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In un mondo di silenzi,
mi elevo su due steli di lacca e
di desiderio,
un’architettura di curve
che sfida la gravità,
dove il passo si fa ritmo, battito,
impero.
Dodici centimetri di vertigine
pura,
che tendono il muscolo e
accendono la scia,
non sono scarpe, ma una
strana "armatura"...
che scopre la pelle e ruba
l’ipocrisia.
Il suono sul marmo è un codice,
"binario".
Un "CLIC" che richiama,
un "CLAC" che promette,
mentre l'arco del piede scrive
il suo diario
tra i vapori del buio e le luci dirette.
Vedi la linea che sale,
che non ha fine,
dove il tacco finisce e inizia
il mistero.
Sono l'angelo nella sua vetrina,
un sogno di seta, un istinto
sincero.
Da molti ammirata. Scrutata.
O semplicemente vista.
Non cercarmi nel piano, nel passo banale,
io vivo sospesa su punte di fuoco e di vetro.
I tacchi sono l’arma,
il rito sensuale, di donna sensuale
nel suo camminare,
che ti spinge in avanti e non lascia più
tornare indietro.