Quando il mio cuore smise di battere.

scritto da Old Typewriter
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Testo: Quando il mio cuore smise di battere.
di Old Typewriter

1.

Quando il mio cuore smise di battere, non fu il buio ad arrivare. Fu l’archivio.
Le mie vite precedenti tornarono come pagine sparse sul pavimento: un bambino con i piedi nel fango di un villaggio medievale, una donna che rideva in una cucina degli anni ’60, un soldato con la bocca piena di polvere. Io c’ero in ognuno di loro, eppure nessuno era davvero me.
Ogni mia morte è un inventario, e ogni inventario una domanda: sono migliorato come essere umano, sono cresciuto, oppure ho solo camminato in cerchio?
Non esiste giudice, né bilancia. Sono solo io, davanti ai miei frammenti, a cercare un filo che tenga insieme i pezzi.
Questa volta, però, sentivo qualcosa di diverso. Come se il confronto non fosse più tra ciò che ero stato e ciò che sarò, ma tra ciò che riesco a vedere adesso, prima di ricominciare.



2.

Ogni vita che ho vissuto ha lasciato un odore. C’è quello acre del ferro, quando ero soldato e uccidere era la mia unica lingua. C’è quello dolce del pane, quando per vent’anni ho lavorato in un forno che si apriva all’alba e non ho mai viaggiato oltre il confine del mio paese. C’è l’odore di inchiostro, quando ho fatto lo scrivano e ho riempito quaderni che nessuno ha letto.
Io sono tutti loro. Io sono nessuno di loro.
Il confronto inizia sempre così: con il catalogo. Poi vengono le domande. Sono stato più coraggioso questa volta? Ho amato di più?
Ho capito qualcosa che prima mi era nascosto?
Eppure ogni volta mi sorprendo nello stesso modo: il progresso non si misura con le vittorie, ma con gli istanti che restano nella mia memoria. Sono momenti piccoli, eppure resistono più di intere vite.


3.

C’è un dettaglio che non avevo mai notato. Ogni vita porta con sé un gesto che ritorna, come una nota ripetuta in musiche diverse.
In una esistenza era la mano che tremava quando chiudevo una porta. In un’altra era la voce che si abbassava ogni volta che dovevo dire addio. In un’altra ancora era lo sguardo rivolto verso l’alto, di notte, come se aspettassi una risposta dalle stelle.
Forse il progresso non è diventare migliore, ma accorgersi di quel gesto che insiste, che mi insegue da secoli. Forse è proprio lì, nel dettaglio, il segreto. Come se l’universo mi parlasse in un sussurro che non so decifrare.
E allora mi domando: quando rinascerò, avrò la forza di riconoscere quel gesto nell’istante stesso in cui lo compirò?
O continuerò a dimenticare, a rincorrerlo solo alla fine, nel momento in cui la morte mi restituisce la memoria?


4.

Questa volta non ero solo. Davanti al mosaico delle mie vite, seduta su una sedia c’era una donna vestita di bianco. Non giovane, non vecchia. Il suo volto cambiava come la luce sull’acqua: a volte era familiare, a volte estraneo.
«Ti sei accorto del gesto?» disse, senza muovere le labbra.
Annuii. «È sempre lo stesso, in tutte le vite.» dissi.
«Non è lo stesso. È un filo. Ti guida da sempre, e tu lo chiami ripetizione. Ma ogni volta che lo riconosci, anche solo un istante prima di morire, il filo si tende. E ti porta un passo più vicino a ciò che sei.»
La guardai. «E cosa sono?»
La donna non rispose. Prese una delle pagine sparse delle mie vite, la sollevò, la soffiò via come polvere. Rimase il vuoto.

Quando il mio cuore smise di battere. testo di Old Typewriter
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