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Una settimana di spiaggia, di sole e di gelati.
Non una spiaggia qualunque. Una spiaggia attrezzata per lei, che aveva bisogno di uno sdraio e di un ombrellone per non ustionarsi.
Io ne avrei fatto a meno.
Il topless e il nudo integrale non erano permessi.
A me invece sì.
Che strana la gente.
Già dal mattino presto, flotte di gambe e di piedi camminavano nervosamente avanti e indietro, mai in silenzio.
E il mare continuava a parlare e nessuno, dico nessuno, sembrava ascoltarlo.
Che differenza rispetto al mio stagno, dove il silenzio non ha mai smesso di farsi sentire.
In cinquanta metri quadrati c’erano più umani di quanti pesci abbia visto in tutto il mare in una settimana.
Torno arricchita di immagini e momenti.
La sera il sole tramontava e il paesaggio cambiava colore.
Non era più spiaggia.
Mi sedevo ad ammirare il mare e senza dormire avrei potuto passare lì tutta la notte.
Quante cose avrei imparato.
Non mi è stato permesso.
A una certa ora la spiaggia andava sgombrata.
La bellezza lì aveva degli orari da rispettare.
Al mio stagno, invece, posso aspettare che faccia buio.