Se provo a guardarmi con i tuoi occhi, il ritratto che ne esce non è incoraggiante. So bene che, a volte, mi guardi e vedi una donna molto insicura, quasi infantile, che accusa un forte deficit affettivo.
So che queste mie lacune, a volte, ti imbarazzano. Nel senso più fedele del termine: ti creano, cioè, un’emozione breve e spesso non intensa di disagio, di incapacità di reagire.
L’imbarazzo che provi io lo percepisco come la tua risposta di non volermi ferire.
Lo apprezzo, credimi. E contemporaneamente ci soffro.
Io alle parole do un peso spropositato. Me ne accorgo sempre di più; nella quotidianità, in famiglia, al lavoro.
Spesso mi accorgo di non riuscire più a parlare, perché preferisco tacere piuttosto che pronunciare parole vuote, automatiche, senza senso.
La sola persona con cui invece io riesco a lasciarmi andare, ad andare oltre, sei tu. E anche qui mi dispiace, che in fondo tu sia costretto, da spettatore passivo, a subire alcune mie parole.
Perché, spesso, so che non le condividi. Non le senti tue e, nuovamente, ti creano imbarazzo.
Dopo sei anni ho accettato (a malincuore, credimi, e lavorandoci duramente) che i sentimenti che ci uniscono sono diversi. Molto diversi. Ho accettato che non provi amore nei miei confronti e che davvero non mi dirai mai “ti amo”. Lo accetto e rimuovo ogni speranza perché o si ama da subito, o non si ama più.
Certo, è il mio personale pensiero.
Per me, invece, è diverso. E, anche se cerco in tutti i modi di trattenermi, fatico a non esternarti ciò che provo. Salvo poi sentirmi in colpa, se ti amo.
I tempi duri che stiamo vivendo ci costringono a focalizzare le nostre azioni, i nostri pensieri, in altro modo. Più pratico, diresti tu. Più freddo, direi io. In questa scissione evidente tra ciò che siamo e ciò che facciamo, a volte mi sento spaesata e mi chiedo, parafrasando il titolo di un film, “che ne sarà di noi”.
Ci sono momenti, come questo, in cui mi sento talmente marginale nella tua vita che ho quasi l’impressione di non essere reale, di essere una presenza fantasmatica.
Ho imparato a non recriminare, a pazientare, a vedere la tua vita con i tuoi occhi.
E credimi, è un duro lavoro.
Perché, nonostante io mi sforzi e concentri quotidianamente su di te, sui tuoi problemi, sui tuoi dubbi, io resto una (spesso sciocca) donna innamorata che vorrebbe provare a viverti anche nel modo in cui è giusto viversi quando si ha una relazione.
Che non è una relazione nuova: dura da sei anni. Che per te, poi, questa durata sia irrilevante, che sia la normale durata di una relazione, questo io non lo so. So però che, invece, per me è un arco temporale importante, nel quale abbiamo costruito molto e nel quale abbiamo (forse) imparato a conoscerci.
Io me lo ripeto tutte le mattine, quando mi sveglio. Che non devo avere aspettative con te. Che devo lasciarmi stupire da ciò che la giornata mi può offrire. Salvo poi restarci male quando le giornate iniziano senza di te.
E mi sento stupida a scriverti “buongiorno tesoro” perché invece io ti scriverei “buongiorno intenso amore mio”, solo che poi ci resto male quando tu rispondi solo “buongiorno tesoro” o, come oggi, “buongiorno”.
Perché, e sarà anche un’elucubrazione mentale degna di una persona sciocca come me, ma per me queste differenze di “registri” comunicano tanto.
Esiste una differenza tra “tesoro” e “amore”? Forse nel linguaggio comune no. Ma nel linguaggio dell’amore, sì.
Hai tolto la parola amore da qualsiasi frase, comunicazione, telefonata. Sono un “tesoro”.
Dovrà bastarmi, lo so. Sono sei anni che mi dici “prendere o lasciare” ed io, esattamente sei anni fa, ho deciso di prendere.
Mi dispiace se ti amo così. Mi dispiace non essere riuscita ad amarti come invece tu avresti preferito io facessi. Forse in maniera più disincantata, più pratica, meno cerebrale.
Volevo solo tu sapessi come mi sento, a volte. Come vivo questa tua rigidità emozionale che mi fa sentire spesso fuori posto, inadatta e, te lo confesso adesso dopo sei anni, inferiore ad ogni altra donna tu abbia mai avuto.
Se esiste un modo per diminuire l’amore che si prova verso una persona, giuro che m’impegnerò affinché tu possa sentirti amato ugualmente ma in modo meno anacronistico, meno infantile, meno pressante. Continuerò però ad amarti…”prendere o lasciare”.
Se mi guardo con i tuoi occhi testo di parlodime