Contenuti per adulti
Questo testo contiene in toto o in parte contenuti per adulti ed è pertanto è riservato a lettori che accettano di leggerli.
Lo staff declina ogni responsabilità nei confronti di coloro che si potrebbero sentire offesi o la cui sensibilità potrebbe essere urtata.
Nel bel mezzo della notte, messaggio inviato in risposta a una foto.
Anche a me piace, mi (ri) manda a una casa in mezzo a una montagna.
Quando ci cammini lungo il corridoio, o per la sala, senti il legno cigolare dalla vecchiaia.
Passando proprio per il corridoio che sembra essere sempre così tiepido, come un percorso di sauna, piacevole però, ci passi salutando le mura, che così tanto vedono, così tanto hanno visto. Forse a volte più di quanto abbiano fatto gli sguardi umani.
Di fatto non ci è dato sapere. Un patto radicato nel silenzio vige negli occhi del legno. Da piccola, quando era l'ora di seguire gli ordini del caporale maggiore e mettersi a letto, mi addormentavo guardando il soffitto che avevo sopra di me. Osservavo le travi di legno. Le osservavo bene, con calma, andavo su e giù con lo sguardo, per multiple volte, una ad una. Volevo studiarle tutte, saperle a memoria. Così che anche con gli occhi chiusi avrei continuato a immaginarle, non volevo dormire. Non volevo finissero mai quelle giornate. Era un piccolo paradiso per me.
Non l'ho mai urlato a squarcia gola, sarà stato perché lo volevo tenere segreto, volevo proteggere questo spazio, un mio segreto.
Guardavo queste travi, e osservavo le loro linee, le curve sinuose che contornavano una storia di ballo, di amore, di intensità e di dolore. Si formavano davanti a me degli occhi. Occhi piangenti, occhi addolorati, occhi allegri, riposati. Ce n'erano di tutti i colori. E ognuno di loro aveva una storia da raccontare, se si ascoltava attentamente.
Ogni sera guardavo tutte le travi, una ad una. Potermi immaginare ad occhi chiusi gli sguardi, le storie e i dolori di queste vite, di tutto questo legno, rendeva le mie notti il momento più esaltante della giornata.
Mi facevano compagnia. Era un mio momento.
Oltre, qualche passo più in là, c'era la stanza matrimoniale, così la chiamavano. Si sapeva già di chi fosse, non bisognava specificare (nonostante sia da chiarire che di stanze con letto matrimoniale ce n'erano ben due!)
Ebbene in questa stanza matrimoniale, la vista era semplicemente spettacolare, semplice ma così romantica, così intima. Uno scorcio di foresta nascosta, segreta. Era uno spazio tra loro e lei, la natura. Uno spazio che si avvicinava al sacro, alla luce chiara.
E così ogni qualvolta che si entrava in quella stanza, anche solo per osservarla in silenzio, si respirava quel non so che di preghiera, di lontane e silenziose riflessioni del respiro, del semplice atto di vita, di vivere. Era un'entrata gratuita a un mondo più personale.
In questa stanza c'era un mobile vicino al letto, che poi più avanti nel tempo si è spostato sul muro, con sopra appeso uno specchio.
Sopra questo mobile, ci sono sempre state da quando ho memoria specifiche foto, piccole foto con piccole cornici color rosso, nero, marrone e forse qualche altro colore che non ricordo.
Hanno quel filo conduttore trasparente che mi riporta in quella stanza matrimoniale, in quella dedica al respiro, in quel attimo di gratitudine sincera e forse un po' timida ancora, ma rassicurante. Paziente
Pazienta
Tutto un mio segreto, un respiro, un mio momento.