Canzone di Giugno*

scritto da roar_97
Scritto 9 anni fa • Pubblicato 9 anni fa • Revisionato 9 anni fa
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Ho immaginato di poter parlare con il mio autore preferito Giovanni Pascoli, ammirando la sua poesia e rimproverando la sua totale dedizione al nido familiare.
- Nota dell'autore roar_97

Testo: Canzone di Giugno*
di roar_97

Giovanni, io lo so perché tante
di lacrime dal tuo faccino
caddero, perché sí tante
stelle nel cielo morirono.

Ogni tua lacrima versata
risveglia il fanciullino che é in me:
fredde, taglienti, una cascata
che travolge una barca su un fiume.

Cammina accanto a me,
odo il volto fonico delle tue parole giungere
al mio nome...
oh Giovanni! scendi e invoca il tuo dolore

spicchiamo insieme questo volo
solo io e te, due rondinini
che volano sulle sponde del cielo,
sulle alte cime degli Appennini

voglio sentir il tumulto nel tuo cuore,
spogliarti della tua sofferenza,
un chiú sempre più acre
che divora la tua esistenza

oh Giovanni, spiega le tue ali!
il mondo ci riserva anche della vita,
come il canto degli uccelli sui pontili
che alla musica danno vita.

Giovanni, accarezza le mie mani,
voglio sentir l'odore delle piante,
il fremito delle tue pulsazioni
suonare con il fru fru delle fratte

la tua é pura musica, io sono l'assiuolo
che gioca con le tue canzoni
e pigolo, pigolo sempre più solo
tentando di giungere ai tuoi suoni

percorriamo spazi da te mai osservati,
da lontano l'altalena e il vecchio triciclo,
due sconosciuti che si baciano in avanti,
gli alberi in fiore, sul retro uno scivolo

ogni pensiero é rivolto all'altro,
ogni sospiro prelude al successivo
e tutto scorre come nell'utero
come di razzo il tempo estivo

oh Giovanni, stringimi forte!
ogni tua lacrima é un mio rimprovero
sento ogni tempesta parlare di te
come di un suono di un vagito tetro

le mie mani sono il tuo specchio
il tuo specchio la mia canzone,
ad ogni strofa un vorace sibillio,
un bubbolío prima di un fulmine.

Dall'albero lo spezzare di un ramo
sfida il rumore del vento sul recinto,
fuori la stalla il maiale accanto l'elmo,
urla l'animale, dal freddo terrorizzato!

nell'edificio il freddo bagnato del fieno,
il grugnito impaurito dei porci,
OINK OINK é scappato qualcuno!
a pezzi il vetro, per terra i cocci.

Di colpo culmina il gelo: a terra il ramo;
L'acqua giace ora debole nel terreno,
fuori la stalla il maiale accanto l'elmo,
grugnisce l'animale, in pace nel giardino.

I piccoli maialini rimasti
godono adesso del pieno abbeveratorio.
Quanto alla mamma ti aggrappasti!
come l'animale al fratellino nel buio.

L'acqua cade ora dalle alte fratte,
dall'albero il blu del piccolo fiore.
Giunge il fresco albore dell'estate,
il profumo delle Begonie in fiore.

Oh Giovanni, ti rimembri ancora?
gli occhi del tuo paffuto visino,
le lacrime ad ogni ora?
...

Giovanni,
questo nostro volo non verrà mai preso.
Da un nido odo il cinguettío degli uccellini,
e come incantato vedo te col sorriso.

Oh Giovanni! ho in mano delle rose
e con le dita sulle tue poesie
ti attendo invano,
come il tuo aratro in mezzo alla maggese.


*Poesia dedicata a Giovanni Pascoli
Canzone di Giugno* testo di roar_97
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