crepita arde divampa il sole,
in cristallino argenteo cielo,
parco, un ciuffolo rado di nubi
alto biancheggia, ruminando mite
un pigro azzurro in aura cheta.
smeraldina la verzura in basso,
su limpide lame d'acqua riluce,
e odoroso l'alitar si leva,
tra il singulto di frondosi rami,
che carezzano l'orizzonte tutto.
sott'essi quiete, in profondo sonno,
riposan scure l'ombre della sera,
soavemente ninnate, dal tremulo
liturgico cantare, tra ciotoli
e sussulti, d'un sitibondo rivo.
già l'ala cinerea del rondone,
pitta l'aere d'un chiar d’ardesia,
lungi, a tergo d’ossuti declivi,
d'effegi cisellate sì dall'evo,
frangendo svafilla l'igneo cerchio.
son l'ore de stelle appena mosse,
dal luminar d'intenso plenilunio,
che d'ombre ne fan dorato aspetto,
a muover agili in umano spirto,
arditi sogni e rimembranz' antiche.
placida l'ora il cuor mio non sgomenta,
nel fausto offuscato vespertino,
lene, s'adagia l'alma nella cuna,
e viver vorrebbe in quella pace,
ma l'uman procella spina l'accora.
La tela del giorno. testo di Oldman61