Entropia

scritto da Mario Lupo
Scritto 5 anni fa • Pubblicato 3 anni fa • Revisionato 3 anni fa
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Autore del testo Mario Lupo

Testo: Entropia
di Mario Lupo

Entropia

 

Quando come un coperchio il cielo pesa

soffocando la terra offesa

la pioggia imita una vasta prigione

piena d’angoscia e disperazione

piove su macerie crollate

su carcasse ossidate

piove sulle rovine elettroniche

e le teorie economiche

piove sui siti di stoccaggio

del fallito riciclaggio

piove su cimiteri radioattivi

su tumori ancora vivi

piove sull’arsenale nucleare

che non si può più smantellare

cade su oceani morti una pioggia dura

dove la mente e il cuore si spaura

cade sulla terra nuda cenere grigia

sulla sterile palude stigia

piove nella notte senza stelle

una polvere di nanoparticelle

piove in un’alba senza sole

desolata, senza più parole

piove su animali impazziti

sopra mostri abortiti

piove sulla pineta, spoglia e scabrosa

una pioggia solforosa

piove su campi di grano mutante

piove acqua pesante

scende un diluvio di acido carbonico

sul mondo degradato e disarmonico

una pioggia greve sulla zuppa di plastica

che il popolo dannato mastica

scende a grandi falde neve bruna

nella notte sgomenta senza luna

piove su fiumi coperti di schiuma

su grumi di catrame, sulla terra che fuma

piove su rospi schiacciati

capodogli spiaggiati

piove sul mondo dei vinti

piante e animali estinti

piove su branchi di cani randagi

forieri d’infausti presagi

viene marzo senza più mimose

aprile senza fiori di pruno

maggio senza rose

giugno senza fiori di castagno

primavera silente

la cincia non si sente

primavera sorda

chi se la ricorda

le api scemano, non sciamano

le piante sterili ci affamano

giace all’ombra d’un cipresso

la fiducia nel progresso

le vie d’uscita sono tutte chiuse

i più fortunati mangiano meduse

cadono bombe d’acqua sul suolo impermeabile

una valanga di fango inarrestabile

per l’aria tenebrosa piove a dirotto

sui cavi corrosi del ponte rotto

piove sulle case e le città sommerse

sulle informazioni per sempre perse

piove su Venezia che affonda

e su una piccola ape moribonda

piove sui relitti delle petroliere

le piume incollate sulle spiagge nere

piove fitto nella notte sulla voragine

che tutto inghiotte nella caligine

piove sui tetti coperti d’amianto

fibre mortali portate dal vento

piove su laghi di nichel cromo

sui pozzi avvelenati dall’uomo

piove sul mito seduttivo del progresso

che non può mantenere ciò che ha promesso

cade l’ordigno infernale su Hiroshima

semina cancro il fallout

il nucleare buono devasta Fukushima

paralizza tutto il blackout

piove stronzio, cesio, plutonio

nell’abisso del demonio

piove dicloro-difenil-tricloroetano

su uova di pinguino e di gabbiano

piove tetracloro-dibenzo-para-diossina

sul viso sfigurato di una bambina

piove cianuro a mezzanotte su Bhopal

una strage di poveri innocenti

il progresso si rivela un autogol

alla fine saremo tutti perdenti

cade grandine grossa sullo stupido ottimismo

e l’ideologia funesta del capitalismo

il tasso di crescita dell’economia

sta sepolto nella fossa e così sia

piove sull’enorme debito mondiale

che nessuno può pagare

la natura ce lo sbatte in faccia

il denaro è carta straccia

piove sull’economia dipinta di verde

e il colore si scioglie e si disperde

affonda la nave inaffondabile

sprofonda lo sviluppo sostenibile

piovono pietre senza pietà

sul naufragio della civiltà

il comandante assicura “niente di grave”

ma è il primo ad abbandonare la nave

qualcuno vuole scappare su Marte

ma sulla rampa il razzo non parte

la Luna è piena di cadaveri d’argento

la Terra è un corpo inerte quasi spento

piovono rifiuti e rottami spaziali

stazioni orbitanti, satelliti artificiali

piovono onde elettromagnetiche ad alta frequenza

spezzano i cromosomi della nostra discendenza

cade su piazza San Pietro una pioggia battente

l’urlo delle sirene nel silenzio assordante

piove dal cielo sulle nostre teste

il contagio della nuova peste

uccelli migranti ci cadono addosso

le penne e le piume macchiate di rosso

gli antibiotici oramai sono impotenti

nuovi batteri sempre più resistenti

escherichia, stafilococco

ci tengono in scacco

non ci sono più cure per gli infetti

solo preghiere e lazzaretti

il morbo infuria, il pane manca

sul mondo sventola bandiera bianca

geme il pianeta malato cronico

si estende il deserto amazzonico

cade sul deserto che avanza, una pioggia di fuoco

sui resti carbonizzati a poco a poco

gli incendi corrono, le foglie tremano

le fiamme avvolgono e tutto cremano

nugoli immensi di locuste

nel cielo scuro a mezzogiorno

divorano con mandibole robuste

tutto quello che rimane attorno

ovunque è sete e fame tremenda

uomini e insetti si mangiano a vicenda

i figli cadono a uno a uno

più che il dolor potrà il digiuno

grattacieli abbandonati nelle metropoli

perdono pezzi senza controlli

città fantasma come necropoli

torri e ponti cadono a brandelli

una discarica fumante e puzzolente

cinge d’assedio la città dolente

è seppellita dai suoi rifiuti Leonia

dalla sua arroganza Babilonia

sono sconvolti gli ecosistemi

pervasi da parassiti alieni

mosche instancabili depongono uova

la zanzara trasmette una malattia nuova

in fondo è vero, il bicchiere è mezzo pieno

di acqua inquinata e di veleno

nell’isola di Pasqua l’ultimo albero è morto

a dispetto del nome non è risorto

la volontà di potenza fallica dei moai

finisce col cannibalismo a Rapa Nui

un segnale radio è stato ricevuto

all’ultima spiaggia nessun sopravvissuto

un’onda inconsapevole adagia

corpi senza respiro sulla battigia

navi piene di veleni adagiate sui fondali

come vasi di Pandora fanno uscire tutti i mali

piove su terreni un tempo seminati

ora ridotti a campi minati

piove amaro e tossico assenzio

sul sangue versato che grida in silenzio

cade una pioggia fredda sulla baia di Minamata

e sulla piccola Tomoko dal mercurio devastata

piovono radionuclidi sul sarcofago di Chernobyl

e sulla grande truffa della crescita del PIL

piovono isotopi e molecole abnormi

su bambini nati deformi

cade una tempesta di fuoco sul Vietnam

sui bambini bruciati dal napalm

piove sugli schiavi del coltan, nel Congo dell’est

l’orrore… l’orrore humanum est

piovono idrocarburi sul golfo di Augusta

il mare diventa rosso, l’aria combusta

più si vuole fare ordine

più si amplifica il disordine

il vero volto del progresso

è tutto in questo paradosso

l’impatto ambientale antropico

è ineluttabilmente entropico

l’illusione cognitiva è la genesi

la catastrofe che arriva è la nemesi

nessun filosofo con la lanterna

ci ha fatto uscire dalla caverna

Cassandra grida, vede e prevede

nessuno l’ascolta, nessuno le crede

la verità fa tremare le ossa

con l’intrattenimento va rimossa

piove sulla favola bella che ieri ci illuse

ma tutte le speranze sono andate deluse

piove sull’idolo che ancora c’illude

piove sul pianeta delle scimmie nude

fonde la calotta per l’effetto serra

si ferma la corrente del golfo

si spacca la crosta della terra

si forma un torrente di zolfo

piove sabbia scura sul ghiacciaio

l’acqua dolce si esaurisce

lampi e fulmini su scheletri d’acciaio

la rabbia del cielo colpisce

l’uragano fa volare pale eoliche

pannelli solari, antenne paraboliche

milioni di alberi abbattuti

dalla tempesta in pochi minuti

piovono rocce, lapilli e cenere

aria infuocata come su Venere

piove sulle magnifiche sorti e progressive

su portentose tecniche distruttive

si alza il mare e si abbassa il pH

in questa età superba e sciocca

piange il cielo nero vestito a lutto

sull’infinita vanità del tutto

ora tutto è terribilmente reale

è infranta la menzogna virtuale

s’è inceppato l’algoritmo digitale

è impazzita l’intelligenza artificiale

piove su Wall Street, sulla statua del toro

piove sul moderno vitello d’oro

la tempesta di sabbia copre Dubai

pire di cadaveri a Mumbai

la nebbia rossa avvolge Pechino

bombole d’ossigeno a Torino

non c’è più frutta nella Grande Mela

nuovi miserabili nella mega favela

non c’è più niente da bere a Milano

arida e disseccata per sua stessa mano

il terremoto rade al suolo Messina

l’onda anomala spazza via Lisbona

un ciclone su Washington, baluardo di civiltà

non è rimasto in piedi più niente nemmeno là

il superorganismo non è più connesso

si disgrega fino al collasso

superato il punto di non ritorno

l’atmosfera diventa un forno

il disastro non lineare

cresce in modo esponenziale

la psiche è scossa, l’animo affranto

la mente umana cede di schianto

non c’è più tempo per cambiare rotta

ormai il pianeta è in bancarotta

nessuna mossa è più consentita

in questo finale di partita

finisce la grande marcia trionfale

in questo tramonto globale

scende l’ombra nera dell’eclisse

su questa lenta apocalisse

 

Torino, 25 aprile 2021

Entropia testo di Mario Lupo
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