La notte colpiva la luce con forza;
Un barlume sfilacciato ne pendeva ancora dal cielo quando il vento vincitore infine
lo strappò via, facendoci piombare nel buio più assoluto.
Zitti nel fitto della foresta, cacciammo febbrilmente come al solito, furtivi e baciati dal nero, fummo inesorabili:
Grondanti di sangue grumoso delle arterie carotidi, ( recise laddove sono larghe come autostrade ) e feriti dai morsi delle più valorose prede, ci riposammo laddove l'acqua rumoreggia confondendo il nostro udito.
Tutto filava, e pronti per un nuovo giorno di sonno, restammo ad aspettare l'alba.
Il forte e ferrigno odore del caro sangue, ci eccitava rendendoci irrequieti e giocosi.
La felicità esiste, pure tra noi,
ed è merce rara, come da voi.
Ma il giorno tardava.
Pareva una notte diversa quella.
La luce che scaturì da lì a poco, non era quella gialla a cui eravamo abituati da millenni;
Tra gli alberi infatti, illuminava funerea una spettrale luce bianca.
Noi padroni assoluti, ci sentimmo impauriti e infreddoliti.
Un gelo gigante ci drizzo' le schiene, e i più fini peli ghiacciarono, investiti da un turbine di figure confuse.
Ci guardammo, mostrando i canini formidabili, ma era inutile.
Le luci bianche presero forma e zampe veloci, e corna di animali morti fuggirono dal profondo della foresta, laddove neanche le anime dei morti potevano vagare più in pace.
I nostri morti erano tornati, e fuggiti di nuovo, ci spingevano a seguirli.
Un alce bianco , stette ad attenderci.
Le luci degli uomini ci videro, e l'alce furioso balzo' sulle zampe, scalpitando.
Uno di noi, cadde colpito da una pietra incandescente che lasciò sangue e peli bruciati nell'aria.
Fu il segnale, fu l'inizio della fuga, che divampo' in noi diventando odio.
Odio che si sostituiva al primitivo fuoco che ci aveva unito migliaia di anni prima in un' amicizia alla pari;
amicizia fatta di rispetto reciproco, finita per sempre, nel fondo delle nostre foreste.
Uomini e lupi testo di Ale78