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Sul mio balconcino assolato
Vestito di raggi e carole,
Nel lento silenzio frascato
Dal caldo baciato del Sole,
La tiepida pelle inscurita
Si veste di perle bagnate,
La luce a costoro dà vita,
Son gemme di luce avvivate.
La bianca betulla assonnata,
Muovendo le foglie, saluta
La quercia dal faggio adombrata,
La bella e famosa cicuta.
Ah, s’ode il lontano frinire
E il chiasso di tante cicale:
Che forza! Che canto! Che ardire!
Che ipnotico suono m’assale!
Si sparge nell’aria dintorno
Nell’acque vibranti, azzurrate,
Nel lento avanzare del giorno,
Quel nome, quel canto… Estate!
Mi pare di udir fra le frasche
Una ninna-nanna segreta…
Un verbo perduto di masche,
La palpebra è or fatta di pietra…
Nel sogno, che strano!, volavo
Seguendo bizzarri rumori…
“Non voglio svegliarmi…” - pensavo -
“Non voglio scordarmi i colori!”.
Mi schiudo al reale di nuovo,
Un punto che arresta il racconto,
La pelle baciata ritrovo
Dal vespro d’un rosso tramonto.