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La vita disprezza i numeri
Parliamo di ciò che ha davvero un senso,
di ciò che non si conta in cifre frettolose
né in migliaia di lettere che, come slogan pubblicitari,
corrono sulle tue tracce fino alla soglia di casa.
Parliamo di ciò che resterà conficcato nel cuore,
fosse pure una freccia, affilata e ardente,
capace di far vacillare la mente
sul confine tra paura, amore ed estasi.
Parliamo di ciò che brilla nello sguardo,
fossero anche lacrime, quando nel letto
rimani disteso e sussurri: «Perché a me, Dio?»,
mentre soltanto il crepuscolo ti bacia la pelle.
Oppure di quel bagliore che ha il colore della felicità
e conduce la luce dalla spalla fino al polso,
con il calore e la carezza lasciati dall’estate,
perché nel cuore il sole fiorisca come un’alba.
Parliamo di ciò che importa a entrambi,
di come, su un fiume, simili a una barchetta di carta,
corriamo attraverso la vita tra le mani del vento,
misurando i giorni in ore e in metri.
Parliamo di ciò che ci sveglierà al mattino,
sia pioggia oppure neve, pallida come cipria,
e, insieme a una tazza di caffè dalla schiuma ribelle,
rimetterà il mattino in circolo nelle vene.
Parliamo di ciò che chiamiamo felicità,
fiore di speranza nel cuore della tempesta,
quando sembrava che tutto fosse scomparso
sotto la grandine delle lame crudeli di qualcuno.
Parliamo di ciò che saprà guarire le ferite,
di ciò che pulsa dentro dicendo:
«È troppo presto per arrendersi».
Non importa cosa ci sia là fuori —
guerra, dolore o avversità —
noi aspetteremo comunque
l’ala dell’alba.
Nel buio più fitto, sul fondo di un burrone,
con un vuoto nel petto che, come un papavero insanguinato,
scaglia lettere sulla tela della camicia,
noi continueremo a vivere
come frammenti di una tazza.
E non importa se non potranno essere ricomposti,
se tutto questo sembrerà privo di senso.
La vita, in fondo, disprezza i numeri.
Non crede alle parole,
non crede alle date.
Esiste soltanto un’alba
che lentamente scorre verso il tramonto,
e noi dietro di lei,
come una barchetta di carta.
E ciò che è rimasto nel passato?
Lascialo andare.
Non importa più.
Dimentica chi ti ha morso l’anima,
chi ti ha stretto con una corda
sempre più forte,
e ciò che colpiva il tuo cuore come una mazza
lascialo dentro quella data,
dietro una porta chiusa.
Chiudila a chiave.
Non tornare indietro.
Tu sei qui, con me.
Scaccialo con un gesto, e basta.
Di’ soltanto: «Che sia».
E gettalo lontano
come una pietra.
Poi, proprio qui,
torna ad ardere.
Come una fiamma.
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