Nataaa...

scritto da Franco1951
Scritto 22 ore fa • Pubblicato 12 ore fa • Revisionato 12 ore fa
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Autore del testo Franco1951

Testo: Nataaa...
di Franco1951

Impossibile non notarlo.
Impossibile non farsi commuovere e anche confondere dalla sua straordinaria bellezza.

Con il suo 1,60 m era immenso agli occhi di tutti noi, che, seduti al bar del porto, lo guardavamo, lo ammiravamo, lo aspettavamo con ansia all’inizio della giornata. Si andava al bar per quello!

Le sue spalle strette, un poco curve, la sua pancia rotonda e bianca, così bianca, così resistente alle temperature a cui si sottoponeva ogni giorno, ma con la dovuta peluria del maschio greco. I suoi pochi capelli, fra il bianco e il grigio, spettinati, non curati. Un viso abbronzato o sporco, non siamo mai riusciti a capirlo.

Sandali di gomma marroni fasciavano quei piedi destinati alla storia e che la storia delle strade del porto raffigurava e con orgoglio presentava a noi spettatori, a noi che, ipnotizzati, cercavamo di entrare in quei suoi occhi spenti, spenti a tutto fuorché a una visione: LA SUA.

Ed è di questa visione che la storia racconta:

“Oggi ho trovato le ruote e il telaio di una vecchia carrozzella per neonati e ho finalmente avuto modo di costruire il mezzo adatto per il mio nuovo lavoro!

Sul telaio ho montato uno scatolone in vetro con le cornici di alluminio (una specie di acquario, credo), ancora in buono stato. Sì sì, mi pare abbastanza stabile.

Per facilitare l’uso giornaliero e operativo del mio carretto, ho tolto il vetro dalla parte superiore, quella in alto, il coperchio insomma, e l’ho sostituito con un pezzo di legno a incastro: un vero coperchio, facile da togliere e rimettere.

Il tutto, ruote e telaio inclusi, misura circa 1 metro per 1 metro. Niente male!

Dopodomani lo riempirò per la prima volta di frittelle e potrà così cominciare il mio ‘giro’ d’affari.

Ci ho pensato su e ho deciso il percorso:

PUNTO 1) Carico il materiale: 100 frittelle.
Per i primi tempi, quelle che fa il fornaio mio amico. Non perché le sue siano le più buone in città, ma perché è l’unico che abbia creduto in me e nella mia idea e mi abbia dato fiducia senza pretendere pagamento anticipato, ovvero: capitale iniziale.

PUNTO 2) Scendo direttamente al porto, e non al porto commerciale come dice mia moglie (cara donna, ma per gli affari non ha molto naso). No no, scendo fino alla marina dei ricchi, delle barche private, degli IAKTE, come dicono loro, gli inglesi, e lì comincia la vendita.

PUNTO 3) Come attirare la gente? Per questo ho trovato un grido di battaglia (e sì, perché di battaglia si parla! Con tutti quei bar che ci sono laggiù). Ascolta:
NATAAAA... NATAAAA...

Dice tutto e niente allo stesso tempo. Non impone, ma attira. Anche se i miei clienti saranno in maggioranza stranieri, turisti praticamente, ho visto che... bah, bisognerà provare sul posto!

PUNTO 4) Dalla marina risalgo fino alla piazza del mercato, dove molta gente si ferma per il caffè del mattino:
NATAAAA... NATAAAA...

PUNTO 5) Verso mezzogiorno dovrei ormai essere dalle parti del parco e lì potrò concedermi mezz’ora di riposo per mangiare la colazione che mia moglie mi avrà preparato e contare l’incasso della mattinata con il numero delle frittelle rimaste. Fare l’inventario, insomma.

Se le vendite saranno state buone, e lo saranno, allora avrò tempo fino all’1:45 per fare un altro carico dal fornaio e ripartire.

PUNTO 6) Il pomeriggio è una grossa incognita per il momento. Penso che rifarò il giro al contrario.

Mi sono accordato con un’altra panetteria su come riciclare le eventuali rimanenze giornaliere: posso venderle a loro a metà prezzo e il mio amico mi lascia guadagnare il 10%, oppure tenerle e il giorno dopo fare di tutto per rifilarle a qualche turista sempliciotto.

Mia moglie insiste perché io le tenga. È chiaro che il guadagno sarebbe enorme, ma la clientela potrebbe soffrirne e, almeno agli inizi, penso sia più intelligente perderci qualcosina ma trattare bene la gente. In fondo loro pagano.

Tutta ieri notte sono rimasto sveglio per fare un piccolo preventivo di quanto guadagnerò e di quali siano le prospettive, il potenziale di questa idea, di questo...

A 5 dracme di profitto su ogni articolo, partendo da una base iniziale di 100 pezzi, arrivo ad avere: 5 × 100 = 500 dracme nette al giorno, più del necessario per vivere.

E questo è niente: in alta stagione potrò sicuramente aumentare le vendite e, perché no, alzare un po’ i prezzi. Lo fanno tutti.

Vendere 250-300 pezzi, con un guadagno di 7 dracme l’uno, farebbe: 7 × 300 = 2100 dracme al giorno.

Se faccio una stagione così, posso permettermi di costruire io un carretto nuovo e passare questo al mio figliolo più grande, così che insieme si potrà arrivare a raddoppiare l’incasso!

Ma te lo immagini, Maria? Te lo puoi immaginare? 4000 dracme al giorno per almeno 90 giorni (così è lunga la stagione): 4 × 9 = 36, cioè 36000 dracme, tutto per noi, la nostra vecchiaia, i nostri figli!

Ma ora basta, basta. Domani comincio il giro:
NATAAAA... NATAAAA...

Sono le 6 del mattino e io sono già pronto. Ho messo la colazione calda in una busta di plastica che terrò appesa sul fianco del carretto.

Oggi sarà una giornata di sole, così ho deciso di non portare con me il cellophane antipioggia che mi sono costruito. In cambio metterò la giacca bianca da cameriere che mio figlio ha rubato nell’ultimo ristorante dove ha lavorato prima di diventare disoccupato.

Mi guardo un attimo allo specchio del bagno: mi sento bene, in forma. Qualche anno fa la giacca bianca del mio ragazzo avrebbe fatto una gran bella figura su di me, ma anche adesso non c’è male.

Mia moglie si preoccupa un po’ da quando le ho raccontato della mia idea di cominciare dal porto dei ricchi. La capisco, con tutte quelle turiste. Ed io, beh, ai miei tempi sono stato un gran casanova. Santa donna, ancora gelosa dopo tutti questi anni insieme.

Certo che se una di quelle biondone che girano laggiù mi facesse l’occhietto, non so se le saprei resistere, perché poi insomma devo ammettere che non son mica da buttar via, su!?

Beh, adesso basta. Il fornaio apre fra mezz’ora e io devo essere lì in tempo per poter controllare la merce con calma. Deve essere la migliore!!

Sono le 9 del mattino, eccomi per la prima volta sulla banchina.

Il mio carretto funziona a meraviglia, la merce è buona, ed io mi sento 30 anni più giovane! Finalmente libero. Io, padrone di me stesso. Io.

NATAAAA... NATAAAA...

Ecco la mia prima cliente!!

Esce da una di quelle barche di cui parlavo, gli IAKTEN. Chissà da dove arrivano con queste barche così belle? E dove se ne andranno dopo?

È bionda, come piacciono a me. È magra, da poterla sollevare da terra con un solo braccio. È alta più di me ed è quasi nuda. Si sa, è ancora mattina presto per loro.

Chissà con chi avrà passato la notte?

Mi guarda dritto negli occhi.

NAT... NA... N...

Non son riuscito a finire il mio grido di batt...

Per Dio, quanto è bella!

Le guardo le labbra mentre mi parla e... ma cosa sta dicendo e...

“Quanto costano le frittelle, per favore?”

Posso intravedere il seno più bello che abbia mai saputo sognare. Santa madre, darei qualunque cosa per un momento da solo con lei.

Le sue mani... se mi toccassero anche solo un momento...

Dio, mi è venuta voglia. Quella vera, quella di trent’anni fa, già da quando l’ho vista scendere la passerella.

Hai visto come camminava? No no, quello non è camminare. Quello è muoversi come ci si muove mentre si fa...

O Cristo.

Con lei in un letto di quelli grandi come nei film americani, con quelle gambe così lunghe, così abbronzate e senza un pelo.

Dio, che labbra!!

“Ma allora vecchio, quanto vuoi per le frittelle? Oh vecchio, mi capisci?”

Vecchio io??!!

“Costano tren...”

Vecchio io??!! Ma io non sono un vecchio!! Io sono...

“Costano? Non costano, per Dio! Non sono in vendita, per la Madonna! Non ti vendo niente io!!”

Me ne sono andato via quasi di corsa, con la voglia di lei che ancora mi stava addosso.

E lei, così bella, giovane, bionda, magra, alta, abbronzata, con quelle labbra meravigliose che ho visto schiudersi come un fiore proibito...

“Vecchio deficiente”, ha detto.

Via, via di corsa. Via, via, via...

Non ho fatto attenzione, proprio io che di solito sono attentissimo, e mentre attraversavo il viale del lungomare un’automobile ha investito in pieno il mio carretto, distruggendolo insieme alle frittelle prese a credito.

Sono rimasto lì a guardare l’automobilista che mi gridava addosso non so cosa, senza poter muovere un dito, senza capire il perché.

Mi sono girato verso la bionda di prima e l’ho vista ridere senza ritegno.

“Bel sorriso”, ho pensato.

Una volta, solo qualche anno fa, non avrebbe saputo resistermi. Solo qualche anno fa.

Piano piano sono tornato verso casa, con niente di quanto invece avevo solo poche ore prima.

Mi sono messo a letto senza spiegare niente a mia moglie che, come al solito, piangeva.

Ho chiuso gli occhi per sognare di lei, e lei soltanto. Per darle l’amore che lei ha deriso, ma che solo un vero uomo, uno come me, conosce e sa dare. Per imprimere il suo bel viso nel mio cervello per sempre. Per vivere, sia pure a modo mio, il momento.

“Lo avevo detto io! Lo avevo detto che non dovevi andare al porto dei ricchi! Me lo sentivo io! Santa Maria, Maria santa! E adesso come faremo? Adesso come far...”

Mi sono addormentato perché era l’unico modo per trattenerla in me.

Nataaa... testo di Franco1951
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