezza con la rete ferroviaria dal Po in giù, arriva l’imbranato della situazione.
Quello che solo mette piede sulla banchina e capisci che non capisce un cazzo.
Pantaloncino bianco e maglia bianca, questa dentro l’altro, rinsaccata nel disperato tentativo di fare non so cosa, boh, non penso proprio di essere alla moda o qualsiasi cosa abbia a che fare con questa parola.
Cappellino da pescatore, occhialini a fondo di bottiglia, neri, un trolley e uno sguardo perso.

Fa due passi, si ferma, ne fa altri e scruta l’orizzonte, che poi c è la siepe e non c è una luce, un muro nero senza nulla di poetico; guarda il monitor con le partenze in atteggiamento contemplativo.
E guarda più volte il binario uno ed il binario due, pronto a fare uno scatto felino nel sottopasso nel caso il binario fosse l’altro.
Continua la sua esplorazione piazzandosi davanti all’obliteratrice e studiandosela.
P.San Giorgio-Fermo. Il mondo era fermo, dormiva ancora.

Nessun rumore a parte Lo Sveglio che sta obliterando i biglietti per tutte le Marche e la Lombardia messe insieme, che come minimo questo arriva in Ecuador o in Nepal.
E poi spiegalo alla nepalese controllore di turno, che li hai timbrati tutti nella mitica Porto San Giorgio-Fermo, che ovviamente non conosce, ma che non conosce nessuno, neanche gli Italiani.
Eppure io ci stavo in vacanza.
Intanto arriva una coppia, che questi sono milanesi per forza, si vede da come camminano, dai risvolti ai pantaloni, le scarpe comode ma di marca e il colmar di mezza stagione legato in vita.
Perchè non si sa mai con questo tempo, l’aria condizionata, il riscaldamento globale e tutte le cose fighe che il milanese ha già messo in preventivo, che questi paesani neanche sanno che vuol dire.
Ma che glielo spieghi a fare, tu sei milanese.

“Dlin dlon: attenzione prego, il treno 12038 diretto ad Ancona è in arrivo al binario uno, allontanarsi dalla linea gialla di sicurezza” è come un pizzicotto, un rumore sbagliato nel posto sbagliato. Rompe il silenzio e tutti si guardano tra di loro, troppo stanchi per chiedere se è quello che va a Vattelappesca.

Lo sappiamo tutti, e non è il momento né l’ orario opportuno per socializzare.

E questa cosa è molto milanese.
Allontanarsi dalla riga gialla di sicurezza testo di AriaStoinov
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