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Il sig. Carlo era italiano, nato e cresciuto in una città del sud Italia, paese conosciuto in tutto il mondo per la sua famosa cucina mediterranea, sole, mare, moda, mafia, pizza e mandolino.
Il sig. Carlo era una brava persona, pacifica e dai modi molto comuni a quelli della maggior parte dei suoi connazionali.
Lavorava come responsabile acquisti in una fabbrica di produzione di oggetti in materiale plastico.
La sua giornata tipo consisteva in un risveglio mattiniero delle ore 6,30 circa, una veloce colazione con caffè e qualche biscotto integrale, una rasatura perfetta seguita da una attenta igiene personale, una impeccabile vestizione e infine una uscita di casa non sempre puntuale che spesso era la causa dei suoi ritardi sul posto di lavoro.
Il Sig. Carlo era patentato, guidava da oltre 30 anni e, come la maggior parte degli italiani, non sempre rispettava le regole e le normative della strada.
Nei centri urbani con limiti di velocità di 30 o 50 Km/h lui, in assenza di traffico, guidava tranquillamente alla velocità di 50-70 Km/h. Spesso, o quasi sempre, si prendeva la precedenza sui pedoni che attendevano invano di poter attraversare sulle strisce pedonali. La cosa strana in Italia, al sud soprattutto, è che molti pedoni pur sapendo di avere la precedenza sulle strisce, quando vedono l’arrivo di un’auto, attendono pazienti il passaggio prima di attraversare. Temono per la loro incolumità e la rassegnazione li ha indotti ormai a sopportare tale situazione, a non lamentarsi più e tantomeno a imprecare contro questi prepotenti automobilisti.
Una mattina, durante il percorso in auto verso l’azienda, Carlo attraversò un paesino nella provincia del suo comune di residenza. Stava viaggiando alla velocità di 50Km/h su una strada con limite di 30Km/h. In prossimità di un tratto con strisce pedonali, che come di consueto non aveva considerato, vide una giovane donna ferma sul marciapiede in procinto di attraversare. Era bellissima, indossava un abitino elegante che svolazzava al vento leggero di quella mattina mostrando di tanto in tanto delle slanciate gambe con tacco deciso avvolte da discrete calze velate.
L’attrazione per quel sex appeal gli permise di rallentare per consentirgli di guardarla meglio e di sorriderle nel momento in cui l’avesse incrociata.
Lei, vedendolo rallentare, intuì che si sarebbe fermato per consentirle di attraversare. Non era abituata a quei gesti di rispetto e osservanza delle regole stradali per cui si mosse con prudenza procedendo nella direzione opposta al marciapiede.
Carlo non si aspettava quella iniziativa azzardata, pensava di passarle accanto e invece si ritrovò a fermarsi dopo una morbida frenata dovuta fortunatamente alla ridotta velocità del momento.
Lei gli passò di fronte e, con un cenno del capo, lo ringraziò per essersi fermato. Sì perché in Italia un gran numero di pedoni, quando riescono ad attraversare la strada sulle strisce, ringraziano affettuosamente l’automobilista che si è fermato dimenticandosi che è un loro diritto.
Lei lo guardò con espressione lusinghiera, lui con espressione compiaciuta per la sua bellezza ma nello stesso tempo confuso per quel ringraziamento ricevuto, educato, umile ma del tutto gratuito perché Carlo conosceva molto bene le regole stradali sebbene il più delle volte non le rispettava.
Questo suo comportamento sociale era dovuto a due principali fattori: il primo riguardava una questione di mentalità locale ormai radicata e influenzata dal comportamento comune; il secondo da una forma di egoismo che metteva in primo piano gli interessi personali a discapito del potenziale danno che poteva causare a sé stesso ma soprattutto agli altri.
Carlo aveva viaggiato spesso in Europa, sia per lavoro che per vacanza ma non aveva mai avuto la necessità di noleggiare un’auto visto che i mezzi di trasporto urbani e extraurbani in Europa funzionano alla perfezione e permettono di spostarsi da una parte all’altra delle città senza alcun tipo di problema.
La settimana dopo l’episodio della giovane donna, Carlo dovette recarsi in Svizzera per lavoro. Questa volta decise di noleggiare un auto, dato che nei tre giorni di soggiorno previsti doveva spostarsi più volte da uno stabilimento all’altro distanti tra loro diversi chilometri.
Quelli furono i giorni più traumatici della sua vita da conducente d’auto. Prese tre flash per eccesso di velocità, decine di imprecazione da pedoni che rischiarono di essere investiti e dovette spendere circa 60 euro di parcheggio dopo essersi reso conto che in città non esistevano zone per parcheggiare gratuitamente.
Tornò in Italia affranto e innervosito ma nei giorni successivi, quando con la mente più serena ripensò ai modi e alle regole di comportamento stradale che aveva vissuto direttamente sulla sua pelle e li confrontò con quelle a cui era abituato, si rese conto che dopotutto quel tipo di mentalità non solo consentiva di avere una gestione più ordinata del traffico ma permetteva di ridurre quanto meno il rischio di incidenti d’auto e soprattutto proteggeva i pedoni che, in quanto categoria inferiore per condizioni a quella degli automobilisti, potevano godere del rispetto a loro dovuto.
Così, dopo quella esperienza, Carlo decise improvvisamente di seguire quel tipo di comportamento. Voleva sentire cosa prova normalmente un buon cittadino che rispetta le regole della strada.
Nello stesso momento in cui fu pervaso da quel desiderio, uscì di casa e si diresse nel garage dove era parcheggiata la sua auto. Mise in moto e si avviò per fare qualche giretto nelle strade della sua città.
Arrivò al primo incrocio con semaforo alla velocità di 25Km/h, ben sotto il limite prescritto di 30Km/h. Il semaforo cambiò luce dal verde al giallo e lui si fermò prima che diventasse rosso.
Proseguì sempre con una velocità inferiore al limite massimo consentito e dopo aver preso una curva per svoltare a destra, si trovò di fronte a una passaggio pedonale dove un’anziana signora stava attendendo di attraversare con il suo carrello della spesa. Carlo si fermò e le lanciò uno sguardo sorridente. La donna fece un timido gesto con la mano per invitarlo a passare. Quel gesto smosse la sensibilità di Carlo
assopita da tempo nel suo cuore, provò una fitta di compassione per quella dolcissima signora che gli concedeva gentilmente il passaggio senza alcun diritto. Carlo rimase lì, immobile, con il motore acceso mentre le altre auto dietro di lui suonavano all’impazzata per incitarlo a muoversi ma lui non si schiodò di un centimetro.
Con un movimento pacato della mano, accompagnato da un cordiale e genuino sorriso, invitò l’anziana signora a godere del suo diritto di precedenza. La donna ringraziò amorevolmente avvolta dai frenetici clacson delle altre auto mentre Carlo, scuotendo il capo, le sussurrava lentamente con il labiale ..” è un tuo diritto ”.
Passarono alcuni anni da quel giorno e Carlo continuava a guidare rispettando meticolosamente il codice della strada. Era più rilassato alla guida, nessuno stress per situazioni di traffico e necessità di correre che potesse indurlo a trasgredire le regole stradali o a tradire comportamenti corretti.
Il Sig. Carlo era una brava persona, pacifica come lo era stato sempre ma negli ultimi anni, a differenza della maggior parte dei suoi connazionali, aveva imparato a rispettare le regole cominciando da quelle stradali e soprattutto aveva scoperto che comportarsi con senso civico lo rendeva un uomo più felice e sereno.