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Ponti e negazioni
Immagino che alcuni rumori, odori e sapori siano un ponte di passaggio tra dimensioni diverse. Anche poesie, sculture, filmati, fotografie.
Tra i rumori, il frinire delle cicale, un urlo di terrore, l'ululato del vento. L'aglio e l'incenso, il sapore del sangue.
La Pietà di Michelangelo, la fotografia della ragazza afghana dagli occhi verdi.
Se vogliamo sfiorare altre dimensioni, basta avvicinarci a questi ponti di passaggio, salirci su. Non possiamo attraversarli.
Cosa ci sarà oltre quei ponti? Cigni bianchi e neri, dinosauri incredibili, ragazze pon pon, famiglie arcobaleno, scemi intergalattici, uova, un borbottar di bolle, uno stuolo di papi, Gabriel Garcìa Marquez, Calimero.
Il trash non è un ponte, non lo sarà mai. Il trash è negazione. La negazione della poesia gioca con la sua mancanza: vorrebbe esistesse solo la realtà delle contingenze. Una realtà povera, che si guarda allo specchio non riconoscendosi.
Le cose morte
hanno il fascino
dell'abbandono,
colori spezzati
Senza radici esistono
prima d'un sereno svanire
come un giorno qualunque
di un mese d'estate
Passo imbrogliandomi
di feste immaginarie
boschi della mente
restituiti all'origine.
Ieri sono andato a vedere le differenze tra ontologia, epistemologia e fenomenologia, tutto è partito dal ritrovamento di una videocassetta nell'armadio. Il film è "Paris, Texas" di Wim Wenders. Visto solo una volta molti anni fa. Mi sono concentrato sulla fenomenologia. Per Hegel si può parlare di "fenomenologia dialettica". Per Husserl sarà "fenomenologia trascendentale". In Heidegger è "Fenomenologia esistenzialista", una sorta di ponte che conduce all'ontologia.
Poi vado a guardarmi allo specchio: vedo un essere confuso, estraniato, quasi felice. Sono io?