Ti spoglierai di inverno tra glabre foglie d’alaterno cinta da uno sguardo che nel petto che ansima ti trafigge cadi tra muschiose rocce tra garighe e patine di cangianti nebbie ovatti il suono di frecce che pungolano di brina le nostre facce. Ti guardo ma lo sguardo mio non regge e cado perduto tra i vicoli della tua pelle nei sentieri nascosti trai i capelli tra fragili ali di farfalle posate e ormai sfinite nelle spalle che china offri al sole, cadono i suoi raggi e cadono le ore mentre solo la tua bocca sa d’infinito in questo ambìto spazio che è starti sol vicino fuma e odora il vento che scrive il tuo destino
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