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Come fanno le persone
a dimenticare così in fretta
qualcosa di bello
che è accaduto da poco?
Come fanno a togliersi il cuore
dal petto
come se fosse
un inutile oggetto
che si leva dalla scrivania
dal momento in cui
si ritiene
di poterne fare a meno?
Io non capisco,
mi fermo, ci penso,
rifletto,
ma non trovo un senso,
una spiegazione,
mi metto nei loro panni
per analizzare la situazione,
ma vedo tutto nero,
tutto oscuro,
e mi dispiaccio per il vuoto buio
che noto, che mi circonda
sembra di essere in un bosco sperduto,
in una notte invernale
che non vuol finire.
Vorrei essere qualcun altro
a volte,
e non avere tutta ‘sta bontà,
vorrei tornare indietro,
a quando ero piccolo,
e dire una sola cosa a mia madre:“Non sprecare le tue energie
ad educarmi alla gentilezza,
alla dolcezza ed alla compassione,
là fuori,
nel mondo,
è un’ignobile guerra tra simili,
vince chi peggio si comporta,
chi meglio si veste d’appariscenza,
i principi sani ed i valori sacri
che mi stai dando
con pazienza e sacrificio,
non servono a nulla”.
Però poi mi osservo allo specchio
e dico che no,
non è giusto,
chi come me
è oro colato per una comunità
spesso ipocrita ed ignorante,
non merita di sentirsi inadeguato,
di troppo,
chi come me,
rappresenta la speranza
di cui ha bisogno
la società per ripartire,
per ritornare a splendere,
è essenziale non inopportuno.
E quindi no Mamma,
te lo dico adesso e vale in eterno:
“Hai fatto benissimo,
hai costruito un Riccardo meraviglioso,
ed a chi non ha memoria
e scorda con facilità
ciò che è stata la loro vita
fino a qualche respiro fa,
grazie a te
posso solo augurare di crescere
e guardarsi nel nudo profondo
della propria anima,
forse, per la prima volta,
potrebbero scoprirsi umani”.