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Il mio cane si chiama Gottlob. E’ un pastore. Tedesco. Ho immaginato di avere un cane di nome Gottlob per molto tempo. Parallelamente ho avvertito un sincero senso di disagio quando ho pensato di avere un cane, cioè che il cane fosse mio, mi appartenesse. Non si può avere un cane. La relazione di possesso tra me e Gottlob è indiscutibilmente problematica.
Credo che questa riflessione rappresenti un problema di natura sociale di dimensioni colossali nel Luglio 2026 nel quale queste parole sono consequenzialmente strutturate in questo testo. Dire che esiste un cane di nome Gottlob pone già dei problemi; se la denotazione di un essere senziente indica un qualcosa di concreto questo dovrebbe essere chiaro in primo luogo almeno per l’oggetto denotato, dubito che Gottlob sia consapevole di essere Gottlob, almeno quanto dubito di poter figurare cosa significa per il cane che io chiamo Gottlob essere un cane.
Il (mio) cane possiede i testicoli, entrambi. Non è ancora entrato nell’età in cui io possa valutare un’operazione sui suoi testicoli, non prima dei 18 mesi; adesso di mesi ne ha 10 ed è in quella che possiamo definire piena pubertà, appare inconsapevole della mia possibile decisione circa la sua virilità. Il veterinario mi ha consigliato di osservare con attenzione alcuni aspetti del suo carattere, in particolare le reazioni alla presenza di altri cani maschi e femmine e il modo in cui marca il territorio anche in casa.
Lo osservo spesso, in maniera sistematica definendo con cura i confini dell’osservazione. Osservo Gottlob intenzionalmente: ne osservo la postura, il posizionamento delle orecchie, della coda, il modo in cui occupa gli spazi, come reagisce in determinate situazioni, lo osservo mentre interagisce con gli altri agenti, prendo nota di particolari rilevanti.
25/06/2026 ore 18:00 Giardini di piazza della Resistenza
“Gottlob indossa una pettorina ad H completata da un guinzaglio da 2 metri, entriamo nei giardini dal lato della piazza per andare in direzione Fortezza, G. tende a tirare, appena vede del movimento si dirige in quella direzione, insegue una lucertola sul muretto di cemento, annusa l’angolo del muretto e fa pipì, continua a tirare questa volta in direzione dei giochi dei bambini, ci sono due bambini biondi, un bambino e una bambina che giocano, una nonna li osserva dalla panchina. G. annusa l’aria, prosegue verso il grande cedro e tira con maggiore forza. Un bracco di Weimar guida la sua padrona verso il cedro. G. si agita, comincia a muoversi in maniera diversa, abbassa le zampe davanti, abbassa la coda, muove le orecchie, tira verso il bracco.
Il bracco procede incurante verso il cedro, la padrona guarda G. che ricambia lo sguardo con evidente curiosità e strappando un sorriso alla bella ragazza coi capelli lisci e neri che indossa pantaloni chiari, scarpe basse, una t shirt grigia con le maniche leggermente arricciate che lasciano vedere le braccia, così come l’ampio scollo fa emergere la linea del collo che da uno chignon accuratamente trascurato scivola su una spalla rendendo attuale l’infinito della sezione aurea. La ragazza assomiglia a Julia la protagonista di un film di Trier, o almeno immagino, ricordando, che fosse così. Gottlob segue un’altra lucertola, il bracco traghetta Julia verso altri lidi.”
Mi chiedo come sarebbe il contrario, come sarebbe se a scrivere questo resoconto di osservazione fosse Gottlob. Scrivere, descrivere o raccontare sembrano indicare la mia (la nostra) superiorità, o almeno la mia (la nostra) diversità nei confronti del soggetto Gottlob, non essendo il canide in grado di comprendere o di utilizzare il (nostro) linguaggio naturale.
Eppure come me si muove nell’ambiente, vede le cose divenire, annusa l’aria dall’alto delle sue centinaia di milioni di ricettori olfattivi (contro i miei 6 milioni), ascolta cose che io non sarò mai in grado di ascoltare (chissà cosa succede in quegli ulteriori 45000Hz), percepisce il suolo con le quattro zampe e i polpastrelli di ognuna. La sua esperienza del mondo è peculiare, unica, come la mia, come quella del bracco, di Julia, dei bambini, della lucertola, del cedro e di tutto quello che intorno ci consente di dire che siamo qui, che siamo ora.
Dubito fortemente che Gottlob possa aver avuto nei miei confronti la volontà di giudicare negativamente il mio pensiero sulla presunta protagonista di Verdens verste menneske (2021) eppure la mia attenzione nei suoi confronti ha a che fare con i miei testicoli.
La mia volontà che si concretizza nello strattonare Gottlob verso la fortezza, distraendolo dalla farfalla che insegue, allo scopo di fargli conoscere il bracco, potrebbe rendere più complicata la sua vita. Il mio comportamento, associato alla conoscenza pregressa che Gottlob possiede della presenza nella sua vita di mia moglie e dei miei due figli, potrebbero apparire non conformi alle aspettative della sua caninità, alle regole di convivenza civili che dovrebbero orientare il nostro essere insieme nel mondo.
A mio avviso tutto questo giustificherebbe pienamente una prima valutazione che Gottlob potrebbe voler fare insieme al (mio) medico di base, previo parere di un comportamentista, considerata la già avvenuta riproduzione e i non rilevanti meriti genetici, una valutazione, dicevamo, circa la possibilità di liberarsi dei miei testicoli.