Sfioro il pennello,
il colore si apre,
mi chiama.
Scivola lento tra le dita,
mi attraversa,
entra dove fa male
e senza chiedere permesso
trova respiro.
La tela mi attende,
nuda, fiduciosa.
Ci incontriamo nel silenzio
mentre la musica scioglie l’aria.
Il rosso arde,
il nero avvolge,
poi il bianco lenisce,
si stende come luce sulla pelle del dolore.
Non penso,
non cerco.
Mi lascio andare al colore
come tra le braccia sicure
di chi davvero capisce.
Quando poso il pennello
il cuore rallenta.
La tela ora ha una voce,
e in quello sfogo
io mi rivedo.