Il paradosso

scritto da cronicamente_fragile
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Testo: Il paradosso
di cronicamente_fragile

Il paradosso è questo: ho saputo aiutare lui ma non riesco a salvare me.
Sono stata luce nonostante dentro facesse buio.
C’è una tristezza che non fa rumore, che si insinua lenta. Un vuoto che non urla ma scava. Nei giorni di festa diventa più feroce: le luci sembrano non illuminare, le risate sono solo apparenza e l'assenza diventa più ingombrante. 
Tutti sembrano sereni ed io sento il peso di chi non c’è. 
Tutti brindano, io trattengo un nodo in gola e sorrido fingendo che tutto vada bene.

La frustrazione nasce lì, nel punto esatto in cui capisco di aver avuto la forza per "salvare" un'altra persona e non il coraggio di salvare e scegliere me. 
Un senso di impotenza che cresce, che si fa più forte proprio ora, quando dovrei sentirmi piena e invece mi sento incompleta. Come se avessi dato tutto e mi fossi dimenticata di conservare qualcosa per me.

Il paradosso fa male perché dice una verità: se sono stata capace di prendermi cura di lui, allora, da qualche parte, anche se stanca e ferita, quella capacità esiste ancora.
Forse è solo nascosta sotto la polvere di questo vuoto, soffocata dal silenzio e dalla stanchezza.
Forse aspetta soltanto che io smetta di colpevolizzarmi e inizi, finalmente, a riconoscere il mio valore e ad apprezzarmi.

Il paradosso è bizzarro perché con lui mi veniva così naturale. Era un gesto istintivo, quasi inevitabile: esserci, sostenere, ascoltare, comprendere, restare. Non dovevo cercare la forza, semplicemente c'era.
Con me, invece, è diverso. Per me quella stessa forza non si presenta più. Sembra essersi consumata tutta lì, in quel dare continuo senza ricevere.
La cerco, ma non so dove andare a prenderla. Non risponde, non torna, non si lascia chiamare.
C’è una stanchezza profonda in questo non riuscire a salvarsi. Una fatica che non è solo del cuore, ma dell’anima. Mi sento svuotata, come se avessi acceso una luce per lui e avessi dimenticato di tenere una scintilla per me. 
E più cerco quella forza, più mi accorgo che non è dove la sto cercando: non è nello sforzo, non è nella volontà, non è nel “devo farcela”.

Forse la verità più dolorosa è questa: con lui mi sentivo necessaria, con me mi sento inutile, persa. 
E quando non ti senti più necessaria nemmeno per te stessa, tutto diventa più difficile. 
Resta solo questo senso di smarrimento, una domanda che dentro pesa come un macigno: come si sopravvive quando la forza che ti teneva in piedi non c’è più?

Eppure, anche ora che sembra esaurita, sono ancora qui.
Ferma, fragile, confusa, ma presente.
Forse la forza che sento mancare non va cercata lontano, né forzata a tornare. Forse ha solo bisogno di riposo, di silenzio, di tempo.

Perché ciò che ha saputo donare così tanto non può essere davvero finito.
Non si è spento: è solo stanco.
E anche la stanchezza, prima o poi, trova un modo per trasformarsi in respiro.
O almeno, lo spero.

Il paradosso testo di cronicamente_fragile
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