Solitudine esistenziale

scritto da NoMan
Scritto 4 anni fa • Pubblicato 4 anni fa • Revisionato 4 anni fa
0 0 0

Autore del testo

Immagine di NoMan
Autore del testo NoMan
Immagine di NoMan
Pensieri personali, vorrei un commento sincero in privato dai lettori. Tratta le mie esperienze ed i miei pensieri personali più profondi. Si tratta di un flusso di coscienza non di una composizione. Chiedo scusa per eventuali errori grammaticali.
- Nota dell'autore NoMan

Testo: Solitudine esistenziale
di NoMan

Pensieri personali, vorrei un commento sincero in privato dai lettori. Tratta le mie esperienze ed i miei pensieri personali più profondi.
Si tratta di un flusso di coscienza non di una composizione. Chiedo scusa per eventuali errori grammaticali o frasi non molto comprensibili.
Ho scritto quello che sentivo, quando lo sentivo e nella forma nella quale lo sentivo.

[ETERNA SOFFERENZA E DESOLAZIONE]
è tutto vuoto e senza significato
la vita, le sensazioni, le emozioni
tutto vuoto
mi prefisso ogni volta un obbiettivo, come speranza di successo
e poi, come ogni volta, l'obbiettivo sfuma e fallisce
a cosa sto aspirando? cosa pretendo? non sono altro che un puntino in mezzo al nulla, illuso delle proprie illusioni
beati quelli felici, senza problemi e spensierati. beati gli idioti, gli stolti e gli handicappati
Beato chi ignora.
La coscienza è un’arma a doppio taglio, + si sviluppa + sei interessante per il mondo. sei qualcuno
ma essere qualcuno significa veramente qualcosa? NO
La coscienza ti mostra solo quello che sei veramente, ti mostra quanto il resto del mondo sia enorme e quanto non gli necessiti
Io non servo al mondo, ma il mondo serve a me. l'egoismo di ognuno è l'unico vero obbiettivo.
Ogni giorno mi sveglio con qualcosa fissato in mente, e io ci metto anima e corpo per farlo. Ma non serve a nulla. Non servo a nulla
Ogni giorno è un fallimento, uscire di casa è un fallimento, restarci è un fallimento, lavorare è un fallimento. Cosa voglio ottenere da tutto ciò?
sentirmi meno male con me stesso? no, puntualmente il fallimento si fa risentire, e uno lo soffoca dicendo che non è nulla,
che c'è stato un problema di calcolo per il quale "non capita" quel che ti eri prefissato, un inconveniente che ti frena
ma non è così
non è un calcolo
c’è chi è fatto per il sociale e chi per sé stesso. Io penso sempre di + di essere la parte mancante di me stesso
Penso che non esista qualcuno che possa riempire questo immane vuoto che sento. Penso che il mio cervello abbia un difetto di fabbricazione
Penso che non sia in grado di provare le emozioni come vorrei. Ridere, gioire, amare e soffrire.
Sono io che decido di sorridere, non è il mio corpo a farlo.
Sono io che decido di percorrere un frammento di sensazione, per poi amplificarlo nella mia testa e illudermi che sia un’emozione. Ma non lo è
La verità è che non è altro che una costruzione mentale, una convenzione imparata dagli altri.
Io non so cosa sia la felicità. Penso di non essere letteralmente felice da tantissimo se non da sempre.
Sono sempre IO che decido di esserlo, o meglio, di mostrarlo. Ma dentro di me non sento nulla. Mai. Sorrido per rispetto e rido per gentilezza.
Potrei passare ore a parlare con qualcuno che adoro alla follia, senza sentire nulla. Potrei passare settimane da solo, senza sentire la mancanza di nessuno.
A cosa serve la vita? a cosa servo io? a cosa servono le persone? come ho già detto, a nulla.
è una totale contraddizione, l'esistenzialismo è la condanna della coscienza. è un limite, un muro.
Per cosa percorriamo la nostra vita? perché accettiamo di soffrire per cento anni? quante volte saremo veramente felici? non illusi di quel che pensiamo. Intendo veramente felici.
Essere apatici significa non stare male, ma nemmeno bene. è un limbo infinito.
L'apatia ti aiuta in ogni situazione, ti rende cosciente di quel che ti circonda e di come approcciarti ad esso, in modo razionale e freddo. Per poter superare il dolore senza affogarci.
Si nasce nel dolore, i neonati urlano sentendo il bruciore dell'aria nei polmoni. La vita che ci riempie e noi che la piangiamo.
Cresciamo per vedere i nostri giochi preferiti rompersi, per vedere il gatto morire, la tua ragazza tradirti e tuo padre ammalarsi.
E se il dolore non è nostro, saremo noi a provocarlo agli altri. Chiunque ci circondi soffrirà a causa nostra, in un modo o nell'altro. Saremo noi a tradire, ammalarci e morire.
La vita non è altro che una gara a chi muore prima, una sfida a chi smetterà prima di soffrire, una condanna per chi ti piangerà sulla lapide.
Tutti soffriranno per causa tua. E tu per loro, o per averlo provocato a chi tieni. Io non voglio far stare male gli altri, mi basta il mio di dolore.
Vivi nella convinzione che sia solo una fase, solo un momento. Ma non è così.
La gioia sono tante piccole gocce di nettare che ci zuccherano la bocca. L'apatia è il motore della vita ed il dolore la sua benzina.
Beati i coraggiosi, beati quelli che riescono a rinunciare al nettare a costo di fermare il motore.
Non è da stupidi, non è una vigliaccata. è una presa di consapevolezza e di potere. è decidere di porre fine al dolore degli altri a costo di fargliene provare tantissimo in un colpo solo.
Il quadrifarmaco dice una cosa sensatissima: perché temere il dolore? se il dolore sarà abbastanza intenso, morirai. Altrimenti ti riprenderai e sarai più forte di prima.
Perché temere la morte? La liberazione dal male, la liberazione dalla coscienza. Da morto non provi sensazioni, non pensi e non provi dolore.
Da morto non provi emozioni, non provi tristezza o rammarico. Non provi nulla, non sei nulla. O meglio, torni a non essere nulla.
Le religioni parlano del paradiso e della reincarnazione. Della propagazione dell'IO nell'universo, nello spazio e nel tempo. Perché dovrei desiderarlo?
Dove voglio arrivare? Ho paura che non ci sia nulla dopo? NO! io SPERO che non ci sia nulla dopo. Mi bastano questi cento anni in terra, cento anni di me stesso
Perché dovrei propagare la mia sofferenza? perché dovrei voler esistere per sempre? il dolore è sempre frutto di un avvenimento.
Come si può presumere un paradiso inteso come liberazione dal male quando l'essere è esso stesso il male.
Come può esistere un paradiso condiviso? ogni essere è intrinsecamente egoista, l'essenza dell'essere è egoista.
La carità è egoista. Il bene è egoista. Non incolpo nessuno nel dire che ognuno ha il proprio scopo ed obbiettivo.
Tutto dipende da chi ha + palle per sbattersi degli altri e poter quindi procedere con il proprio intento.
Per come siamo fatti, non siamo altro che un insieme di esperienze ed errori genetici. cosa definisce un bene ed un male? un canone
Il conflitto è la soluzione, conflitto interiore, conflitto di interessi, conflitto in ogni ambito. Per questo un paradiso non può esistere.
Perché il conflitto, ed il dolore che ne segue, non esistano serve che tutti i partecipanti del nsotro paradiso abbiano lo stesso identico punto di vista in tutto.
In ogni sua singola parte deve pensare allo stesso modo. Cosa impossibile, dal momento che siamo un insieme di esperienze ed errori genetici.
Perché possa esistere un sistema senza conflitto serve quindi che ogni sua parte sia identica. Serve quindi che tutte le parti siano uguali all'una e viceversa.
L'unico modo perché tutto ciò si verifichi è che ogni parte sia la stessa. Ovvero uno. Ovvero io. L'unico paradiso che potremo mai avere è all'interno del nostro cervello.
L'unico conflitto nel quale nessuno patisce è il conflitto con sé stessi. L'unico paradiso è con sé stessi. L'unica cosa che serve a sé stessi è se stesso.
La morte è la rinuncia al conflitto con gli altri per poter, finalmente, avere un infinito conflitto con la propria testa. O ancora meglio, la morte è la fine di ogni conflitto.
Del mio, del mondo e di qualsiasi altra cosa. L'eternità spaventa molto più del termine.
Per oggi ho finito.



[LA RABBIA E LA FOLLIA]
Siamo di nuovo qui a parlare della frustrazione esistenziale, ho voglia di prendere a pugni qualcosa. Sento le nocche che fremono e che hanno bisogno di sfogarsi
ma perché questa sensazione? perché questo bisogno? cosa non va in me adesso? a quanto pare nulla o non lo so. Forse mi sto solo sforzando di "vedere positivo".
Forse dovrei smettere di vedere positivo. Tutta queta rabbia deve significare qualcosa, preferisco la tristezza alla rabbia. La rabbia fa male a sé ed agli altri.
Finché sei triste cerchi solo di allontanare la gente dai tuoi problemi, ma senti il bisogno di avere qualcuno accanto. La rabbia no. La rabbia ti spinge ad allontanare la gente e basta.
Fa schifo il mondo e faccio schifo io al mondo. Come mai ogni impegno, ogni speranza, ogni obbiettivo fallisce? Non ci provo abbastanza intensamente? a me non sembra
Mi sono rotto il cazzo di fingere il sorriso, di fare il buono con le persone, di rispettare il prossimo come vorrei fosse fatto con me. La gente non capisce e pensa a sé stessa.
Non gli interessa veramente degli altri, finché il culo è il proprio ci si impegna. Funziona così per qualsiasi cosa in qualsiasi ambito. Mi sono rotto il cazzo di tutti.
Vorrei essere solo, con me stesso. Vorrei che tutta questa rabbia si potesse girare su qualche altra emozione. Ripeto, preferirei essere depresso piuttosto che arrabbiato.
Non mi piace esserlo, tratto male le persone e ci provo pure gusto, non riesco a sentirmi in colpa.
Il grillo nella testa inizia a parlare e chiedersi "qual è lo stremo di una persona, quando le parole iniziano a pesare al punto che ogni pregresso è ignorabile?
Quando fa talmente male che ogni altra cosa diventa meno di importante?"
Voglio sentire il gusto del pianto, del dolore di qualcun altro che non sono io. Vorrei piangere ma non ne sono capace.
Vorrei tantissime cose ma nessuna di questa pare realizzarmi o farmi sentire in qualche modo sollevato.
Ultimamente penso sempre di più al fatto che parlare con uno psicologo potrebbe fare veramente bene.
Ho paura della mia rabbia, ho paura di come possa crescere in altri momenti, in altri contesti e situazioni. Non so come reagirei ad un trauma, non so come prederei una pesante delusione.
Ho paura di me stesso, della mia testa e della mia psiche. Ho paura che possa sfociare in qualcosa di sempre peggiore e contorto. Non dovrebbe far ridere una persona che soffre.
È sbagliata la mia testa o il mondo? Ho tanti di quei pensieri contorti che se solo venissero sviluppati mi potrebbero in carcere. Non servirebbe applicarli, basterebbe parlarne.
La mente umana è una cosa contorta ed affascinante. Una macchina perfetta, in grado di formulare qualsiasi pensiero se giustamente impostata.
Cosa succederebbe però ad alterarla forzatamente?
Nello specifico, cosa succederebbe a forzare una mente, per sempre, ad avere una percezione distorta di tutto?
Cosa ne sarebbe della sua coscienza, della sua personalità? Immagina di legare qualcuno ad una sedia, mettergli delle cuffie completamente insonorizzate ed una benda nera agli occhi.
Immagina di lasciare una persona così per sempre, con una flebo per nutrirlo ed un catetere per smaltire i rifiuti. Senza nessuno stimolo sonoro, tattile o visivo, per sempre.
Pensa ancora aggiungerci la droga, somministrata inconsapevolmente rispetto al paziente, psilocibina logicamente. La sua testa finirebbe in marmellata o si evolverebbe?
Come reagirebbe ad un bombardamento sensoriale come un acido, unito alla privazione sensoriale data dagli strumenti? E ricordiamoci, non per un’ora, per un giorno, per un mese. Per sempre.
Ieri ho visto un documentario dove parlavano di lobotomia, la rimozione di una porzione di cervello.
Sapete come hanno scoperto il funzionamento del cervello? Studiando i traumi di pazienti incidentati ai quali dovevano rimuovere una porzione di lobo.
Studiando come la personalità reagiva con o senza un pezzo di cervello.
Dato che però erano troppo imprevedibili si sono trasformati in veri esperimenti, rimozione di materia grigia forzatamente su condannati a morte e volontari.
Studiare come la psiche si adatta realmente alla privazione di una parte. è fottutamente interessante da studiare ma non è "eticamente corretto".
A mio parere l'etica è la rovina della scienza.
Non so se è la rabbia o altro a farmi scrivere queste cose, ma pensaci, sarebbe veramente bello ed interessante come esperimento.
Ritagliamo pezzi di materia grigia alle persone e vediamo come stanno. In base alla loro reazione possiamo stabilire meglio come funziona, no?
E se provassimo a tagliare dei neuroni? Potremmo privare qualcuno di qualche emozione, del risentimento, della delusione o dell'essenza stessa della sua vita.
Potremmo privarlo di coscienza propria.
Pensa che bella che sarebbe una macchina di carne. Priva di intelletto e che non sa nemmeno di essere viva. Non in grado di giudicare, di scegliere e di avere sensazioni.
Una macchina di carne programmabile a tuo piacimento. In grado di reagire ed agire come meglio desideri. Senza nemmeno soffrire.
Io ho molta paura della mia testa, questi sono solo alcuni dei pensieri che mi attanagliano. Ho visto in mr pickels la scena di lui che sfila la tibia ad una persona dal tallone.
Pensa quanto sarebbe affasciante come cosa. Vedere il volto di quella persona, consapevole che il suo osso sta venendo sfilato sotto i suoi occhi e che non può farci nulla, con una flebo di morfina per tenerlo vivo ed una di adrenalina per tenerlo sveglio.
Pensa quanto sarebbe bello sfilargli pure la seconda, a questo punto avrebbe anche la consapevolezza del dolore che lo aspetta.
Mi affascina vedere il terrore nel volto di qualcuno, vedere cosa sarebbe disposto a fare pur di tenersi cara la pelle e non dover soffrire.
Ecco perché ho paura di me stesso. Se questo interesse si ampliasse? cosa succerebbe? l'esistenza è una e va scelta molto accuratamente. non puoi permetterti di fallire con te stesso.
Puoi scegliere una strada da seguire e quella deve essere. Nessun cambio drastico e nessun pentimento. Non puoi permetterti di sprecare il poco tempo a disposizione passandolo in carcere.
Resta affascinante ma deve restare per forza un pensiero.
E' frustrante non poter essere sempre come uno desidera, per convenzioni sociali e senza limiti.
Io sono fatto come sono e non voglio doverlo giustificare a nessuno. Se non ti piace allontanati da me non so cosa dirti.
Sento che a quarant'anni, se ci arriverò, sarò una di quelle persone scontrose e scorbutiche.
Una di quelle persone da evitare, uno di quelli che nella vita ha solo sé stesso perché ha fatto scappare chiunque potesse tenere a lui.
Sono strano e lo accetto, non voglio doverlo nascondere sempre.
Sono cazzo fatto così e non me ne dispiaccio. Chi mi ama mi segua.
Mi sono rotto il cazzo di mascherare la mia indole folle, forse è proprio questa la causa della mia rabbia, non poter essere completamente me stesso per paura di spaventare gli altri almeno quanto lo sono io di me.
Penso che non mi starei simpatico se mi conoscessi come il vero me, sarei troppo acido e mi reputerei uno stronzo insensibile colossale.
Voglio poter prendere una boccata d'aria e dire, okay va tutto bene, questi pensieri non sono strani, li hanno tutti, è una fase.
Temo sempre di più che però non sia così. Temo che io sia così.
Magari prima o poi qualcuno mi potrà accettare a pieno per come sono fatto, senza maschere e senza filtri. Magari un giorno sarò diverso e tutti questi discorsi saranno inutili.
Invidio quelli che sono capaci a ridere senza dover decidere di ridere, invidio quelli che sanno sorridere senza dover decidere di muovere le labbra.
Invidio quelli che urlano, che sono idioti fino al midollo. Inconsapevoli o ignoranti del peso della coscienza e della rabbia.
La stupidità è un dono, egoista ma è un dono. Essere cretini significa essere sé stessi sempre, senza freni e senza limiti. Perché mi faccio le paranoie? Perché scrivo queste cose?
Perché? Ho un mondo di cose da dire ma non sono capace a farlo. Ormai la gente mi conosce come quello freddo, quello apatico, quello che non dimostra mai affetto.
Io vorrei essere felice ma non ne sono capace, vorrei abbracciare con cuore qualcuno, guardare un film con il braccio attorno al collo e la testa sul petto.
Vorrei essere normale. Non capisco cosa non vada in me. Come faccio ad essere normale? Come faccio a smettere di essere freddo?
Come faccio ad abbracciare qualcuno? Perché dovrei voler abbracciare qualcuno?
Non riesco a trovare risposta. Sento solo questa rabbia, sempre più rabbia. Una rabbia repressa ed accumulata che sale, sale, e prima o poi scoppia. Ho paura di me stesso.
Ho paura. Non riesco ad accettare la mia stessa fragilità e questo provoca ancora più rabbia.
Io ho il diritto di stare male e chiedere aiuto, perché non ci riesco?
Perché domani mattina mi sveglierò e penserò,
"oh, ma che scenate per un nulla, perché lamentarsi? non sono questi i veri problemi. Se ti affliggi per così poco cosa succederà quando starai male davvero, e lo sai che succederà”?
Penserò che alla fine non valga la pena chiedere per così poco. A quanto pare sono veramente bravo a fingere.
Nessuno si accorge di come sto, nessuno mi chiede come sto, nessuno insiste a chiedermi cosa non va.
Non penso di essere capace io a chiedere aiuto. Desidero solo che prima o poi qualcuno legga tutto ciò e mi dica "Hei, ti serve una mano?" ed alla mia risposta
"No ma va erano solo sciocchezze quelle cose scritte, ero arrabbiato una sera ed ho tirato giù tutto esagerando, vai tranquillo", insistesse fino a farmi sputare fuori tutto questo acido.
È arrivato il momento di capire se non sono una bella persona per la società o se è solo questa repressione che mi porta ad avere questi pensieri.
Voglio parlarne con qualcuno senza generalizzare ed alleggerire il tutto. Voglio potermi sfogare in ogni sciocchezza, in ogni capriccio ed in ogni dubbio.
Voglio qualcuno che mi conosca bene al punto di guardarmi e saperlo se sto male o bene, perché io non sto bene per la maggior parte del tempo, e nessuno se ne accorge.
Temo che ormai la gente si sia talmente abituata alla mia maschera da trovarmi estremamente esaltato qual ora sono leggermente felice e normalmente tranquillo quando sto per spezzarmi in due.
Voglio compagnia, voglio non sentire questo vuoto, voglio che la gente capisca che io ci provo, ci metto del mio ma che mi serve aiuto.
Mi serve aiuto davvero. Non sono capace. Non sono adatto a queste cose.
Vorrei essere la macchina della quale parlavo. Un ammasso di carne, ossa e tessuti di vario genere. Una macchina senza coscienza, che non sa di essere viva.
Una macchina il cui unico scopo è quello di fare del bene agli altri, di essere utile agli altri più di quanto non possa esserlo per sé stesso.
Voglio la spensieratezza, non l'astio. Voglio ridere, non incazzarmi. Voglio poter passare un giorno intero senza mai fare pensieri ignobili, pensieri di sofferenza e di dolore.
Un giorno di liberà da me stesso. Un giorno dentro la testa di qualcuno che non sono io. Non sopporto il fatto di dover essere io per sempre, per il mio sempre si intende.
Voglio respirare, voglio provare quella sensazione inebriante data dal conoscere qualcuno, beccare una persona che ami o anche solo passare del tempo in buona compagnia.
Non mi lamento affatto dei miei amici, gli voglio bene ma non saprei dire in quale verso. Non saprei dire in quale modo. Non saprei se questo è duraturo.
Se io sparissi cosa succederebbe? mi cercherebbero? per quanto tempo? si dimenticherebbero di me?
Vorrei solo che uno di loro mi potesse leggere dentro, potesse leggere ciò. Io sono quello che sto scrivendo e niente altro.
Io sono tutto il male che mi provoco, io sono la causa del mio malcontento, io sono l'unico tarlo che dovrò portarmi avanti per sempre.
Cosa si prova ad essere il preferito di qualcuno? Quella persona per la quale daresti tutto? La persona ascoltata ed apprezzata ogni oltre limite.
Cosa si prova ad essere la prima scelta? Cosa si prova ad essere il motivo di una scelta? nessuno ha mai vissuto in mia funzione, mentre io lo faccio in funzione di tutti.
Forse dovrei smettere di essere gentile e sempre disponibile, nessuno ricambia. Il mio preconcetto di "tratta bene gli altri che tutto torna" sta miseramente fallendo.
Sono anni che do 1000 per ottenere meno di 1. Mi sono rotto il cazzo. Vorrei, per una volta, per un giorno, per un momento, basta veramente poco, poter dare 1 e ricevere 1000.
Ricevere indietro una porzione dei miei sacrifici a nome degli altri. Sapere che qualcuno agirebbe per me, che non sono da solo.
Vorrei poter star certo che, indipendentemente dalla mia maschera o meno, qualcuno mi sosterrà sempre.
L'unica persona che non perderò mai sono io, nemmeno volendolo. Non passerà mai la mia vocina nella testa che sussurra "kill them all", no dai scherzo, solo torture allo stremo della mente :)
La morte è la fine, la tortura è lenta manipolazione.
Finirà che allontanerò tutti a causa della mia rabbia, della mia stranezza e delle mie convinzioni.
Arriverò al punto di far stare male gli altri talmente tanto di non volersi più preoccupare di me, sempre che qualcuno lo faccia.
Alla fine di cosa mi lamento? Ho un tetto, ho della gente che pare volermi bene, studio una cosa che mi appassiona. Ho una buona famiglia e una vita modesta.
Non ho nulla che mi faccia del male, non ho traumi pregressi per i quali questi pensieri possano crearsi. Eppure, li ho. Cosa non va in me? Ho paura della mia mente e di dove potrebbe portarmi.
Bene, ho sfogato i miei fantasmi per questa sera. Posso andare a dormire e svegliarmi ripensando a quanto sia stato stupido preoccuparmi per queste cazzate.
Buonanotte me.


Quale altra emozione mi pervaderà la prossima volta? Di cosa parlerò? Sarà cambiato qualcosa? Probabilmente no.
Scrivere è terapeutico. Mi aiuta a sviluppare i pensieri senza soffermarmici sopra. Poter scrivere e rileggere aiuta a capire cosa ha senso e cosa non lo ha.
Mi aiuta a capire quali sono le priorità e quali sono solo leggerezze effimere. Mi piace scrivere, mi aiuta veramente tanto. Peccato che nessuno leggerà mai quanto riportato.


Solitudine esistenziale testo di NoMan
2