Hai presente Bridget Jones?

scritto da BurattinaiadiParole
Scritto 12 anni fa • Pubblicato 12 anni fa • Revisionato 12 anni fa
0 0 0

Autore del testo

Immagine di BurattinaiadiParole
Bu
Autore del testo BurattinaiadiParole

Testo: Hai presente Bridget Jones?
di BurattinaiadiParole

L’acqua titillava fastidiosamente, quel maledetto rubinetto non si chiudeva mai… con quel rumorino sgradevole nelle orecchie era impossibile perdersi nel mondo dei pensieri, impensabile credere di potersi dedicare un po’ a sé. La voglia di spaccare tutto era molto forte, la decisione stava per essere presa, ma d’un tratto, mi guardai nello specchio. Oddio. Queste le uniche parole che mi uscirono di bocca. E cos’altro avrei potuto dire? Dopo una giornata di mare, il mio corpo aveva assunto le sembianze di un grosso cocomero senza buccia verde, la mia faccia era diventata tutt’uno con il colore fucsia acceso del costume, i capelli erano una stoppa giallina tendente al colore dei bisogni, quelli grandi, dei bambini con problemi di digestione. Oddio. Ecco l’unica parola che mi dissi prima di aprire il grosso rubinetto della vasca rosa e di decidere di morire annegata nell’acqua al profumo di mirtilli ed altri frutti di bosco simili. Distesa, col calore che sembrava percuotermi il corpo, mi dissi che era giunto il momento di darci un taglio. Il suicidio mi parve una decisione molto inverosimile, troppo vigliacca per fare i conti con quel Padre Eterno in cui credevo troppo per rischiare. Comunque qualcosa era necessario fare. Di cosa avrei fatto non avevo la più pallida idea, ma, intanto mi concessi un giro di ruota panoramica tra i pensieri che ballavano la samba nel mio cervello contorto. Era più forte di me.
Mi tornava in mente quella frase del cavolo che Mr. Muscolo aveva scritto il giorno precedente. E mi ripetevo che, se aveva osato definire Mary Poppins, il mitico, bellissimo, prototipo di tata di ogni tempo, una “buattella”, che, tradotto in un linguaggio meno colorito e dialettale, significa “donna dal fisico poco longilineo, piuttosto in carne, ben messa”, per essere carini ed usare degli eufemismi, figuriamoci come avrebbe potuto definire me… era evidente che non avesse capito che non ero una modella. Era altrettanto palese che, nonostante gli avessi detto della mia scarsissima altezza, 1,60 cm, volendo essere generosi, probabilmente credeva di parlare con una modella in versione tascabile. Forse, avevo esagerato nel mettere quelle foto sul sito, in quelle foto, stavo troppo bene. Erano troppo poco realistiche, e poi, si vedeva solo il mezzo busto… ma, che diamine, lui mi aveva vista anche in webcam! Com’era possibile che non si fosse accorto delle mie spalle da giocatore di rugby e delle mie braccia da autotrasportatore? Doveva aver pensato ad un’illusione ottica, sì, doveva aver pensato che fosse solo un problema di inquadratura.
Non ero mai stata quel che si dice una bellezza. Nonostante ciò, avevo ricevuto in dono un bel visetto ed un sorriso prorompente e, diciamo, che un seno florido aiutava molto lo sguardo a non soffermarsi sui fianchi larghi e sul sedere taglia 46-48. Ero cresciuta con il complesso di essere un’obesa cronica. Finalmente, alla veneranda età di ventuno anni o poco più, una delusione ricevuta a causa del mio ragazzo storico, mi aveva condotta nel paradiso della taglia 44. Per me, quella era stata una conquista. Ed ora, arrivava uno che nemmeno avevo mai visto a farmi ripiombare nel triste limbo delle complessate? Eravamo decisamente partiti con il piede sbagliato.
Non riuscivo davvero a spiegarmi come mi potesse interessare un tipo simile. Aveva la fissa dell’aspetto, sicuramente era uno da lampade e massaggi, mi aveva contattata anche un paio di volte dopo essere andato a fare jogging… com’era possibile? Io che non sapevo nemmeno cosa potesse significare salire su una cyclette perché dopo cinque minuti di lavoro forzato mi veniva un dolore atroce al sedere e dovevo scendere… Io che per anni avevo pagato un abbonamento in palestra ed ero riuscita ad entrare solo per dire buongiorno due volte… Io che avevo mollato lo storico fidanzato perché stava diventando troppo fissato col fisico e con l’alimentazione… Ero entrata in un circolo vizioso. Non era possibile che mi interessasse. Era proprio assurdo. Eppure, a quelle telefonate, a quelle battutine simpatiche da napoletano verace, a quel suo modo di fare così da vero stronzo, non ci volevo rinunciare. Perché, infondo, covavo una sorta di piacere nel sapere che una persona così, uno che dalle foto sembrava un figo e che, dai discorsi, sembrava pure dotato di una quantità di materia grigia utilizzata tale da riuscire a tenermi testa, potesse interessarsi a me. Questo inconveniente dell’aspetto, però, proprio non ci voleva. Erano ben quattro anni che non provavo la sensazione di terrore che si sente quando si teme di essere rifiutati. Erano quattro anni che non pensavo di poter essere inadeguata a reggere il confronto con una persona. Avevo acquisito una sicurezza molto labile evidentemente.
Eppure, a pensarci, con l’altro non era stato così. Sì, avevo avuto il dubbio di non potergli piacere fisicamente, ma era stato solo un dubbio. Ed era svanito dal primo momento in cui gli occhi si erano incrociati nella realtà. Forse, la ragione era che lui non mi aveva mai messo in primo piano l’aspetto estetico, aveva sempre raccontato di quanto fosse importante il fascino, il modo di muoversi, il modo di parlare, la dolcezza… mentre questo… sembrava votato a farmi diventare anoressica.
Io continuavo a non crederci. Mary Poppins obesa! Era davvero un paradosso… no, la mia taglia 44 non gli sarebbe mai andata giù. Non l’avrei mai incontrato, non avrei mai avuto il coraggio di mostrarmi in tutta la mia rotondità, non gli avrei mai permesso di farmi crollare quella parvenza di sicurezza che mi seguiva da tempo, non gli avrei lasciato intaccare il mio amor proprio, no, no…
Continuavo a chiedermi cosa avesse di tanto interessante. Sì, un bel viso, probabilmente un bel fisico, una bella voce, un non so che di attraente, un’intelligenza non comune, un’ironia piacevole, una risata coinvolgente, un’ottima capacità nell’uso della lingua italiana, un bellissimo lavoro, un’aria sicura e convinta, una dolcezza protettiva… ecco… praticamente l’uomo ideale… è vero, però, aveva anche dei difetti… permaloso, irascibile, … stop… fine dei difetti… Basta, questo assurdo viaggio nei meandri della mia psiche doveva volgere al termine. Infondo, poi, io uno così non l’avevo mai cercato… bugiarda! Ed anche poco credibile come mentitrice… Aveva un interesse per me. Mi chiamava, mi contattava, è vero, ma non dovevo certo dimenticare che si fosse posto il problema che io mi stessi illudendo di qualcosa. Oddio, quando me l’aveva detto, mi ero sentita una stupida ragazzina diciassettenne, forse, ero anche arrossita, come una verginella innamorata, ma, ringraziando la mia lingua affilata e la capacità di “rigirare le frittate”, come si suol dire, gli avevo dato una rispostina niente male, giustificando il mio atteggiamento di discreto interesse nei suoi riguardi con un “guarda che io sono proprio così! Sai, mi affeziono facilmente alle persone, spesso, dando adito all’erronea convinzione che io abbia perso la testa, ma ti assicuro che, in questo caso, non è affatto così, considerando soprattutto tutto il surreale che c’è in questo rapporto”… che poi, non era nemmeno del tutto una bugia… ipocrita solo nel dire che avevo considerato surreale un rapporto che, in realtà, mi stava occupando i pensieri da quando era iniziato… Comunque era chiaro che lui non cercasse nulla di più che una semplice amicizia, uno scambio di opinioni, una mera conoscenza, anche se, ogni volta che lo sentivo, continuava a ribadire che non sapeva cosa ne sarebbe stato di noi, che poteva darsi che, a distanza di qualche mese, io e lui saremmo stati innamorati, come poteva darsi che non ci saremmo più neanche sentiti.
Non mi spiegavo perché mi aggrappassi a queste parole per fomentare la volontà di farlo innamorare di me, non mi davo una risposta del mio atteggiamento stupidamente cocciuto, nonostante sapessi, con estrema sicurezza, ciò che potesse piacergli in una donna e fossi consapevole del fatto che, a parte un gran bel cervello ed un discreto faccino, io non avessi nulla di tutto ciò. Basta. Dovevo smetterla. Questa situazione non avrebbe condotto a nulla di buono.
Qualche giorno prima, mi ero trovata in un imbarazzo a dir poco nevrastenico quando mi era venuta la brillante idea di dirgli che mia madre mi aveva regalato un paio di pantaloncini e lui, con candida ingenuità, aveva domandato se io avessi delle belle gambe. Lì mi sarei sotterrata molto volentieri. Avevo raccolto, però, molto dignitosamente, tutte le mie forze e, con un sorriso da spaccare il video, gli avevo risposto “Beh, non posso certo giudicare io… diciamo che, quando mi guardo allo specchio, quello che vedo mi piace…” non potevo trovare modo migliore per uscire da quel pantano. Ero talmente orgogliosa di me che ero sul punto di darmi una sonora pacca sulla spalla e stringermi la mano da sola. E cos’altro avrei potuto rispondere? L’unica frase che mi girava in testa, ironica e pungente come uno spillo sulla tempia era “…ma tu… hai presente Bridget Jones?...”.
Hai presente Bridget Jones? testo di BurattinaiadiParole
0