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Due anni appena, un battito di ali,
correvi felice sui prati natali.
Senza difese, col riso sul viso,
cercavi la vita, non il paradiso.
Ma in quella stanza di luci abbaglianti,
si sono fermati i tuoi sogni distanti.
Hanno aperto il petto, promesso il domani,
ma il gelo è sceso su quelle mani.
Un cuore bruciato, un dono tradito,
un trapianto oscuro che ti ha ferito.
Lo spray che secca, l’errore fatale,
un buio profondo, un gelido male.
Il sangue si ferma, la mente svanisce,
il rene soccombe, il fegato sfinisce.
Dov’è la cura? Dov’è la speranza?
C’è solo il silenzio in quella stanza.
Il tuo cervello, quel cielo incantato,
ora è un motore che s’è addormentato.
Ai padri rimane un vuoto che grida,
una ferita che mai si richiuda.
L’errore umano, quel marchio di fuoco,
che ha reso la vita un tragico gioco.
Piccolo mio, che correvi splendente,
ora sei polvere nell'anima dolente.
Daniela Treccani