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La villa di Sir Alistair Finch era un mausoleo di silenzio e velluto. A novant'anni, Alistair aveva ceduto, non a un calo di vitalità, ma a una crudele, rapida malattia. I suoi ultimi giorni erano stati trascorsi nel letto a baldacchino, con una lucidità che rendeva ancora più amara la sua partenza. Aveva lasciato la sua vasta tenuta, "Greyhaven," ai suoi tre figli, frutto di tre matrimoni diversi e personalità disparate:
Lady Beatrice (65 anni): La primogenita, austera e meticolosa. Una donna d'affari che vedeva Greyhaven come una potenziale fonte di guadagno immobiliare.
George (58 anni): L'artista fallito, perennemente a corto di denaro, che sperava che l'eredità potesse finalmente sanare i suoi debiti.
Cecilia (42 anni): La figlia più giovane, l'unica che aveva un vero legame affettivo con Alistair e che vedeva la casa come un santuario di ricordi.
Il giorno dopo il funerale, i tre si riunirono nello studio di Alistair, un luogo saturo dell'odore di cuoio invecchiato e tabacco da pipa. L'avvocato lesse le ultime volontà, chiare e inappellabili. La casa sarebbe stata divisa in tre parti uguali, oppure venduta e il ricavato spartito.
"Ma c'è un'ultima cosa," disse l'avvocato, posando gli occhiali. "Sir Alistair mi ha pregato di specificare la destinazione del suo bene più caro: il Bracciale di Appollo
Il Bracciale di Apollo non era solo un gioiello. Era un pesante cerchio d'oro massiccio, inciso con simboli solari greci, che Alistair aveva sempre indossato al polso sinistro. Era il regalo di nozze della sua prima moglie, la madre di Beatrice, e lo aveva tolto solo negli ultimi mesi, quando la sua pelle era diventata troppo sensibile.
"Doveva essere esposto nel salotto, sotto teca, come tributo alla nostra famiglia," continuò l'avvocato. "Ma... non riusciamo a trovarlo. Alistair era categorico: era qui, a Greyhaven."
Il silenzio nello studio si fece gelido. Tutti e tre sapevano che il bracciale valeva una fortuna, non solo per il peso dell'oro, ma per il suo valore storico.
Le ricerche furono febbrili e infruttuose. La polizia fu chiamata, ma non c'erano segni di scasso. Chiunque avesse preso il bracciale era già in casa.
Beatrice si concentrò sulle infermiere che si erano alternate nelle ultime settimane, accusandole di furto con un cinismo quasi professionale.
George, con fare nevrotico, cominciò a fruire in ogni angolo, sospettando che fosse stato nascosto da Cecilia per tenere tutto per sé, data la sua vicinanza al padre.
Cecilia si strinse nelle spalle. "Papà lo teneva nel cassetto superiore del comodino, avvolto nel suo fazzoletto da taschino preferito. L'ho visto lì due settimane fa."
La tensione esplose. George accusò Beatrice di averlo preso per coprire i suoi recenti fallimenti in borsa. Beatrice replicò che George avrebbe venduto l'oro fuso prima ancora che l'inchiostro sul testamento si asciugasse. Cecilia, in lacrime, accusò entrambi di profanare la memoria del padre.
Giorni dopo, mentre Cecilia ripuliva il bagno di Alistair per tentare di placare il caos, notò qualcosa di strano. Il dentifricio di Alistair, un'antica marca inglese che lei aveva sempre odiato, era finito. Non era insolito di per sé, se non fosse per il fatto che suo padre usava la stessa marca da cinquant'anni.
"Papà non ha mai finito un tubo di dentifricio nella sua vita," mormorò Cecilia. "Li gettava quando il tubo era schiacciato in maniera sgraziata."
Decise di controllare il cestino del bagno, dove lo trovò: il tubo di dentifricio vuoto e arrotolato, gettato via in modo ordinato. Ma Alistair era troppo malato negli ultimi giorni per avere la forza di spremere il dentifricio, figuriamoci di arrotolarlo così perfettamente.
Cecilia corse nella stanza da letto di Alistair e tirò fuori il comodino. Rimosse il rivestimento in feltro del cassetto superiore, dove il bracciale era stato custodito. Non c'era nulla. Si accasciò, ma un ricordo le si accese nella mente: il giorno in cui aveva visto il bracciale l'ultima volta.
Non era stato due settimane fa, ma molto più di recente. Era stato cinque giorni prima che morisse. Era entrata per dargli un bicchiere d'acqua e lui era seduto a letto, guardando il bracciale. Ma non lo stava ammirando; lo stava avvolgendo in qualcosa.
Tornò nello studio. Guardò la scrivania di Alistair, piena di cimeli e documenti. Il suo sguardo cadde su un piccolo soprammobile d'argento che Alistair aveva sempre usato come fermacarte: un minuscolo busto di Apollo.
Con un'intuizione, lo afferrò. Sotto il busto, c'era un dischetto di feltro incollato alla base. Cecilia usò la punta di una penna per staccarlo con cautela. Sotto il feltro, la base era stata scavata con precisione, trasformata in un piccolo scomparto.
All'interno, non c'era l'oro massiccio del bracciale. C'era un biglietto ripiegato e sigillato, indirizzato a "Il Vero Custode".
Cecilia tremò e aprì il biglietto. La calligrafia di suo padre era elegante ma tremolante:
Mia carissima Cecilia,
Se stai leggendo questo, significa che la mia mossa è stata necessaria. Il Bracciale di Apollo non è un tesoro da vendere, ma un simbolo di devozione. I tuoi fratelli lo avrebbero venduto per le loro ambizioni o la loro disperazione. Ho dovuto nasconderlo da loro.
Ricordi il fazzoletto che usavo per avvolgerlo? Era impregnato di un olio che usavo per la mia pelle sensibile, che i cani non sopportano. Cinque giorni fa, ho finto di aver bisogno di un ultimo oggetto da un luogo lontano, e ho chiesto a Mr. Henderson, il mio infermiere, di portarmi il tubo di dentifricio nuovo da usare. Era un codice.
Il Bracciale di Apollo non è più a Greyhaven. È al sicuro, avvolto nel suo fazzoletto unto, nel cassetto delle medicine di Mr. Henderson.
Ti prego, rintraccialo. Ti darà il bracciale a un patto: che tu lo indossi solo una volta all'anno, a Natale, e che tu non lo venda. È destinato a chi tiene ai ricordi più che al valore.
Con amore eterno, Papà.
Epilogo
Cecilia rintracciò Mr. Henderson e il bracciale fu recuperato. L'infermiere, l'unico che aveva avuto la premura di spremere il dentifricio fino alla fine per non sprecare, aveva eseguito l'ultimo desiderio del suo paziente, pensando fosse un capriccio senile.
Beatrice e George non credettero mai alla storia. Sostenevano che Cecilia avesse pagato l'infermiere per inventare tutto. La casa fu venduta, e i tre si divisero la grande somma.
Ma ogni Natale, Cecilia si ritrovava da sola in un piccolo cottage che aveva comprato con la sua quota, e si metteva il pesante Bracciale di Apollo. Sapeva che non era oro, ma l'ultima, sottile, prova d'amore di un uomo elegante e astuto che aveva saputo vedere la verità nel cuore dei suoi figli. E quel segreto valeva infinitamente di più di qualsiasi cifra potesse essere offerta.