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Quando era bimbetto di pochi anni la prima parola complessa che quasi imparò a dire fu ailatiogrebla che lui pronunciava ailatioghebla con la difficoltà tipica di molti bimbi alla pronuncia della erre.
Viveva con i genitori e il fratello maggiore nella loro casa posizionata un po’ in alto rispetto al piccolo paese sottostante,dalla finestra della cameretta che condivideva con suo fratello, vedeva la vallata là in fondo, i tetti delle case e la viuzza che avrebbe poi fatto ogni mattina per recarsi a scuola,e sopra al tetto più alto quello con le tegole rosse e non le ciappe grigie degli altri,una grande scritta ben visibile si stagliava scura di giorno e luminosa di notte: AILATI OGREBLA
Negli anni,nelle diverse stagioni essa appariva diversa un po’ come il mare che cambia colore.
Quando vi era la nebbia si vedeva la luce giallo-arancio come un alone,e lui fantasticava navicelle marziane in avvicinamento,o quando durante le nevicate fitte fitte e dopo con la neve sopra appariva come una stella cometa a volo radente.
Ailatiogrebla era la sua formula magica, parola segreta, lasciapassare, parola d’ordine,quando combatteva contro i nemici o volava nello spazio la sua ripetizione mantrica lo rendeva invincibile.
Da adulto ogni tanto l’aveva utilizzata come password quando ancora nei computer si dovevano inserire per cautelare i propri dati personali.
Una volta mentre la scriveva la mente ritornò per qualche istante alla sua infanzia e si ricordò il giorno in cui la domenica mattina con il fratello scese al paese e giunto nella piazzetta si fermò davanti al negozio della Signora Gina che essendo l’unico del paese vendeva ogni cosa, dai coltelli alle sementi, pane vino bigodini olio vischio trappole per topi, cioccolato e caramelle,si voltò e vide là in alto la scritta dall’altro lato.
ALBERGO ITALIA
e allora seppe.