1. L'inizio e la fine. Avocado e Mattoni.

scritto da Kanny
Scritto 7 anni fa • Pubblicato 7 anni fa • Revisionato 7 anni fa
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Autore del testo Kanny

Testo: 1. L'inizio e la fine. Avocado e Mattoni.
di Kanny

Benvenuti, a te lettore di non specificato sesso, chiamato semplicemente persona. Parlerò a te chiamandoti come “M.”, non chiedermi il perché io abbia scelto quella lettera, per me non esprime nulla se non il suo significato letterale se non quello che è. Una lunga fila di miei pensieri, diciamo filosofici, ma neanche tanto, saranno semplici pensieri miei, cercherò di renderli chiari e comprensibili, ma prima di tutto, cercherò di renderli veri. Sinceri. Dargli una forma, un po’ come costruire con fango e paglia una palafitta. E niente… divertiti, se mai continuerai nella lettura che neanche sarà lunga.

1. L’inizio e la fine. Avocado e mattoni.
Vi è mai capitato di vedere un grattacielo a testa in giù? Non cambia la sua funzione, non cambia ciò che vediamo, come lo vediamo normalmente. La sua punta continua a cercare di raggiungere il cielo, eppure guardarlo da un’altra angolazione ci dona qualche sentimento diverso rispetto a quando lo osserviamo normalmente. Ora. Prendete tale esempio e applicatelo a ciò che provate nel quotidiano, ogni emozioni, non fossilizzatevi soltanto sulle emozioni belle, così come non fossilizzatevi soltanto su quelle brutte. Ciò che proviamo, ciò che sentiamo, sono sia mattoni che dei buoni avocado. In realtà anche i mattoni sono buoni, altrimenti le nostre case sarebbero resistenti come le palafitte. Ecco, quindi, che si viene a creare e a pensare che abbiamo tutto alla nostra portata. Eppure non la pensiamo affatto così, neanche vogliamo avvicinarci a pensarla così, perché ci lasciamo coinvolgere da chi pensa di sapere tutto, da chi pensa di poterci cambiare e quindi manipolare ogni altro nostro pensiero. Non scambiate, però, queste mie parole come un’offesa a chi cerca di aiutarci, poiché alla fin fine tra noi ci aiutiamo sempre quindi questo discorso vale anche per me, ma c’è chi aiuta, senza far valere la propria idea come unica e chi invece pensa che la propria idea SIA l’unica da prendere in considerazione. Vivere obbligando il prossimo, non è tanto diverso dal vivere decidendo della vita altrui, come farebbe un uomo armato con degli innocenti. A volte dimentichiamo chi siamo e cosa facciamo, dimentichiamo chi siamo e dimentichiamo di essere liberi, di essere nati liberi e che ogni giorno che passiamo, la viviamo come incatenati a persone che non vogliamo e ad oggetti che non ci soddisfano. M. a volte vorrei passare giornate intere con chi è davvero libero, a volte vorrei semplicemente chiedere al mio amico di stare da soli, di distaccarsi da chi gli fa tanto male, di non pensare ad un quieto vivere comune e di pensare al suo quieto vivere, eppure non accade mai e a volte queste sue azioni mi deludono. Perché, dunque, eliminiamo la nostra libertà, per qualcuno che non la merita, quando poi c’è una persona che ti fa stare così bene, ti fa sentire realmente libero eppure non dedichi a quella persona, il medesimo sguardo e le medesime attenzioni? Ecco dunque che entrano in gioco tanti sentimenti, come ondate distruttive, come qualcosa che porta a ferire noi stessi, smuoverci in quello che è nient’altro che dolore e disperazione. Nascono così quei mattoni, calpestando gran parte degli avocado e rinchiudendo i rimanenti in spesse fortificazioni, impauriti che possano essere distrutti da altri. Siamo umani M., non siamo nulla di più e nulla di meno, non siamo potenti, non siamo forzuti, cadiamo e lo facciamo spesso e tante volte, non pensare di non poter cadere mai, perché è impossibile e non è qualcosa di cui bisogna vergognarsi. Cadere è una costante della vita, il rialzarsi non sempre lo è. Cadiamo e una volta a terra, scivoliamo mentre ci rialziamo e continuiamo a cadere su un suolo bagnato, dalle nostre lacrime e da chi non crede completamente in noi. Questi miei pensieri M., non pensare che siano semplicemente dettati da una corrente pessimista, in me non vi è soltanto tristezza, in me vi è tutto, come in te e in ogni essere umano. Chi non prova emozioni, i cosiddetti apatici, hanno da sempre sofferto e un loro mio grido di incoraggiamento va a loro, a chiunque ogni giorno combatte per poter essere sé stesso e poter essere invincibile, semplici parole, provenienti da un foglio di carta bianca che non potranno risollevare il mondo, ma sempre presenti per chi vorrà, di rialzare chiunque e combattere per essere più liberi. Ormai sono alla fine M., ti ringrazio di essere giunto fino a questo rigo, di avermi prestato i tuoi occhi, le tue attenzioni, di averti strappato per alcuni minuti alla tua vita, per avermeli dedicati quei minuti e come sabbia al vento è tempo di andare e sparire, alla prossima……..
1. L'inizio e la fine. Avocado e Mattoni. testo di Kanny
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