Il loggiato guarda sul mare che ondeggia tenacemente, su quel mare dove rollano, biancheggiando contro il cupo azzurro che si fa grigio quando si offusca, i pescherecci che salpano prestissimo, ancora prima che l'alba faccia capolino. Appena levata, si stende sulla sdraia per prendere la luce piena, sul loggiato coronato di piante esotiche piantumate dentro grossi vasi festonati di terracotta, disposti con ordine geometrico. Il giovane sulla battigia sbroglia le reti, seguendo con lo sguardo le imbarcazioni che si allontanano verso il mare aperto e sembrano affondare sulla linea dell'orizzonte. Ogni tanto sorride guardando di sottecchi la donna, imbarazzato se ne incrocia lo sguardo. Gli pare di riconoscere nei lineamenti, nelle movenze di quella donna, qualcuno che ha già conosciuto — non sa dove, non quando; si arrovella, ma inutilmente. Si spazientisce, fa un gesto di stizza, un'occhiata ancora di sfuggita, ma lei nel frattempo si è alzata. Sogguarda attraverso le tende oscuranti. Tre anni fa, un naufragio: il natante si era capovolto, i corpi furono recuperati, distesi, le bocche semichiuse, le labbra umettate da una schiuma viscosa. Si era ritratta per un senso di pudore. Quel giovane le ricordava qualcuno disteso sulla battigia, che non dava segni di vita, mentre invano il medico lo rianimava. Era in preda a una sorta di tremore che la faceva sobbalzare. Si sedette sul sofà per riprendere fiato. La rete interna era oramai inservibile. Le zanzare entravano dappertutto. Sul loggiato si era distesa una patina di nebula bianca dentro cui si rifrangevano i raggi. Il corpo era gonfio. Quando furono eseguiti gli accertamenti del caso, fu steso un telo bianco. Ma il corpo ancora caldo stringeva una rete con le mani congestionate. Chiuse il finestrone per la bruma e per gli insetti che ormai gremivano i vani. Anche il giovane, sorridendo, si allontanò fissando le tendine di mussola della villa vagheggiata.
Il loggiato testo di Paulus