Osservo, nel giorno divino, scorrere dietro di me le immense montagne oscurate.
Mentre tutti, rinchiusi nelle proprie case, celebrano questo giorno di festa, io viaggio, solo, immerso nei miei pensieri.
Cala la notte, lentamente, e le luci festose si accendono, ma la città si allontana sempre più.
Sui campi ghiacciati, una bassa nebbia copre il terreno, nascondendo la piccola selva di là di quello.
Gli alberi sono spogli, rinsecchiti, ma uno affianco all’altro si danno forza, come commilitoni,
e si assistono nel momento del difficile inverno. Passo dentro buie e fredde gallerie, le quali offrono un insolito piacere confortatore.
E poi sopra il torrente, impetuoso e vigoroso nel suo scivolare a valle, per ricongiungersi al padre di tutti i fiumi.
Quindi tu bel lago, specchio pacato, e compagno di riflessioni intime, tu, che con le tre belle fai invidia al mondo,
nobile e tranquilla anima d’acqua. Miro poi, di fianco a te, le calde palme, e sarebbero insolite,
se tu non fossi meta e soggiorno di mille uomini e più, non delle tue terre, ma di patria lontana.
Passano veloci le ultime ore del giorno ed ora il buio avvolge tutto quanto l’osservabile.
Sullo sfondo, all’orizzonte, si alza una gigantesca luna rossa, la quale m’osserva, e , come una dea, chiede d’essere adorata.
Ed è con difficoltà che il mio sguardo si abitua alla città, la quale vedo in lontananza.
Alti condomini illuminati, immensi pezzi di cemento appaiono sotto gialle luminarie, disturbando la mia vista abituata a ben altre visioni.
L’oscurità è scomparsa, tutto è chiaro agli occhi.
Già è tutto chiaro, sono arrivato dove tutto è visibile chiaramente. Prima, ahimè, non vedevo lá, dove l’ombra nascondeva le naturali beltà, ora vedo qua, dove la luce mostra le umane volgarità.
Viaggio a Natale testo di Zghef