29 Agosto 1991. In Unione Sovietica viene sciolto il Pcus, ponendo fine ad un regime iniziato il 7 novembre 1917.
Un periodo lunghissimo ma, se rapportato ai periodi storici, breve. Persone viventi prima della presa del potere del comunismo hanno fatto in tempo a vederne la caduta.
Si è trattato di un accidente del destino, oppure la malattia che ne causerà la morte era già presente nel 1917?
Il 7 novembre di quell'anno, con un abile colpo di mano, le guardie rosse occuparono il Palazzo d'Inverno, rovesciando il Governo del socialdemocratico Kerenskij e dando vita a quella che passerà alla storia come la Rivoluzione d'Ottobre (in Russia era il 25 ottobre). Tralasciando l'analisi dei fatti storici che determinarono la pace con la Germania e la guerra civile, passiamo ad esaminare la situazione in cui si trovò la Russia dopo la rivoluzione.
Nel volgere di poco tempo, tutte le fabbriche ed i latifondi vennero espropriati. Il popolo russo finalmente era libero dalla millenaria servitù. Ma, vinta la guerra civile, i dirigenti comunisti si trovarono di fronte ad un fatto inaspettato. Erano state espropriate: terre, fabbriche, palazzi, denaro, gioielli, ma il pane continuava a mancare perché la produzione agricola era insufficiente, così come mancavano beni di consumo perché la produzione industriale era scarsa.
Eliminato il latifondista e l'industriale, la terra non si era messa a produrre di più e così anche le fabbriche. Nello stesso tempo però gli operai facevano conto che, finito lo sfruttamento, avrebbero potuto lavorare di meno ed avere più beni di consumo, mentre i contadini a loro volta lavoravano di meno, e trattenevano per il consumo familiare una parte molto maggiore del raccolto, Perciò, mentre tutti si aspettavano di più, avevano di meno. Incapaci di comprendere cosa stava succedendo, i capi del comunismo cominciarono a pensare ad occulti sabotatori; si iniziò col fucilare aristocratici, industriali, ma la penuria persisteva. Cominciò la deportazione in Siberia delle classi sospette: piccoli borghesi, ex servitori dei ricchi cui non si sapeva dare una sistemazione. Ma la penuria continuava. Dovendo scegliere fra contadini ed operai, i dirigenti scelsero gli operai; squadre di guardie rosse ed operai furono sguinzagliate per la campagna, sequestrando tutte le scorte alimentari nelle case dei contadini che, privati del cibo, morirono a milioni. I superstiti si adattarono ad andare tutti a lavorare nelle fattorie collettive. Ma la penuria continuava. Allora Stalin inventò le Purghe (Purga, nome di un gelido vento del nord). Se, nonostante non ci fossero più sfruttatori, la miseria persisteva, era chiaro che all’interno del partito c'erano dei traditori. Iniziarono i grandi processi, caddero le teste di migliaia di dirigenti comunisti, e di centinaia di migliaia di semplici iscritti, mentre i treni che portavano i deportati in Siberia erano sempre pieni.
Nella realtà nessuno sabotava, semplicemente era la produzione ad essere insufficiente, anche perché, capi cellula o attivisti, si erano visti messi alla dirigenza di grosse fabbriche o collettivi agricoli, senza avere la minima competenza. Un raccolto andato male causava la fucilazione del direttore del Kolkoz; la produzione insufficiente di una fabbrica portava il suo direttore davanti al plotone di esecuzione, senza che la situazione migliorasse. L'invasione hitleriana con i conseguenti aiuti americani, diede un po' di respiro ma, finita la guerra, nonostante le decine di milioni di persone in meno a causa della guerra e delle stragi staliniane, la produzione rimase insufficiente. Morto Stalin, il suo successore, Kruscev, provò a dare a Stalin la colpa di tutto ciò che andava male. Deposto lui dopo dieci anni, i suoi successori diedero a lui tutte le colpe. Ma la situazione non migliorò mai, fino al 29 Agosto 1991.
29/VIIII/1991 Perché cadde il comunismo? testo di Nulla