-annullare se stessi, senza chiedersi più dove si è. Dimenticare e perdere i propri obiettivi, le proprie ambizioni, liberarsi da ogni catena imposta e stendersi su di un letto, senza avvertire il contatto con il sole per un po'. Senza pretendere, senza chiedere, senza autoimporre. Cercare di non diventare una statua plasmata. Guardare il soffitto e sentire, ascoltare, parlare con il mistero di ogni secondo. Aumentare la vista e osservare ogni particella di polvere vagare nell'eterno vuoto universale. Toccare una superficie e ricordarsi che i sensi possono ancora servire. Allontanarsi, a volte, da questi volti, per perdersi e poi ritrovarsi. Ricordarsi che vivere significa qualcosa, anche se dovesse essere solo un breve viaggio nel tempo, alla ricerca di pezzi d'anima sparsi ovunque, da ogni parte, in ogni tempo, in ogni corpo. Ritornare tra le folle che inseguono una fugacità assassina, una banalità triste e vomitevole, e osservare, sentire, ascoltare ogni cosa, come fanno gli angeli, che solo i bambini, non intrappolati nel fugace tempo, riescono a vedere. Angeli, dalle ali bianche e pure e dal volto triste, ognuno di loro senza dio, ognuno con il proprio tormento di Satana. Vivere nel tempo delle piccole cose, abanali, atemporali. Camminare per le strade con occhi nuovi e riprendere le vecchie ali bruciate e impolverate.
Svuotare testo di spaceoddity