Il Piave mormorò...ma il Tevere tradì...

scritto da Ernesto Micetich
Scritto 17 anni fa • Pubblicato 17 anni fa • Revisionato 17 anni fa
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Autore del testo Ernesto Micetich

Testo: Il Piave mormorò...ma il Tevere tradì...
di Ernesto Micetich

Il Piave mormorò... ma il Tevere tradì e di stranieri ci riempì!
“Il grande conflitto dei tempi a venire non opporrà più il capitalismo al socialismo, ma l'insieme delle forze nazionali, culturali, etniche, alla macchina cosmopolita del sistema occidentale, che sostituisce ai territori le sue « zone », alle sovranità le sue regioni economiche, alle culture il suo discorso massificante. La Terra diventa così un grande circo in cui il Sistema è il domatore.“
Guillaume Faye: La ragnatela mondiale del sistema
“Un avvenimento considerevole si produce nel mondo contemporaneo, un avvenimento lento, silenzioso, invisibile: le culture, le civiltà, le nazioni, i paesi vengono fusi progressivamente in una struttura tiepida che trascende le divisioni destra/sinistra, est/ovest, nord/sud, che assorbe le distinzioni politiche e ideologiche, che pialla le geografie, che pietrifica la storia. Questa struttura è il Sistema planetario. «Sistema », e non « civilizzazione » (…) La crescita del Sistema è tanto più temibile in quanto i suoi funzionari si pretendono investiti di una missione, quella dell'umanismo mondiale, del pacifismo mercantilista o del socialismo riparatore delle ingiustizie. Per la loro amenità caramellosa, questi ideali appaiono più pericolosi e alienanti di tutti gli imperialismi tradizionali.”
Guillaume Faye: La ragnatela mondiale del sistema
“Ogni nozione di provenienza territoriale langue in questo universo di turismo di massa, d'uniformità alimentare e vestimentale, di diplomi americani, di films internazionali.”
Guillaume Faye: La ragnatela mondiale del sistema
“L'universalismo si è manifestato dunque attraverso diverse tappe, differentemente strutturate e più o meno «legittimate» da un generico umanitarismo, ma approda ad un unico risultato, ben definibile e ben circostanziabile nei fatti: la scomparsa dei popoli, della loro identità, e l'avvento di un'umanità amorfa, indifferenziata e, soprattutto, facilmente sfruttabile ai fini mercantilistico-finanziari.
Lo spettacolo che si offre allo sguardo del « nuovo » cittadino del mondo, del suddito del sistema, è uniforme e desolato, lo spettacolo di una società senza nome, senza valori e tensioni, senza certezze che vadano oltre la chimerica ricerca del benessere economico, senza argini interiori o sociali che si oppongano alle degradazioni di ogni tipo.
Il «cittadino del mondo» ha perso la sua identità e con essa anche la volontà di esistere oltre il contingente della propria individualità: non vuole più figli attraverso i quali perpetuarsi; non erige più monumenti per testimoniare nel tempo la propria civiltà; non è disposto a sacrificare qualcosa per la costruzione di strutture familiari, sociali, statali che garantiscano continuità tra le generazioni.
Il sistema avrebbe dunque vinto. La società internazionale si sarebbe insediata ovunque. L'uomo nuovo avrebbe definitivamente sepolto quello vecchio e, stordito dal benessere fine a se stesso, avrebbe inconscientemente iniziato il cammino verso una graduale, ma inevitabile estinzione.”
Mario Consoli: Dall’universalismo alla riscoperta delle radici
“L'identità culturale dei popoli europei ha cominciato ad affievolirsi nel secondo dopoguerra con la diffusione dell'american way of life, ma finora siamo rimasti immuni dai mali del modello multirazziale. Ora il nemico vuole completare la sua opera. Ha banalizzato la nostra vita e ha imbastardito i nostri valori. Ora vuole attentare anche alla nostra eredità biologica. Il meticciato culturale è inquinamento mentale. Il meticciato biologico è inquinamento razziale.”
Lello Ragni, Il mondialismo capitalista, 1992 . Citato da Gianantonio Valli in: Le radici ideologiche dell’invasione
“La realtà attuale sono le entità etnoculturali e nazionali minacciate di estinzione, i popoli poco a poco svuotati della loro sostanza da una macrostruttura sovracontinentale.”
Guillaume Faye, Il sistema per uccidere i popoli
“Primaria finalità del mondialismo è il trasformare l'intero pianeta in un immenso supermarket dove tutte le popolazioni, tutte le etnie – massificate tramite la «società multirazziale» – verranno schiavisticamente sfruttate dal capitalismo internazionale: in altri termini, un'immensa mandria umana che i pastori mondialisti indirizzeranno, a proprio vantaggio, imponendo in tutti i continenti unificate direttive economiche e politiche. Una tirannide che degraderebbe irreversibilmente l'intera umanità e l'intero pianeta tra catastrofi ecologiche e demografiche. A ragione il mondialismo è stato definito «il più grave pericolo che incombe sulle generazioni presenti e future». Ma questo pericolo planetario non appare inevitabile, poiché il mondialismo è vulnerabile. Molto più vulnerabile di quanto credano i presuntuosi pastori mondialisti, i corrotti politici al loro servizio, gli ottusi ottimisti tecnologici di varie provenienze, le masse degradate dal consumismo e inebetite dalla propaganda mondialista. Le sempre più vicine catastrofi ecologiche di origine chimica e nucleare, i crescenti dissesti originati dalla sovrappopolazione e dalla società multirazziale, la divorante distruzione delle risorse alimentari e minerarie del pianeta, la progressiva distruzione delle civiltà e culture tradizionali: ecco le cause – causate da quel materialismo consumistico ovunque imposto – dell'imminente crollo del mondialismo stesso i cui santoni, servitori e seguaci sono insensati come coloro che abbattono gli alberi per raccoglierne più comodamente i frutti.”
Giuseppe Mosca, Konrad Lorenz, una voce antimondialista, Citato da Gianantonio Valli in: Le radici ideologiche dell’invasione
“La terra, la propria terra, è “donna”, è “madre” (la madre-terra): lasciarla “aperta”, alla mercé degli innumerevoli stranieri che la invadono, che se ne impadroniscono, che vi pene-trano, è farla violentare, stuprare, consegnarla al disonore della forzata prostituzione. Una prostituzione il cui senso, nascosto, inconsapevole, eppure chiarissimo, gli uomini ben conoscono in quanto ha accompagnato e accompagna, in ogni tempo e in ogni luogo, la storia che sono essi stessi ad aver creato, fondato, agito, vissuto.
(…)
La patria è una terra madre che appartiene al padre. Dunque ai maschi, al potere, al pene, alla mascolinità. Nel momento in cui i detentori del Potere, i governanti (maschi per definizione, checché ne pensino le donne anche quando credono oggi di detenere posti di potere) cedono la patria a maschi invasori, costringono tutti i sudditi, tutta la società ad assumere le vesti della donna stuprata, e dunque, prima di tutto, la “femminilità”.
Finalmente abbiamo forse capito (forse, perché tutto questo è talmente atroce che sembra quasi impossibile pensarlo) quale sia lo scopo ultimo dei governanti: annientare, riducendolo all’assog-gettamento di una femminilità disonorata, il proprio popolo, impedendo così qualsiasi reazione allo sterminato progetto di eliminazione delle madri-patrie, delle nazioni, dei confini, delle identità dei gruppi.”
Ida Magli
“Quanto disprezzo per la grandezza della nostra storia, del nostro pensiero, della nostra arte, della nostra musica, della nostra scienza!”
Ida Magli
“Gli Italiani escono sconvolti da quello cui hanno assistito nella battaglia politica dell’ultima settimana. Una battaglia all’ultimo sangue combattuta dai parlamentari contro il proprio popolo, contro gli Italiani. Eletti per difendere gli interessi degli Italiani, si sono rivelati accesissimi rappresentanti degli stranieri, difensori dell’islamismo, contro il cristianesimo, nemici dell’italianità e della sua cultura, odiatori del territorio nel quale sono nati e che dovrebbe essere la loro patria al punto, da volerla consegnare a tutti i costi a quelli che lo invadono proditoriamente, perfino accusando gli Italiani delle disgrazie e della morte di chi sa bene di correre dei rischi in quanto paga grandi somme per farlo.
Il dibattito sul numero degli stranieri che possono o non possono rimanere è stato tanto sconvolgente da costringere anche i cittadini meno sospettosi a ipotizzare, sulla base dell’accanimento dei politici per una presenza extracomunitaria più numerosa possibile, dei motivi non dicibili, ben diversi da quel “buon cuore” di cui si è grottescamente parlato.”
Ida Magli. Parole del 2002 ma che vanno bene anche oggi e domani e fra dieci anni visto che l’accanimento bestiale con il quale i parlamentari, cioè i nemici della Patria, lottano per farci affogare in un mortifero profluvio di stranieri non cesserà finchè non avranno distrutto completamente la nostra civiltà!
Dimentica che ogni cultura è appunto un sistema chiuso, con una sua logica interna, quella italiana, tanto quanto quella dei Trobriandesi descritti da Malinowski, e che, di conseguenza, le culture non si possono integrare, ma o dominare o distruggere, la Sinistra che oggi impone con tanta violenza la presenza degli stranieri, è - e viene percepita - come una forza che odia gli Italiani.
Ida Magli
“Quali sono gli strumenti operativi per ottenere la società multirazziale?
“Reclamare-secondo Pierre Andrè Taguieff - la mescolanza, erigere il meticciato a metodo di salvezza in quanto ibridazione delle popolazioni etnicamente diverse e nel contempo scambio interculturale destinato a sfociare in una nuova cultura.Numerose enunciazioni illustrano tale elogio del meticciato, presentato come la nuova via regale dell’ideale di assimilazione attraverso la radicale abolizione dei tratti che distinguono i gruppi etno-culturali, dal momento che queste caratteristiche differenziali vengono implicitamente considerate come altrettante stigmate destinate ad essere cancellate”.
La soppressione delle differenze etniche rappresenta il passo successivo verso il trionfo dell’ideologia multirazziale.
Per far questo “è necessario - osserva Taguieff- de-differenziare quella parte di umanità che presenta differenze irriducibili al criterio di complementarietà non polemica.Il pacifismo antirazzista disvela in tal modo il suo sogno normativo di un universo umano unificato, omogeneizzato, o di un’umanità assolutamente riconciliata con sé stessa.Ma occorre un’operazione chirurgica preventiva:amputare il corpo dell’Umanità delle membra sospette di provocare e alimentare il conflitto. Mondare, ripulire, risanare attraverso la distruzione dei germi di contrapposizione:l’ideale pacifista rivela il suo motore tanatologico nascosto, la sua fondamentale diffidenza nei confronti del mondo della vita, popolato di impure contraddizioni, costituito da inquietanti contrapposizioni”.
“L’universalismo panmarxista - aggiunge Bèjin - non elude forse il bisogno, inscritto nella nostra natura da una lunga evoluzione, di sostenere il proprio senso di identità fondandolo sulle rassomiglianze con altri uomini della stessa razza e della stessa cultura e mantendendolo tramite l’opposizione ad altri gruppi? ”.
L’induzione del senso di colpa-in ossequio al delirio antirazzista - è parimenti determinante per elidere definitivamente qualsiasi retaggio etnocentrico dall’animo dell’uomo bianco europeo.
A proposito dell’infamia che graverebbe sulla civiltà europea Pascal Bruckner osserva: “Noi europei siamo stati allevati nell’odio di noi stessi, nella certezza che vi fosse, in seno al nostro mondo, un male congenito che reclamava vendetta senza speranza di remissione. Questo male può riassumersi in due parole:il colonialismo e l’imperialismo. Schiacciati sotto il peso di questi ricordi infamanti, siamo stati indotti a considerare la nostra civiltà come la peggiore, mentre i nostri padri si sono creduti i migliori.Nascere dopo la seconda guerra mondiale significava acquisire la certezza di appartenere alla feccia dell’umanità, a un ambiente esecrabile che, da secoli, in nome di una pretesa spirituale, opprime la quasi totalità del globo”.
Se Guillaume Faye, da parte sua, parla di un “lavoro di espiazione” in merito alla deriva terzomondista, Bèjin mette in rilievo la discriminazione che avvantaggia i non europei portando l’opnione pubblica a ritenere che “gli immigrati abbiano il diritto di impiantarsi nei Paesi di accoglienza(pur conservando, se possibile, le radici originarie), mentre i popoli autoctoni normalmente radicati vengono invitati a dimenticare la loro storia e la loro cultura, a spogliarsi della loro identità.Questo principio, sradicati perché io possa radicarmi, porta a fare dei luoghi di origine degli spazi neutralizzati nei quali si possa solo circolare, senza impiantarvisi”.
Quale futuro attende l’Europa?Per rispondere ad un quesito così impegnativo e angosciante occorre partire dalla consapevolezza che le differenze (etniche, religiose, culturali, linguistiche…)rappresentano una ricchezza da salvaguardare e mantenere laddove la natura umana non è emendabile da una buona e sana dose di conflittualità.
Eibl-Eibesfeldt: “Spesso viene avanzato l’argomento in base al quale solo una civiltà mondiale unitaria, con la totale mescolanza di tutte le razze, potrebbe risolvere le tensioni e i conflitti tra i gruppi.Questo non mi pare né necessario né auspicabile.La pacificazione dell’umanità non dovrebbe passare sui cadaveri delle civiltà e delle razze”.
“Se auspichiamo-chiosa Bèjin - che i nostri discendenti non debbano disprezzarci per la nostra cecità o viltà dobbiamo arricchirci delle nostre differenze, ma fra europei.Perché l’Europa sarà in grado di arricchire dei propri tratti distintivi gli altri continenti e di stabilire con essi relazioni franche-fondate sul rispetto delle rispettive peculiarità-solo rimanendo etnicamente e geopoliticamente europea.La costruzione dell’Europa dei popoli è un compito esaltante ma arduo. L’ossessione antirazzista non può che complicarlo inutilmente e pericolosamente”.
Davide Gianetti
“Bollano chiunque abbia preferenze di questo tipo come "razzista" - immaginando di averne pronunciato, così, la condanna definitiva, e dimenticando che la discriminazione razziale, per quanto discutibile sul piano etico, è una scelta legittima al pari di qualsiasi altra - e vorrebbero passare sopra alle loro opinioni con un bulldozer, imponendo a tutti quella società multirazziale che tanto li fa sognare.”
Giorgio Bianco
L'uomo non è sempre ragionevole, ma sempre conseguente in un modo o nell'altro. Come dunque amerà [924]la sua patria sopra tutte, e come sarà disposto nei fatti, a tutte le conseguenze che derivano da questo amore di preferenza, se effettivamente egli non la crederà degna di essere amata sopra tutte, e perciò la migliore di tutte; e molto più s'egli crederà le altre, o qualcun'altra, migliore di lei? Come sarà intollerante del giogo straniero, e geloso della nazionalità per tutti i versi, e disposto a dar la vita e la roba per sottrarsi al dominio forestiero, se egli crederà lo straniero uguale al compatriota, e peggio, se lo crederà migliore? Cosa indubitata: da che il nazionale ha potuto o voluto ragionare sulle nazioni, e giudicarle; da che tutti gli uomini sono stati uguali nella sua mente; da che il merito presso lui non ha dipenduto dalla comunanza della patria ec. ec.; da che egli ha cessato di persuadersi che la sua nazione fosse il fiore delle nazioni, la sua razza, la cima delle razze umane; dopo, dico, che questo ha avuto luogo, le nazioni sono finite, e come nella opinione, così nel fatto, si sono confuse insieme; passando inevitabilmente la indifferenza dello spirito e del giudizio e del concetto, alla indifferenza del sentimento, della inclinazione, e dell'azione. E questi pregiudizi che si rimproverano alla Francia, perchè offendono l'amor proprio degli stranieri, sono la somma salvaguardia della sua nazionale indipendenza, come lo furono presso gli antichi
Leopardi
Quando tutto il mondo fu cittadino Romano, Roma non ebbe più cittadini; e quando cittadino Romano fu lo stesso che Cosmopolita, non si amò nè Roma nè il mondo: l'amor patrio di Roma divenuto cosmopolita, divenne indifferente, inattivo e nullo: e quando Roma fu lo stesso che il mondo, non fu più patria di nessuno, e i cittadini Romani, avendo per patria il mondo, non ebbero nessuna patria, e lo mostrarono col fatto.
(24. Dic. 1820.)
Leopardi
Oltre che i Romani accordando la cittadinanza a ogni sorta di stranieri conquistati, gli agguagliavano più che mai potessero ai cittadini e compatrioti: ma questa cosa non riuscì loro niente bene, com'è noto…
Leopardi
È interessante invece notare che l’atteggiamento negativo nei confronti del proprio stato porta a volte a una esterofilia che confina con il comico: la tendenza, almeno nel campo della politica, a ritenere a priori migliore tutto quello che viene dall’estero. In molte discussioni politiche spesso la prima domanda è: che cosa si pensa di questo problema all’estero? Ogni critica diventa particolarmente efficace quando colui che la esprime può dimostrare che in Germania, in Inghilterra o in Francia questo problema viene risolto in una maniera del tutto diversa. L’ultimo congresso del partito di governo DS ha avuto come motto “I care”. L’80% degli italiani non l’hanno capito – o solo dopo spiegazioni complicate – ma forse proprio per questo è stata una mossa intelligente: un qualcosa di inglese deve pur essere vantaggioso anche per la politica italiana. È forse un caso che il politico Bertinotti si vesta sempre in stile esplicitamente inglese?
Da un articolo pubblicato, nel febbraio del 2000, dalla rivista italo-tedesca Contrasto
“Nel 2000 gli immigrati hanno inviato dal nostro Paese all'estero 588 milioni di euro. Questo però è solo il denaro trasferito attraverso il circuito "ufficiale" di trasferimento (banche, Poste etc.).
Se a questo si sommano i soldi inviati attraverso parenti, amici, o "accordi di compensazione", la cifra addirittura raddoppia.”
Dato della Caritas
“Secondo l'andamento demografico in corso gli immigrati, fra breve, rappresenteranno il 25-30% della popolazione italiana complessiva: si tratta di stime "legittime e prudenti" ha tenuto a precisare Livi Bacci secondo il quale "l'immigrazione é il fenomeno sociale che cambia l'Italia".
Livi Bacci è demografo dell’Università di Firenze. L’immigrazione quindi “é il fenomeno sociale che cambia l'Italia"; ma qualcuno si è chiesto se l’Italia vuole essere cambiata?
“Sempre augurandoci che gli immigrati, a suo tempo, non ci rendano pan per focaccia.”
Don Albino Bizzotto, dall’articolo Sfratti contro diritti (21 novembre 2003). Secondo voi che cosa avrà voluto dire con questa frase?
“Per le strade del mio quartiere
non incontro più
le facce degli amici;
i volti di sempre
quelli della mia gente.
Ma vedo soltanto
le loro facce:
le facce degli stranieri.
Che sono tante,
che sono troppe,
che ci nascondono.
Noi crediamo di camminare,
ma siamo fermi.
Solo loro camminano:
gli stranieri.
E camminano veloci,
occupando arroganti
i nostri spazi.”
L’amaro sconforto di un’italiana che per colpa di questa politica genocida è ormai straniera in casa sua (apparso su la Padania).
Vagando qua e lá negli oceanici orizzonti della rete, mi sono imbattuto in un articolo alquanto interessante riguardo la presenza di razzismo e atteggiamenti discriminatori nell'Unione Europea e nel quale ho potuto leggere quanto segue:
"Lavoro a rischio e appartamenti off-limits.
Le statistiche dimostrano che, nella maggior parte degli Stati dell'Unione Europea, il livello di disoccupazione degli immigrati e delle minoranze è significativamente più alto rispetto a quello del resto della popolazione. Una ricerca condotta in Svezia ha svelato che un nome che suona arabo riduce notevolmente le possibilità di ottenere un lavoro. Il governo svedese ha pertanto promosso un progetto che introduce l'anonimato quando si tratta di presentare domande di lavoro.”
Ma come! Tra gli immigrati il livello di disoccupazione é piú alto che tra gli autoctoni? Ma allora la litania che da decenni bombarda le nostre menti affermando che abbiamo bisogno di milioni e milioni di stranieri per "fare i lavori che gli europei non vogliono piú fare" che cos'é? Un letale, mortifero e ingannevole canto di sirena?
"Anche altri Stati membri seguono simili procedure per tentare di aumentare la diversità etnica nei luoghi di lavoro."
Dalla sola lettura di simili folli notizie dovrebbe (e uso il condizionale perchè purtroppo contro la stupidità non possono nulla neanche gli Dei) risultare abbastanza evidente che la casta politica alla quale affidiamo (abbondantemente remunerato anche senza contare il vergognoso contorno di privilegi di cui godono questi umanitari ”onorevoli”) la tutela dei nostri interessi, invece di dedicarsi a combattere la disoccupazione autoctona, si prodiga per risolvere il problema della mancanza di lavoro che grava sulle comunità allogene adottando senza nessuno scrupolo dei provvedimenti che addirittura ci danneggiano e, non soddisfatta di agire in questo modo vergognosamente scellerato e da condannare secondo me per alto tradimento, ha pure l’arrogante sfacciataggine di mandare i suoi caliginosi rappresentanti (il politicante di turno, non importa il partito perchè tanto, pur cambiando i simboli, son tutti menestrelli dello stesso sovrano globalizzatore) in televisione ad ingannarci turpemente dichiarando, con viscida ipocrisia, che "gli Italiani (o Svedesi, Francesi, Inglesi, tanto è sempre la solita solfa falsa e mortifera) non vogliono più fare certi lavori", che "senza gli stranieri (1)...". Ma in fondo la sagginata casta è tranquilla e sa di farla franca perchè è ben consapevole che purtroppo molti europei (la mandria ingannata sulla quale poggia spavaldamente il suo piede il dispotismo globalizzatore) non hanno resistito all’incessante assalto della propaganda immigrazionista condotto con tremenda efficacia dall’immenso stuolo dei professionisti della comunicazione /indottrinamento di massa e sono stati travolti dalla verminosa e martellante sinfonia meticciatrice che come un funesto, atro stillicidio scava continuamente (2) le menti ottundendone la capacità di giudicare coscientemente (3). E da lì viene l’immenso potere e la sua svergognata spavalderia; da questa folta schiera di larve che, avendo assimilato i letali e falsi “principi del Potere” vagano per il teatrino sociale ove l’Europa rappresenta la grande farsa democratica, ripetendo come dei pappagalletti ammaestrati la lezioncina buonista (4) e, miseri e inconsapevoli servi dei loro stessi carnefici, si mantengono ipnoticamente saldi e irremovibili nell’incensare la dilagante presenza straniera nelle nostre terre quale preludio di una nuova era di prosperità garantita, secondo loro, o meglio secondo i dettami che gli sono stati inculcati dal regime democratico, da una “mitica” laboriosità degli immigrati, alla quale razzisticamente contrappongono lo stereotipo dell’europeo visto come una sorta di obeso tirreno scansafatiche viziato e poco disponibile ai lavori difficili (5). Nè riesce a far vacillare l’ottusità della loro mentecatta certezza l’evidente degrado delle nostre belle e pregevoli città europee trasformate in brutte copie di orrendi quartieri del terzo mondo dal numero ingente di stranieri sfaccendati che ciondolano per le strade (lavavetri, vu cumprà, parcheggiatori abusivi, criminali, prostitute, sfaccendati ubriachi (6)) nè la semplice constatazione che la stragrande maggioranza degli immigrati svolge dei lavori che sono ambiti anche dai nostri compatrioti (7) o che sono entrati per non lavorare affatto, attratti nella nostra Patria da una legge fetida di meschino suicidio etnico (8). Neanche quando leggono notizie come quella che ho qui riportato e che fuggono dalle intenzioni di chi le scrive e percorrono disperatamente il bosco della comprensione gridando che il re è nudo, riescono purtroppo a liberare il loro pensiero dalla ragnatela dei luoghi comuni filata dal sistema patricida e a rendersi conto che se i governi europei devono adottare dei provvedimenti che favoriscono, anche se in maniera viscidamente blanda l’assunzione degli immigrati a danno dei nostri disoccupati (9), allora non solo ciò che strimpella pomposamente la fanfara immigrazionista riguardo la grave mancanza di manodopera autoctona è una menzogna spudorata (10), ma viene anche ampiamente giustificato il sospetto che sotto sotto i “nostri” politici, dietro l’ingannevole facciata della retorica caramellosa dell’umanitarismo (11) pietoso condito con il sale di un falso utilitarismo schiavistico-mercantile hanno in realtà ben altre ragioni per far venire tutte queste interminabili caterve di stranieri in Europa. E se non fossero stati trasformati dai manipolatori delle coscienze in docili agnelli condotti al mattatoio multirazziale dal Buon Politico, si chiederebbero allarmati se sul serio sono solo paranoie da intellettualoidi mentecatti le accuse e gli allarmi lanciati da chi denuncia che questa scellerata politica criminalmente infetta da un’insana libidine ad essere invasi da vagonate inesauribili d’immigrati ai quali con pusillanime e sospettoso lassismo si permette di rimanere in Europa nonostante non se ne abbia bisogno (12), è in realtà l’esecuzione di un disegno occulto di dominio mondiale che passa purtroppo per la distruzione delle nostre identità etno/razziale europee! E non si accontenterebbero di vaghe risposte intrise di lacrimucce umanitarie, nè accetterebbero di farsi chiudere la bocca dai viscidi ricatti morali vomitati contro ogni forma di dissenso dagli operai dell’industria dell’antirazzismo! Che cosa se ne fa ad esempio la Svezia dei tantissimi immigrati disoccupati che pure gravano sul suo sistema di previdenza sociale? Nulla! O forse per qualche rivelazione divina a me sconosciuta la disoccupazione degli Arabi (li prendo come esempio in quanto citati nell’articolo) deve pesare sulle spalle del popolo svedese? Per quale folle ragione, dovremmo dunque considerare positivamente il fatto che questo governo, per favorire degli stranieri, promuova delle iniziative volte ad evitare che gli Svedesi abbiano la possibilità di assumere altri Svedesi?
Vogliono distruggere i nostri popoli e obbligarci a vivere nei nostri stessi paesi, abbruttiti dal grigiume mummificato di un orrido sonnambulismo multirazziale, quali patetici detriti di comunità etniche in via d’estinzione! Possiamo salvarci, ma dobbiamo aprire gli occhi, strappare il velo della gran Menzogna abbacinante ed essere finalmente consapevoli che i destini delle nostre comunità autoctone sono in mano ad una casta politica che, seguendo le direttive del cosmopolitismo mercantile, sta febbrilmente devastando le nostre Patrie con una smisurata e letale proliferazione di popolazioni allogene che imprigionano in una soffocante convivenza le nostre identità riducendole al limite dell’annientamento (13)! Introdurre l'anonimato per spezzare una giusta e naturale sorta di solidarietá patriottica (“sacro istinto d’affratellarsi, di scambiarsi onore, aiuti e gentilezza!” scriveva Silvio Pellico) tra persone della stessa comunitá (14) é vergognosamente orribile; una ben calcolata mossa (una tra le tante!) volta ad estirpare nelle coscienze europee (15) la santa consapevolezza di non essere affatto una meschina e insignificante somma numerica d’individui avulsi da un’identità etnica condivisa , come vuole invece la demenza demoniaca dell’immigrazionismo purtroppo imperante, ma un popolo; un’unione di fratelli uniti dalla comunanza di un passato atavico che scorre nel nostro sangue e che ci sprona alla generosa “sollecitudine di prestarsi buoni uffici” (ancora Pellico) proprio in quanto figli della stessa Patria (16)! E questo, senza voler dire molto sulla meschina scorrettezza del provvedimento in questione che priva i cittadini europei del sacrosanto diritto di sapere a chi si dá lavoro nelle proprie imprese, o attivitá varie che siano (17)! In pratica, nei piani di questi demiurghi del meticciamento lo straniero deve diventare una sorta di sorpresa (sgradevole per molti) che gli autoctoni sono tenuti ad accettare obtorto collo se non vogliono cadere nelle grinfie della tirannide terzomondista (pensiamo ad esempio allo sventurato salumiere francese, processato e costretto a pagare una multa per non aver dato lavoro a un afro-francese nella sua salumeria). Solo da questo i popoli europei dovrebbero aprire gli occhi e comprendere finalmente che la societá multirazziale che con tanto letale fervore stanno creando nelle nostre terre europee non è affatto, come vorrebbero indurci a credere gli occulti padroni dei nostri destini attraverso la fosca opera di manipolazione di massa attuata dall’efficiente e zelante servitorame uno spontaneo e naturale incontro di popoli ma un orrendo prodotto artificiale, pianificato e creato nella tenebrosa mostruosità di scellerati laboratori geopolitici, ove la bestia immonda dei poteri economici ordina... e i vermi della politica obbediscono (18)!
E infatti, leggendo nuovamente la parte finale del brano riportato: "Anche altri Stati membri seguono simili procedure per tentare di aumentare la diversità etnica nei luoghi di lavoro."
Non è la lampante dimostrazione di quello che ho scritto? Altro che la prosperità del proprio popolo! Ciò che interessa alla casta non è il nostro benessere, ma che ogni luogo della Patria; un condominio, un parco, un’azienda…sia il linea con il correttamente “melting pot” e quindi abbastanza piagato dalla “differenza etnica” (19). In fondo basta ascoltare l’insulso cicaleccio “democratico” per rendersi conto che ormai la società arlecchino che stanno edificando sui rantoli di un’Europa che per colpa della loro politica genocida sta agonizzando non è considerata affatto un futuro possibile tra i tanti che si presentano nel cammino della Storia e che può essere accettato o meno dal popolo, ma “il” futuro, una meta plutocraticamente ieratica da perseguire con zelo messianico come l’unica permessa, calpestando inesorabilmente con viscida fermezza il punto di vista di tutti coloro che, animati da lodevole patriottismo, eroicamente resistono opponendosi a questo letale sprofondamento della nostra Patria in una fosca palude di stranieri e non si rassegnano a dover diventare delle misere genti condannate alla maledizione di dover vivere sempre all’estero, anche dentro i propri antichi confini (20)!
“Xenofobo…razzista…” ragliano infatti con feroce e religioso sdegno i burattini del moloch globalizzatore (21) spalleggiati dalle ombre dispotiche di leggi repressive che attraverso l’uso del terrore, pretendono di ammanettare le ali del pensiero e impedirgli di volare per le celestiali immensità della vita superiore sospinto dalla fulgida nobiltà di purpurei afflati patriottici, per impantanarlo nella putredine stigia della corruzione cosmopolitica!
“A Prato la scuola che verrà: 19 alunni, nessun italiano
di Pierpaolo Poggianti
PRATO - Una prima classe elementare composta interamente da bambini stranieri. Prima o poi doveva accadere. E forse era proprio destino che succedesse a Prato, la città conosciuta come la più multiculturale d'Italia.” (22)
Ecco, se questo è il bel futuro che ci regala il pattume umanitario… allora grido tutto il mio rifiuto con uno stentoreo e sdegnoso: VIVA L’ITALIA! E che il divino sguardo della cortese Clio possa beatamente sfiorare di nuovo la mia amata Patria purificata dallo scellerato bigiume vile e mentecatto e dalle tenebre di un letale tradimento!
NOTE:
(1) Voglio chiarire subito un punto! Anche quando mi riferisco direttamente al governo svedese, in realtà penso a qualsiasi governo dei paesi dell’Unione dal momento che li considero tutti ugualmente protesi verso l’orribile fine di distruggere i nostri popoli! “in attesa della mondializzazione, l'Europa serve a distruggere le patrie e le differenze fra i popoli” (Ida Magli). Così è più chiaro?
(2) Non risparmia nulla! Persino durante i funerali di Alberto Sordi ha dovuto fare la sua irriverente comparsa, usando la bocca del sindaco Veltroni!
(3) In fondo in una società come la nostra, che nonostante si gonfi peggio di una rana al suono della parola “libertà” ha sviluppato la più demoniaca e perversa capacità di condizionamento (basta pensare alla televisione!) mai vista nella storia, nella quale si riuniscono schiere copiose di plurilaureati multispecializzati per studiare come aggirare le nostre difese mentali e indurci il bisogno di una quantità di scemenze assolutamente inutili vomitate dal sistema produttivo e che è in grado di manipolare le nostre coscienze, i nostri gusti, i nostri interessi… che cosa può essere mai un’idea politica, un sentimento, una visione del mondo, se non uno dei tanti prodotti che violentemente penetrano nelle nostre menti con l’incessante bombardamento pubblicitario al quale siamo quasi continuamente sottoposti?
(4) “Ció che si afferma finisce, grazie alla ripetizione, col penetrare nelle menti al punto da essere accettato come veritá dimostrata” (Gustave le Bon”, Psicologia delle folle). E l’oscura minoranza che detiene il potere e vuole spingere al suicidio etnico i nostri popoli lo sa bene!
(5) Ma questo vergognoso luogo comune non serve solamente a catturare la nostra benevolenza di fronte alla mortifera alluvione di stranieri inducendoci a considerarli come servitori di un popolo ozioso, ma anche a convincerci di essere una collettività moribonda formata da individui incapaci e poco disposti a lavori pesanti, virili, da realizzare attraverso la forza dei muscoli. In maniera viscidamente subliminale, quindi, i signori della globalizzazione mentre fingono di riconoscere, incensandolo oltre ogni misura, il contributo economico apportato dal sudore degli immigrati, stanno in realtà assalendo la percezione che abbiamo di noi stessi, veicolando nelle nostre menti la consapevolezza fasulla di essere una comunità decadente, un ammasso di deboli vesciche bisognose di aiuto straniero in quanto incapace di realizzare da sola quelle attività produttive nelle quali maggiormente si richiede un’attitudine maschile, abbassando fortemente il nostro amor proprio collettivo e di conseguenza la nostra volontà di difenderci come gruppo, oltre che la fiducia di poterlo fare. In che altro modo possiamo spiegare, infatti, questo languido scivolamento verso l’estinzione accompagnato solamente dagli applausi degli imbecilli e i mugugni rassegnati della maggioranza? E la docilità con la quale ci sottomettiamo alla violenza allogena che si sta impadronendo delle nostre città? Eccone un esempio tra tanti, leggete:
“Milano - E' fallito un blitz delle forze dell'ordine finalizzato a liberare la Stecca degli artigiani da oltre cinquanta senegalesi. Dalla scorsa estate lo stabile tra via Confalonieri e via De Castilla è stato trasformato dagli immigrati africani in un fortino della droga. Gli spacciatori senegalesi si sono rifugiati in una vecchia officina abbandonata e in blocco hanno fatto pressione sulla porta d'ingresso impedendo ai poliziotti di entrare e costringendoli a ripiegare.(…) I residenti protestano contro il dirigente del commissariato di zona, lamentando l'inadeguatezza dell'intervento, che invece di essere risolutivo non ha fatto altro che peggiorare la situazione. “Questi stanotte spaccano tutto” - dice un abitante del quartiere. “Adesso che li avete fatti arrabbiare - dice un altro - dobbiamo tenerceli noi”.
Fonte: la Repubblica Milano (13 marzo)
Non solo quindi uno Stato che contro gli immigrati sembra aver perduto “il monopolio della violenza”, facendosi scippare zone del nostro territorio e non riesce affatto a proteggere i suoi cittadini (ma allora che cosa ce lo teniamo a fare? Mah!) ma anche tutto un quartiere di una grande città come Milano che, assodata l’incapapacità delle istituzioni, si lascia soggiogare da una cinquantina di africani limitandosi a sopportare con vile e rassegnata passività la brutale e violenta presenza straniera che invece si dimostra, con la sua criminale aggressività, ben poco intimorita dagli Italiani e dalla loro polizia!
Attraverso la cantilena menzognera del “non vogliamo più fare certi lavori”, possiamo ben dire quindi che stanno avvelenando le nostre menti rappresentando l’immigrato in possesso di un vigore fisico e un’energia indomabili contrapposto a un italiano vecchio o imbelle mammone viziato e seminando pertanto nei nostri cuori, con l’aratro della menzogna telepennivendola, una vergognosa codardia indegna della nostra storia! Non si spiega altrimenti, ad esempio, come i Milanesi possano permettere che una cinquantina di africani la facciano da padroni in casa loro “Questi stanotte spaccano tutto” - dice un abitante del quartiere. “Adesso che li avete fatti arrabbiare - dice un altro - dobbiamo tenerceli noi” e poi andare la domenica allo stadio a “difendere” l’onore della propria città gridando minacciosi slogan (che etimologicamente significa grido di battaglia) guerrieri contro altri tifosi italiani!
(6) E vorrei proprio sapere per quale motivo dobbiamo tenerci queste persone. Ma datemi una risposta seria, non le solite argomentazioni piagnucolose vomitate dai ricchi professionisti dei buoni sentimenti.
(7) E questi ultimi non solo non servono, ma sono anche dannosi, (mi limito qui a considerare solo gli aspetti sociali, più evidenti e superficiali, tralasciando quelli relativi a conseguenti tensioni culturali) sia perchè non permettono ai nostri compatrioti di lavorare e sia perchè mandando una parte di quello che guadagnano nei loro paesi (date un’occhiata alle cifre esorbitanti delle rimesse degli immigrati se non ne siete convinti), impoveriscono le nostre nazioni con una pericolosa emorragia di capitali. Giudicate pertanto quanto sia saggio il provvedimento del governo svedese!
(8) Mi riferisco ovviamente alla deleteria legge sul ricongiungimento familiare. Capirai, un popolo come il nostro che idolatra la famiglia come nessun altro tanto che ogni giustificazione etico/morale passa per il piagnucoloso “c’ho famiglia”, come poteva rimanere indifferente alle lacrimucce nostalgiche di chi voleva far del bene ai poveri immigrati ai quali mancavano la mamma, il papà il figlio (in realtà questi una valanga!) permettendogli di rivederli? Vogliamo forse negare ai lavoratori “ospiti” che quando tornano a casa (non importa se molto spesso sono case popolari, quindi tolte agli Italiani che dovrebbero essere gli unici ad averne diritto) rivedano i loro cari? No certo, che cattivoni saremmo e quindi tutti dentro nel grande albergo Italia! E così, fingendo di risolvere un problema contingente facendo leva su un sentimentalismo superficiale, hanno aperto una falla immensa dalla quale si sono riversate sull’ex Bel Paese fiumane ininterrotte di stranieri. In pratica questi signori che non dormono la notte per pensare a come fare della nostra Italia una landa di soli stranieri, hanno preso due piccioni con una fava: ci hanno maggiormente riempito d’immigrati e hanno saldamente radicato la loro presenza sul nostro territorio. Infatti se prima il lavoratore “ospite” dopo qualche anno molto probabilmente tornava al suo paese, richiamato dal focolare domestico, adesso invece non se ne andrà più tanto facilmente, visto che con questa legge balorda i suoi Lari sono stati portati in Italia... che bello! E questo senza contare il detrimento culturale che ne consegue! I piccioni infatti sarebbero tre, ma il terzo adesso lasciamolo in pace! Vedete comunque quanta immonda perversione genocida si cela dietro quello che sembra un semplice e innocuo provvedimento “sentimentalistico”?
(9) Non penso solamente al ridicolo provvedimento del governo svedese, (probabilmente tra qualche anno ai colloqui obbligherano tutti i candidati a indossare un vestito che li copra interamente, dalla testa ai piedi, per impedire anche un’eventuale riconoscimento razziale) ma anche al più evidente e inaccettabile caso francese, dove vige ormai una vera e propria discriminazione a favore degli stranieri (la chiamano discriminazione “positiva”, tanto per aggiungere al danno anche la beffa) e a detrimento “ovviamente” dei francesi autoctoni!
(10) Leggete questa notizia:”Allo stato attuale della sua economia, la Francia non ha più i mezzi per accogliere immigrati”: lo si legge nella prima versione del rapporto di Richard Castera, ispettore generale dell’amministrazione francese, che nel settembre del 2005 si è visto affidare una missione di valutazione delle “capacità di accoglienza della Francia” dal ministero degli Interni.
Se l’analisi di Castera è per ora alla sua prima versione - che Le Monde si è procurato - le sue prime conclusioni non sono state affatto divulgate dal ministero degli Interni. Per il semplice fatto che tali conclusioni urtano contro l’idea di “immigrazione scelta” che lo stesso ministro degli Interni, Nicolas Sarkozy, intende mettere al centro di un progetto di legge da presentare ad aprile al Consiglio dei ministri.
Secondo Castera, la Francia deve prendere atto del fatto che le sue capacità di accoglienza non le permettono di integrare bene il flusso migratorio ammesso ogni anno - oltre 160 mila persone nel 2004. E deve perciò fare delle scelte per ridurre questo flusso.
“L’immigrazione “scelta” non si sostituirà all’immigrazione “subita” - si legge nel documento - ma al contrario rischia di creare un’ondata supplementare di immigrati”. I problemi più gravi emergono soprattutto nell’ambito dell’abitazione e dell’occupazione: ogni anno oltre centomila stranieri si presentano sul mercato del lavoro, ma il settore privato (che è quello realmente accessibile per uno straniero) non genera sufficienti posti di lavoro per soddisfare le richieste: nel 2004 aveva registrato 86 mila posti netti.
“Le capacità di accoglienza delle popolazioni immigrate sono completamente sature e le prime vittime di questa realtà sono gli stranieri», rileva Castera, osservando come il tasso di disoccupazione degli stranieri sia ben superiore alla media della popolazione (17,6 per cento contro il 9,7 per cento).”
E adesso ditemi: non dovrebbe il governo francese dichiarare finita l’accoglienza e invitare gli immigrati a tornarsene a casa loro? Invece fa finta di nulla e continua a riempire la Francia (e quindi tutta l’Europa) con un enorme ammasso di popoli allogeni molti dei quali inoltre difficilmente integrabili “Mentre nel mondo primitivo un forestiero avrebbe potuto essere integrato nella vita di una società in pochi giorni, oggi, in moltissimi casi, occorrono degli anni o è addirittura impossibile” (Alberoni)! Non è abbastanza evidente dunque che questa ostinazione esterofila, questo desiderio d’inabissarci in una mortifera immigrazione vive di vita propria, senza alcuna relazione con i reali bisogni dei nostri paesi, come pure dichiarano per ingannarci? E che cosa può spingere i governanti che ci ritroviamo a riempire con milioni e milioni di stranieri delle più svariate parti del mondo le nostre patrie e, ben lungi dal cercare di assimilarli alle culture autoctone, addirittura favoriscono l’insediamento delle loro? Il nostro bene? Ma non mi fate ridere!
(11) È proprio il caso di dire che “Satana si alimenta col mito della sacralità dell'essere umano”. Enzo Caprioli Immoralità dell’umanitarismo. E non dimentichiamo neanche ciò che osserva con encomiabile onestà intellettuale Ida Magli:”Come molti popoli hanno ormai capito molto bene, Stati Uniti e Unione Europea adoperano i cosiddetti "diritti umani" per promuovere disegni esclusivamente economici, che opprimono i popoli proprio in quei diritti che sono gli unici "umani": il proprio nome, la propria terra, la propria lingua, la propria religione, la propria identità. I primi ad essere stati deprivati di questo essenziale diritto siamo proprio noi: gli appartenenti all’Unione Europea.”
(12) Inoltre, poichè per entrare la maggior parte di loro non ha bussato alla porta, ma ha arrogantemente calpestato la nostra sovranità nazionale, la loro presenza dovrebbe essere implacabilmente rifiutata, essendo la conseguenza di un’inaccettabile prepotenza. Nonostante l’obnubilamento mentale provocato da un insulso buonismo da quattro soldi, infatti, rimane valida l’osservazione di chi ritiene che ”oltrepassare i confini di uno Stato senza passaporto è altrettanto violento quanto forzare la porta di qualunque cittadino” (Ida Magli). Come si spiega invece l’atteggiamento lassista delle autorità che non solo non considerano come reato (e grave!) la violazione delle nostre frontiere, ma addirittura si trasformano in un immenso codazzo di prefiche dei buoni sentimenti e li accolgono srotolandogli il tappeto rosso dell’accoglienza umanitaria? E perchè espellerli dalle nostre terre è così difficile che ormai dobbiamo tenerci anche dei delinquenti incalliti che aspettano solo di uscire di prigione per tornare a fare danno? E per quale perversione diplomatica devono rimanere da noi se i loro Paesi rifiutano di riprenderseli? Ma si può credere veramente alla serietà e onestà di una classe politica che quando vuole far finta di cacciare dal Paese qualche immigrato si limita a dargli un foglietto di via?
(13) Esagero? Analizzando l’articolo in questione si nota chiaramente che il disappunto del governo svedese è di dover prendere atto che molti datori di lavoro, se devono scegliere tra vari candidati, preferiscono assumere altri connazionali invece che degli immigrati (scusate l’interruzione, ma vi rendete conto a che livelli di assurdità siamo arrivati? Adesso in questa Europa putrida di xenofilia è grave se i cittadini dei suoi Paesi sono solidari tra di loro… ma roba da matti!) e osserva con rammarico che tra questi allogeni (che sarebbero stati fatti venire per lavorare al posto degli europei e che invece, come si vede bene, non servono per niente!) il tasso di disoccupazione è più alto che tra la popolazione locale. Per quanto mi riguarda e non me ne importa nulla degli sdegnosi strali buonisti, sono fermamente convinto che un governo sano, animato da lodevole patriottismo e spinto quindi ad agire solamente per il bene della sua comunità (cioè adempiendo il suo unico e vero dovere), avrebbe solamente motivo di rallegrarsi da tutto ciò, sia perchè significa che molti suoi compatrioti riescono a salvarsi dal cadere nel baratro oscuro della disoccupazione e sia perchè dimostrano, preferendo altri svedesi agli stranieri, che nonostante la procella globalizzatrice e la conseguente ubriacatura cosmopolitica, sono ancora ben saldamente uniti da un forte vincolo patriottico che li sprona, come è giusto che sia, a sentire il santo dovere di aiutarsi tra di loro (atteggiamento naturalissimo del resto e presente in tutti i gruppi umani!). Essendo invece un governo evidentemente corrotto dall’idra velenosa dell’immigrazionismo, si rammarica follemente della buona salute dimostrata dal suo popolo e addirittura si azzarda a promuovere un progetto, con il quale si prefigge lo stolto e direi, usando una parola grossa ma pienamente confacente, criminale proposito di privare gli Svedesi della bellezza di riconoscersi e aiutarsi in quanto compatrioti e obbligarli quindi a fare ciò che hanno dimostrato chiaramente con il loro atteggiamento adottato finchè gli è stato possibile, di non desiderare affatto: dare lavoro agli stranieri! Ridicolo vero? Viviamo in una società che ci permette di conoscere qualsiasi cosa, meno il nome e la nazionalità della persona con la quale poi si dovrà lavorare insieme probabilmente per molti anni, quotidianamente. E che cosa spera di ottenere da tutto questo il governo svedese, oltre a tiranneggiare la vita privata dei suoi connazionali dimostrando l’esattezza dell’affermazione di Herbert Spencer che l’aumento della libertá apparente deve essere accompagnato da una diminuzione della libertá reale? Qual’è la meta agognata che si prefigge di raggiungere con questo intervento sleale e vergognosamente indegno di un sistema “democratico” che si pavoneggia continuamente con paroloni quali libertà e tolleranza? Che gli Svedesi, siano obbligati dall’anonimato a scegliere dei lavoratori senza poter più esprimere la loro preferenza patriottica e in questo modo quindi, aumentare la possibilità che ad essere assunti siano… degli stranieri! Ovviamente la conseguenza di questo bel gesto, rimanendo in superficie, nell’ambito sociale, sarà quella di aver spedito un bel numero di propri connazionali nell’inferno della disoccupazione; ma evidentemente questo per i sacerdoti del “genio umanitario” è un effetto secondario trascurabile, anzi insignificante in confronto alla bellezza di aver raggiunto il “bellissimo“ obiettivo di aver aumentato “la diversità etnica nei luoghi di lavoro”.
(14) Leggiamo allora quanto scrive M.Consoli, citando anche S.Gozzoli: “non può cioè essere preso in considerazione il singolo individuo fuori o prescindendo dal gruppo di appartenenza, giacché sarebbe un'astrazione priva delle necessarie connessioni e assolutamente mancante di prospettiva. Degli eremiti-che siano effettivamente tali-la storia degli uomini non si accorge nemmeno; il gruppo è la condizione per la sopravvivenza dell'uomo, rappresenta quindi, oltre ad un fatto oggettivo, un fatto positivo, la risultante di un'esigenza, anzi, di un gran numero di esigenze. Caratteristiche del nucleo sociale originario sono al tempo stesso la compattezza al proprio interno e la proiezione all'esterno della carica di aggressività. E sono proprio queste caratteristiche che dobbiamo ringraziare se oggi noi esistiamo. Se i nostri antenati fossero stati più «buoni» verso i componenti di altre società ed avessero manifestato la propria aggressività all'interno del gruppo, determinandovi una crescente conflittualità, noi, oggi, non esisteremmo affatto” .
(15) Vi invito a riflettere su quanto afferma ancora Gustave Le Bon:” I grandi sconvolgimenti che precedono i mutamenti delle varie civiltà sembrano a prima vista determinati da grandi trasformazioni politiche: invasioni di altri popoli o rovesciamento di dinastie. Ma il più delle volte uno studio attento di tali avvenimenti rivela, come causa reale celata dalle cause apparenti, una modificazione molto profonda nelle idee dei popoli. I veri sconvolgimenti storici non sono quelli che ci empiono di stupore per la loro vastità o violenza. I soli cambiamenti importanti – quelli che consentono il rinnovarsi delle civiltà-avvengono nelle opinioni, nei concetti e nelle credenze.
Gli eventi davvero degni di memoria non sono che gli effetti visibili di invisibili mutamenti dei sentimenti umani. ” Quindi, quando le combriccole governative adottano una serie di provvedimenti (di cui questo del governo svedese non è che uno tra i tanti) volti ad affievolire fino alla sua completa sparizione ogni solidarietà fondata su ragioni di fratellanza etnica, non sono mosse veramente dall’intenzione di risolvere un problema contingente quale la disoccupazione degli immigrati (e come vogliono far credere alla schiera copiosa degli imbecilli infetti di umanitarismo piagnucoloso) ma infliggere, con depravata e diabolica astuzia, una pugnalata mortale al patriottismo dei nostri popoli europei, costretti ormai dall’oligarchia mondialista a manifestare un misero simulacro di appartenenza comunitaria solamente in quanto docile mandria pascolante negli artefatti spettacoli sportivi propinati dal sistema!
(16) Pensate un po’ quello che scriveva Silvio Pellico:” Due viaggiatori europei s'incontrano in altra parte del globo; uno sarà nato a Torino, l'altro a Londra. Sono europei; questa comunanza di nome costituisce un certo vincolo d'amore, un certo, direi quasi, patriotismo, e quindi una lodevole sollecitudine di prestarsi buoni uffici.” Capirai! A queste animucce belle verrebbe l’orticaria a leggere la fulgida nobiltà di tale proposito! Senza contare che tra un po’ se continua di questo passo non ci sarà bisogno di immarginarli sperduti in un’altra parte del globo. Nella stessa Europa ormai cominciano a scarseggiare in maniera preoccupante gli Europei!
(17) In Francia, tanto per farvi capire a che punto è arrivato il dispotismo con il quale l’inquisizione immigrazionista vuole imporci a tutti i costi una società multirazziale che non abbiamo chiesto ma che secondo la loro strampalata tolleranza democratica dobbiamo accettare per forza, una donna di 86 anni (proprio così, ottantasei anni, pensate quanto fanno schifo! Sempre pietosi e comprensivi con gli immigrati e con gli autoctoni tanto spietati da non rispettare neanche questa veneranda età) è stata portata in tribunale poichè in una telefonata avrebbe ammesso… che preferiva vendere a dei cristiani piuttosto che a dei musulmani la sua casa! (Mme D'Esquelle de la Palme n'est "pas raciste" mais préfère vendre sa maison "à un chrétien"
LE MONDE | 30.09.05)
Capito per quali grandi crimini oggi si finisce in tribunale?
(18) M.Consoli: “Il capitale non ha patria — non l'ha mai avuta —‘ il suo posto è sempre là dove c'è un affare o qualche situazione da sfruttare. Nascono così, più o meno ovattati da pretese legittimazioni ideologiche, dal concetto di libertà di mercato, gli internazionalismi, le fazioni che, scavalcati i confini, si collegano tra le varie nazioni. È così consentito, al capitalismo mercantilistico, di operare anche palesemente, contro l'interesse della propria nazione, come tanti avvenimenti, anche recenti, testimoniano e documentano.”
(19) Ida Magli: “I nazisti sono loro, che non vogliono tutelare le identità dei popoli, ma uniformarli tutti quanti secondo le loro direttive socio-economiche. Abbiano il coraggio di dire che a loro non interessa nulla la difesa della nostra identità. Questa gente governa contro gli interessi degli italiani. Perseguono un piano preciso che deve essere bloccato, prima che sia troppo tardi”. Più chiaro di così!
(20) "E al convegno - dal titolo Immigrati e italiani: il futuro è convivenza, che oggi ha in programma un'assemblea a cui sono attesi 400 immigrati - la responsabile welfare dei Ds, Livia Turco, ha lanciato una serie di proposte."
Ovviamente tra le strampalate e ridicole proposte della Turco manca l’unica veramente importante e che invece avrebbe dovuto essere non solo “lanciata”, ma scagliata con foga ardente contro il futuro infernale che stanno costruendo… contro di noi: chiedere al padrone di casa, cioè al popolo italiano, se è disposto a convivere con questi estranei! Fino a prova contraria, infatti, la convivenza è il risultato di una libera scelta. E non dimentichiamo neanche che molto spesso, se non si va d’accordo, la convivenza finisce e segue la separazione! Pertanto mi sapete dire, animucce belle, che cosa succederà se gli Italiani si stancheranno (e molti già lo sono) di convivere in un paese ridotto a uno sgradevole guazzabuglio di entità etno-razziali straniere e vorranno tornare a vivere serenamente, come popolo sovrano non più spinto e sgomitato dall’invadenza prepotente delle masse allogene? È ancora possibile sperare che prima o poi la nostra bellissima e millenaria Italia torni ad essere ciò non avrebbe mai dovuto smettere di essere: la Patria di noi Italiani e basta? O avete ormai mummificato la divina Clio imprigionandola nel sarcofago di una caramellosa retorica buonista e piagato mortalmente le candide membra della Patria suprema con il flagello di questa caliginosa convivenza, condannandoci a rimpiangere per sempre, come una perduta età dell’oro il tempo in cui, pur afflitti da tantissimi problemi (corruzione, disoccupazione, mala sanità e tutto quello che volete) per lo meno il futuro dell’Italia risplendeva gioiosamente illuminato da veri bambini italiani e per le strade, sul lavoro, al bar, nella politica, negli autobus, nelle scuole e in qualsiasi altro luogo possibile si aveva la piacevole sensazione di stare in casa nostra, di abitare uno spazio pubblico edificato da noi e per noi, italiani fra italiani senza essere costretti, come in questa grigia attualità per colpa di una folle demenza buonista, a dover sopportare in continuazione la fastidiosa e indiscreta presenza di tutti questi stranieri che ormai invece stanno dappertutto con la scocciatura delle loro petulanti diversità. E voi che fate, Italiani, vi fate ingannare così facilmente, dimenticando che fino a pochi anni fa gli immigrati, secondo il bifido cicaleccio immigrazionista, erano solo degli ospiti? O non è forse vero che addolcivano subdolamente il nostro buon cuore d’Italiani con questa parola sprigionante un’antica e divina nobiltà per indurci ad un’accoglienza apparentemente innocua, ma che in realtà celava un perverso disegno genocida? Ospiti… che non ci siamo tolti più di torno, che si sono accampati definitivamente da noi e che hanno cominciato ad alzare la voce, sentendosi già i prossimi padroni di casa! Lo avreste mai immaginato che i vu cumprà di ieri sarebbero diventati i “fratelli d’Italia” di oggi? “Che bei posteri!” esclamerebbe Giusti!
Ecco un esempio di questo funesto inganno:
“Vale a dire che più che qualche forma di chance elettorale, limitata e circoscritta, l'obiettivo semmai è quello di definire il momento e le forme in cui un lavoratore ospite diviene a tutti gli effetti un cittadino di questo nostro paese.“(Edmondo Berselli L’Espresso) Già per cominciare varrebbe la pena di rispondergli con sdegnosa irruenza patriottica che semmai dovremmo domandarci quando il lavoratore ospite se ne ritornerà a casa sua! Ma dobbiamo anche stare attenti a non cadere nel viscido inganno che si cela dietro simili dichiarazioni d’intenti, visto che se apparentemente sembrano dettate da un innocuo buon senso in realtà occultano uno scellerato piano di distruzione del nostro popolo. Voi sicuramente riderete di questa mia affermazione “paranoica”, però considerate che in un primo tempo ci hanno addormentato innaffiando copiosamente le nostre menti con la morfina di un petulante piagnisteo umanitario e ne hanno approfittato per farne entrare in pochissimo tempo un numero esageratamente alto (o forse non è vero?) e adesso che sono riusciti a ridurre la nostra società italiana a un insipido minestrone, si sentono abbastanza forti per dare l’assalto finale, distruggendoci non più soltanto sul piano materiale (i confini violati e l’irrefrenabile intrufolamento di stranieri ovunque) ma su quello spirituale, insidiando la nostra identità con vari attacchi, tra cui i più pericolosi sono, a mio avviso, la starnazzante richiesta di piani di studio “interculturali” giustificati dall’invasione di studenti stranieri che si è abbattuta sulle scuole “pubbliche” e il tentativo di conferire la cittadinanza italiana a questi immigrati nonostante che, lo ripeto perchè vi rendiate conto del mostruoso inganno che stanno perpetrando piano piano, a piccoli passi, secondo il loro ingannevole chiacchiericcio dovevano essere solamente degli ospiti. E lo scopo perverso e scellerato di svendere la cittadinanza (tralascio in questo scritto di esaminare anche i lumi funesti della nuova pedagogia globalista) non è quello di migliorare le condizioni di vita dello straniero (ragione che comunque sia sarebbe inaccettabile), attenzione, non fatevi ingannare dalla retorica buonista, abilissima nell’ingannarci mascherando le sue criminali intenzioni con la patina dorata dei buoni sentimenti, ma di avvilire ancor di più un patriottismo già ampiamente prostrato sia da una turpe e pantofolaia propaganda antipatriottica che dal secondo dopoguerra piaga con la sua esistenza l’Italia e sia dalla dolorosa sensazione (da un paio di decenni) di non avere più un nostro territorio, come ci grida con crudele consapevolezza (perchè chi vuole la nostra distruzione sa bene che con le immagini degli sbarchi continui dei clandestini non sta semplicemente informando, ma umiliando la Patria, mostrata quale docile vittima di violenta penetrazione allogena) il sistema genocida, flagellandoci con il disgustoso spettacolo delle nostre sacre frontiere quotidianamente violate da un’invadenza straniera che non solo rimane impune, ma che addirittura viene spalleggiata da uno Stato sempre più nemico letale del suo popolo. È abbastanza evidente infatti, che se chiunque può dirsi italiano, anche senza esserlo, la cittadinanza non sarà più vista come quella sacra eredità degli avi che orgogliosamente scorre nel nostro sangue e ci rende simili tra di noi, ma come un semplice dato burocratico (domicilio, residenza…cittadinanza) e pertanto essere parte di un popolo, di una comunità nazionale, non avrà più importanza di quanta ne abbia oggi essere ad esempio soci di un club di caccia…” e i politici che in Italia (ma anche in molti altri paesi dell’unione europea) si affrettano a scrivere “cittadino italiano” sui documenti degli immigrati lo fanno al solo scopo di cancellare gli Italiani dei quali non rimarrà neanche il nome”. (Ida Magli) E potete ancora dubitare che l’unico obiettivo del nostro sistema politico sia la nostra distruzione per sostituirci con un’insipida marmellata di culture?
(21) Chi è questa lurida bestia immonda?...” è il grande capitale internazionale, al tempo stesso l'anima, il sangue, ed i muscoli del Sistema, che, fuori da ogni retorica, fuori dalla propaganda che colora di rosa ciò che vuole e di demoniaco ciò che gli è contro, regna senza confini, ma con radici ben salde.” (M.Consoli)
(22) Vedete se mi sbaglio? Ci conducono all’estizione e ne danno notizia come se fosse qualcosa di cui essere soddisfatti. Un atteggiamento apparentemente sconsiderato ma che può essere ben compreso solo ricordando che lo scopo vero dell’immigrazione non è salvare la nostra economia, o le nostre pensioni, come credono gli sciocchi e i miserabili (perchè chi cerca di assicurarsi la propria prosperità tradendo la Patria è un essere spregevole) ma la distruzione dei nostri popoli, addormentati dal narcotizzante canto di sirena della retorica immigrazionista. Ecco una goccia di questo diluvio di note mortifere che addirittura vorrebbe farci credere che adesso che siamo sommersi d’immigrati, la nostra identità è più forte! Ma per favore!
“(AGI) - Firenze, 16 set. - "Quando si ha un concetto dell'unita' della diversita', del confronto, del colloquio continuo si riesce ad avere immmediatamente anche il coraggio della propria identita'". E' quanto ha sottolineato Romano Prodi, nel suo intervento in Palazzo Vecchio, durante alla cerimonia per la consegna della cittadinanza onoraria di Firenze, a Chiara Lubich, fondatrice del Movimento dei Focolati. Per Prodi, "questo vale per la cultura, per la religione, per i grandi sentimenti umani, in cui mai il confronto, il colloquio hanno calpestato la identita' di chi e' pronto al colloquio, di chi e' pronto al dialogo". "L'apertura agli altri - ha concluso - non e' la rinuncia alla nostra identita'". Anzi "e' solo l'apertura agli altri che fa della nostra identita' una identita' forte.
Non facciamoci ingannare!".
Sì, non facciamoci ingannare, ma da VOI che avete svenduto la dignità della Patria e il futuro del suo vero popolo… gli Italiani, che non sono nè “nuovi”, nè nient’altro; solo orgogliosamente Italiani, senza caliginose etichette che oscurano la bellezza luminosa di questo sacro nome!
Senza contare poi che l’Italia è sempre stata aperta al Mondo, anche senza bisogno di questa rarefatta e nauseabonda dittatura globalista…”Nei suoi momenti sublimi l’Italia coincide collo spirito della storia e col destino del mondo. Ma non si può essere universali senza accettare e, quando occorre, captare. L’Italia ha mutuato qualcosa da ogni popolo di Oriente e di Occidente…” scrive Papini, nel suo libro Italia mia ispirato da sublime amor di Patria e che alla faccia dei meschini programmi scolastici “interculturali” dovrebbe essere insegnato in tutte le scuole d’Italia. Ma vi domando, ci si può seriamente riferire a questa interminabile alluvione di stranieri che sfonda le porte del nostro Paese ed entra straripando ovunque, cianciando vaghi e insignificanti principi di apertura e confronto con l’altro? “I popoli di sangue forte non hanno paura di nutrirsi anche di cibi stranieri perchè son certi di trarne elementi conformi alla genuina loro natura e di espellere, prima o poi, ciò che ad essi non si confà” scrive ancora Papini, ricordando inoltre che “ Il popolo italiano ha voluto conoscere e talvolta assimilare ogni frutto di civiltà ma non è stato mai passivo. Quando più sembra affogato nei debiti stranieri proprio allora medita e prepara la sua liberazione. O trasforma il pan forestiero in sangue nostrale o distilla un contravveleno che ha maggiori virtù di un elisire”. Ma evidentemente ormai abbiamo proprio “sangue di gatto addomesticato” (Slataper) visto che non solo non abbiamo il coraggio di espellere nulla della caterva culturale allogena, ma addirittura ci ritiriamo di buon grado per fargli posto!
Il Piave mormorò...ma il Tevere tradì... testo di Ernesto Micetich
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