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Signora della taranta,
femmina dal volto scuro,
la melodia che t'ammanta
dall'alba al giorno maturo
possa affrancare in eterno
le carni tue possedute,
sappia scacciare l'inferno
dalle pupille sperdute.
Ti muovi al ritmo incalzante
di quella bestia impazzita,
la sfidi alla massacrante
danza della dipartita,
poi, nel tuo fare convulso,
perso governo e controllo,
urli e dai sfogo all'impulso
fino al completo tracollo.
Giaci sul lenzuolo bianco,
ansimi priva di forza,
molli l'encefalo stanco,
conservi solo la scorza,
lasci che il vento disperda
ogni inquietudine arcana,
fai sì che il tarlo si perda
dove il brusio si dipana
e osservi il cielo infinito,
l'aria che al buio decanta
come un pensiero sopito
dal morso della taranta.