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1982
Da allora, Fabio non non l'ho più rivisto, a volte penso sia morto. Frequentò il primo anno di Liceo e poi lasciò perdere. Un giorno mi invitò a casa sua, avevano comprato casa da poco, dove finisce il vialone. Ci andai con un altro compagno di scuola, così ci mostrò la sua stanza. Poi le foto. Il fratello maggiore aveva comprato una nuova macchina e per testarla decise di fare un giro per l'Europa col fratellino. Due fratelli in macchina dal centro Sicilia fino alle grandi capitali europee: Lisbona, Amsterdam, Londra, Budapest. Avrei voluto che mio fratello maggiore avesse fatto uguale: portarmi in giro per l'Europa con la sua nuova e fiammante e azzurra metallizzata Ford Taunus, ma no assolutamente.
Poi Fabio se ne uscì con il suo amore per Lucio Battisti, aveva tutto, i primi album fino all'ultimo: "E già". Era uscito da poco e rompeva col passato, niente Mogol, niente emozioni. Un disco freddo, elettronico, con testi asciutti, grigi. Da quel giorno "E già" divenne il mio disco preferito di Battisti, non so perché. Ancora oggi, quando lo ascolto mi fa impazzire, più di "Emozioni", più di "Anima latina", più di "Il mio canto libero". Sembra un pugno allo stomaco. Ascoltare le dodici canzoni di quell'LP mi riporta a un cambiamento. Quel giorno cambiai ma non me ne accorsi che dopo molto tempo. Vidi le cose e la gente, il mondo e la follia, da una prospettiva diversa. Compresi la freddezza dei sentimenti che avvolgeva la mia famiglia, l'ipocrisia, il significato della parola "fantasma".
Ogni tanto penso a Fabio, a quell'album di fotografie dove in una ci stanno due fratelli che fanno il bagno nell'Atlantico, nella bella Lisbona. Avevo quindici anni e il tempo sembra essere ancora lì dove qualcosa si è inceppato ed uno "Straniero" continua a osservare "Il fumo di quel treno che era il suo passato: ora all'orizzonte è già svanito."