Delle tue mani dolcissime ricordo l'accarezzare,
L'idea di me trasfigurata in fulgida foglia cadente,
In un sogno novembrino ove la speranza possa agonizzare,
Nel primo gelo della tua mancanza discendere suadente.
Delle tue mani sobrie osservo da lontano il saluto,
Quel lampo divino che ha illuminato la notte a giorno,
D'un abbraccio che dell'estate boreale era imbevuto,
Il rimpianto di quanto poteva amare un cuore disadorno.
Delle tue mani indifferenti assaporo il loro dimenticarmi,
Insieme al desiderio di condivisione in un cielo di smeraldo,
L'anima a pezzi e dai miei occhi un lento dissanguarmi,
Rinascendo poi dal buio, per l'amorose fiamme, vivido araldo.